sabato 3 Dicembre, 2022
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La produzione pagò parzialmente il conto del salera solo 5 anni dopo

La produzione del film "Spaghetti a mezzanotte" pagò il conto dell'hotel Salera solo cinque anni dopo, e solo in parte.

E ci furono anche due processi

 

Gli “spaghetti a mezzanotte” rimasero sullo stomaco a chi, per circa 20 giorni, diede vitto, alloggio e ospitalità alle oltre 40 persone della troupe cinematografica (fra attori e tecnici) e al momento del conto si sentì rispondere: «Grazie di tutto… pagherà la Regione». Non andò così e ci furono inevitabili strascichi giudiziari con due procedimenti: uno civile iniziato e terminato nel 1981, e l’altro penale definito con sentenza a maggio 1985. Astigiani li ha ricostruiti grazie all’avvocato Aldo Mirate cui si rivolsero i sei titolari dell’hotel Salera, rappresentati da Angelo Lupo, per essere pagati dalla società di produzione “Alex”. Ma andiamo con ordine: l’ultimo ciak della boccaccesca commedia all’italiana, doppiata con imbarazzante cadenza dialettale, fu girato ad Asti nel novembre 1980. La città era stata scelta come set cinematografico destando la curiosità di molti, l’entusiastica disponibilità di decine di comparse, assoldate in pochi giorni, e il coinvolgimento e l’impegno di enti e istituzioni, dal Comune alla Provincia, dal Tribunale all’Ente provinciale per il Turismo. Il film nelle promesse iniziali doveva mettere in luce caratteristiche e peculiarità della città e del suo territorio, come oggi fanno le varie “film commission” regionali che favoriscono le riprese in cambio di visibilità positiva. Dopo i sopralluoghi furono scelte piazza Alfieri, i giardini pubblici, il cimitero, una villa a Valterza, il castello di Belangero per girare gli esterni. La scena del processo fu allestita nella vera aula del tribunale in piazza Catena. E come si vedrà il film in tribunale ci finirà sul serio.

una scena del film in corso Alfieri

L’intera troupe si installò per oltre due settimane al Salera, tra ottobre e novembre. Le camere furono occupate a pensione completa più abbondanti consumazioni al bar dell’hotel. Non mancò neppure la festa di compleanno a sorpresa organizzata dai titolari del Salera in onore di Alessandro, il figlio del produttore romano Luigi Borghese e dell’allora sex symbol e protagonista del film Barbara Bouchet. Oggi Alessandro Borghese è uno dei più famosi chef della nouvelle vague televisiva.  Alla fine delle riprese, dopo le foto ricordo e gli autografi Angelo Lupo esibì il conto: una fattura di circa 60 milioni di lire. Nessun problema, almeno all’apparenza. Borghese glissò dicendo che la cifra sarebbe stata pagata dalla Regione, come da accordi con la produzione, e firmò un assegno di 18 milioni di lire come acconto. L’assegno però risultò non incassabile. La troupe intanto era tornata a Roma e agli albergatori astigiani, dopo qualche sollecito a vuoto, non restò che rivolgersi a un avvocato. Aldo Mirate fu nominato legale di fiducia da Lupo e soci nei primi mesi del 1981, quando già il film iniziava a essere proiettato nelle sale e ad Asti arrivò al Politeama.  Venne citata la società di produzione, chiamando in solido al pagamento il produttore Luigi Borghese. La causa civile arrivò a una sentenza di condanna in pochi mesi perché la “Alex” non si costituì e fu giudicata in contumacia. Si arrivò al pignoramento e si scoprì che la sede della società era in realtà un bugigattolo alla periferia di Roma e che il legale rappresentante non era Luigi Borghese, bensì un signore ultra ottantenne ricoverato in una casa di riposo a Napoli, nullatenente. Borghese si fece vivo telefonando personalmente a Mirate e dichiarandosi disposto a pagare il debito per chiudere amichevolmente “l’inconveniente” il prima possibile, sostenendo le sue ragioni, cioè che la somma richiesta dal Salera doveva essere corrisposta da Regione ed Ente provinciale del Turismo che aveva anche ringraziato nei titoli di coda.. Ma che cosa c’entrava la Regione in tutto questo e perché mai avrebbe dovuto corrispondere del denaro pubblico per un film, non certo ricco di spunti turistici, che – si scoprì – aveva già intascato dal Ministero dello Spettacolo 80 milioni di lire come opera di valore culturale? Spaghetti a mezzanotte era atterrato ad Asti grazie a contatti fra la produzione del film e l’assessorato al Turismo della Regione Piemonte, in quegli anni retto dal socialista Michele Moretti. 

La Regione avrebbe pagato il conto dell’ospitalità su richiesta e come contributo all’Ente Provinciale del Turismo di Asti. Ma qui entrò in scena, non come comparsa, Angelo Marchisio, socialdemocratico, presidente in quegli anni dell’EPT che, da appassionato di cinema, si rifiutò di avallare la presunta valenza promozionale del film a favore del’Astigiano e non firmò la richiesta di contributi. Marchisio, che tra 1982 e 1983 fu anche assessore comunale delle giunte Pasta e Vigna, resistette anche a pressioni di alti esponenti politici, ma non cambiò idea e quei soldi pubblici furono risparmiati. Le telefonate e un incontro a Roma fra Aldo Mirate e il produttore romano non portarono a soluzioni concrete. Per recuperare il credito si arrivò a una denuncia querela per truffa nei confronti di Borghese e di altri due suoi soci. Della vicenda giudiziaria si mormorò molto e ne parlarono i giornali tanto che il legale astigiano ricorda di aver ricevuto una telefonata anche da Lino Banfi.  L’attore si rammaricava, esternando disappunto per la situazione che poteva essere associata al suo nome, scusandosi con i titolari dell’hotel. Nel 1983 si arrivò al processo penale con il giudice istruttore Renzo Massobrio.  Ci furono alcune udienze. Arrivò finalmente al dibattimento anche Borghese che vi presenziò con l’avvocato e altri consiglieri. Erano nel frattempo passati cinque anni dalle riprese e le parti trovarono finalmente una transazione su una cifra di circa 35 milioni di lire, oltre le spese legali. Il tutto venne finalmente pagato. Fu così rimessa la querela di parte e cadde l’aggravante della procedibilità d’ufficio. Si arrivò all’assoluzione dal reato di truffa nel maggio 1985, con sentenza del giudice Emilio Giribaldi. Insomma il conto degli spaghetti a mezzanotte fu finalmente, almeno in parte, onorato. E non sono rimasti strascichi.  Oggi in Angelo Lupo e nella moglie Edi che conducono, insieme al figlio Gian Luca, un bar-tabaccheria, ad Asti, in via Morando 17, prevale infatti un ricordo positivo. «Borghese, la signora Bouchet, Banfi e gli altri attori e ospiti sono stati sempre molto gentili con noi afferma l’ex titolare del Salera –, non posso che ricordarli comunque con affetto e simpatia. In fondo quei giorni furono intensi e allegri». 

 

La scheda

 

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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