sabato 24 Febbraio, 2024
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Da 12 anni l’ex Maternità aspetta un futuro

Il grande edificio con parco è di proprietà dell’Asl
La vecchia maternità aspetta di essere riutilizzata, rimangono i ricordi di tanti bambini che qui sono nati.

La Maternità, che ormai da 12 anni tutti chiamano ex Maternità, fu costruita in via Duca d’Aosta tra il 1939 e il 1940: occupa una superficie di circa 9000 mila metri quadrati dei quali 6.800 coperti (1.700 mq per piano: un seminterrato e tre piani fuori terra). Nel cortile ci sono la struttura della centrale termica, la grande scala anti incendio elicoidale e sono rimaste le fondazioni di alcuni prefabbricati usati negli ultimi anni per ospitare il reparto di dermatologia.

Sembrano emergere come scavi archeologici. Tutto attorno un parco di platani e tigli che si diceva fossero anche prodighi di tartufi.

L’intero complesso è inutilizzato dal dicembre 2004 quando l’edificio è stato svuotato e i reparti trasferiti nel nuovo ospedale.

La Maternità, così come la sede del vecchio ospedale di via Botallo (vedi Astigiani numero 3 del marzo 2013) sono entrati nell’ingombrante eredità che l’Asl ha tentato invano di vendere per restituire i soldi avuti in acconto dalla Regione. Milioni di richiesta, aste sempre andate deserte, progetti annunciati e mai decollati.

Questa è la storia di una fallimento politico e amministrativo. Un monumento alla mancata programmazione e all’insipienza. Il risultato di scelte contraddittorie, colpevoli ritardi, logiche da libero mercato immobiliare insensibile al dovere storico e morale di salvare la casa che ha visto nascere la maggior parte degli astigiani viventi. Ma la città pare non preoccuparsene.

 

Nel 1937 la fondazione intitolata alla madre di Pietro Badoglio

 

Una cartolina d’epoca della Maternità alla fine degli Anni ’40

 

Il dramma dell’ex Maternità resta dietro il muro di mattoni che la circonda. Sbirciando dal portone d’ingresso si vedono le erbacce e l’edera che comincia a salire. Il tetto appare buono, le grondaie in ordine, tapparelle e finestroni in alluminio sono recenti (tranne quelli dell’ultimo piano ancora in legno). Infatti l’intero edificio è stato completamente ristrutturato pochi anni prima di venire abbandonato: altra scelta che, con il senno di poi, appare assurda.

Da 12 anni a questa parte il complesso che si affaccia sul parco Biberach, con i suoi 28.800 mila metri cubi, è stato al centro di numerose idee di nuovo utilizzo. Basta sfogliare i giornali di questi anni e leggere di possibile trasferimento dell’istituto Castigliano, della trasformazione in residence, oppure in un centro commerciale con annessi appartamenti, o in clinica. Ma nulla di tutto ciò è stato realizzato.

La ex Maternità messa sul mercato più volte prima insieme con gli altri immobili dell’Asl e poi da sola è stimata del valore di 6,624 milioni di euro, poi ribassato a 5 milioni 961 mila 600 euro, ma tutte le aste e le manifestazioni di interesse sono state finora inconcludenti. Ripercorriamo la storia di questo edificio.

 

Dal 1940 diventa ospedale militare

Torna alla città nel 1946

 

Nel 1937 il prof. Carlo Currado, pioniere della neonatologia e pediatria astigiana, propose di creare un istituto che si occupasse dei problemi della maternità e dell’infanzia – come spiega Aris D’Anelli nel suo “Un ospedale una città” Ed. Il Platano (1996). In collaborazione con la Provincia di Asti e le autorità comunali e con il contributo di capitali astigiani e romani (soprattutto il senatore Giovanni Penna, il Comune e la Cassa di Risparmio di Asti) fu istituita il 9 maggio 1937 la Fondazione intitolata alla madre del Maresciallo Pietro Badoglio “Fondazione Antonietta Pittarelli Badoglio”.

La fondazione decide di acquistare i terreni in fondo a via Duca d’Aosta (che allora terminava in via Corridoni e solo nel 1984 è stata prolungata fino a corso XXV Aprile) e di costruire il grande edificio chiamato “Casa della madre e del fanciullo” per ospitare la Maternità, la Divisione pediatrica dell’ospedale e il brefotrofio provinciale per i figli illegittimi.

Si sarebbe così realizzata una struttura di assistenza, profilassi e cura materno-infantile nuova, moderna, quasi avveniristica per quei tempi.

Con lo scoppio della guerra nel giugno del 1940, appena terminata la sua costruzione, l’istituto viene però requisito per trasformarlo in ospedale militare. Solo nel 1946, a un anno dalla fine della guerra, dopo importanti lavori di riattamento, per le pessime condizioni in cui era stato lasciato dai militari, fu restituito alla sua funzione originaria: con l’intervento finanziario e normativo dell’OMNI, Opera Nazionale Maternità ed Infanzia, venne trasferita in quell’ edificio la Maternità dell’ospedale divenuta vent’anni dopo divisione di Ostetricia e Ginecologia cui si aggiunge la divisione di Pediatria con il reparto neonatologia e una sala per immaturi. Più avanti l’edificio accoglie anche il reparto di oculistica con una sua sala operatoria.

 

Durante il baby boom vi nascono più di 1500 bambini all’anno

 

La fotografia emblematica al reparto nido senza più vagiti

 

Sono gli anni del baby boom. Alla Maternità nascono più di 1500 bambini l’anno. Si registra nel 1982 una convenzione tra Comune di Asti e l’allora Ussl 68 per mantenere l’edificio nel piano regolatore a scopi socio-sanitari. Nel 1997 si annuncia il piano di riordino delle sedi dell’azienda sanitaria astigiana, contenuto in una delibera firmata dall’allora direttore generale Antonio Di Santo.

Tra l’Asl e il Comune di Asti viene siglata l’intesa che rende ufficiale il futuro spostamento dell’ospedale da via Botallo alla nuova sede al Fontanino. Una necessità – si disse – per evitare la dispersione in numerose sedi, alcune delle quali in affitto (una spesa questa che incideva per oltre mezzo miliardo di lire l’anno sui bilanci dell’Asl).

Il piano prevedeva per Asti quattro centri: il nuovo ospedale al Fontanino; alla Maternità di via Duca d’Aosta sarebbero dovuti andare gli uffici dell’Assistenza territoriali, gli ambulatori dei distretti Centro e Nord, il Dipartimento di salute mentale, la medicina legale, consultori, poliambulatori, farmaceutica; il Sert sarebbe rimasto in via Baroncini e la sede amministrativa al Don Bosco.

L’intesa prevede che altre strutture come l’ex macello di viale Pilone passino di competenza dall’Asl al Comune. Del vecchio ospedale si annuncia che la parte “moderna” sarà venduta; quella più antica, di valore storico, ceduta in comodato al Comune “per un utilizzo che resti a favore della città”.

Sulla carta è tutto chiaro e previsto. Ma non andrà così.

Due anni dopo, nel dicembre del 1999, l’Asl 19 vende il complesso dei Comboniani a un prezzo a base d’asta di 4 miliardi 555 milioni.

 

Dal novembre 2004 la Maternità si svuota

 

Nel novembre 2004 inizia il trasferimento della Maternità che si conclude alcuni mesi dopo con lo spostamento del centro di sterilizzazione. Nello stesso periodo si svuota anche il vecchio ospedale che viene chiuso il 20 ottobre 2006.

Per entrambi gli edifici e gli altri immobili dell’Asl (uffici e ambulatori di via Orfanotrofio ecc) il destino si fa incerto, si entra nel limbo dell’incertezza.

Per l’ex Maternità prende corpo, seppur solo a livello ipotetico, l’idea di trasformarla in palazzina residenziale. Lo dichiarano l’assessore Fabrizio Brignolo e il sindaco Vittorio Voglino, dopo un incontro con l’assessore regionale alla Sanità Valter Galante. Ci sono le questioni del cambio di destinazione d’uso e della volumetria che potrà essere aumentata e spostata.

Nel 2009 il Consiglio comunale approva la variante al piano regolatore che toglie il vincolo sanitario e lascia aperte destinazioni: commerciale, residenziale, direzionale, turistico ricettiva.

Un affare da 150 mila metri cubi complessivi con possibilità di demolizioni e di aggiungere un volume premio da 18.000 mq.

A quel tempo si è ancora convinti di vendere tutto insieme. «Nessuna soluzione “spezzatino” – confermò Brignolo – ossia di una vendita separata dei fabbricati per facilitare un disegno organico e unitario. Strutture come quella del vecchio ospedale dovranno essere ridimensionate mentre si potranno aggiungere metri cubi in altri immobili, come l’ex Maternità».

Si parlò di cubatura spostata e di collegamento con l’Università che a breve avrebbe trovato spazio nell’ex caserma Colli di Felizzano. Il tutto doveva essere gestito da una società d’intervento con capitale pubblico e investimenti di privati la cui costituzione era ancora da venire. «Stiamo riprendendo contatti con Provincia e Atc. È importante creare uno “zoccolo duro” istituzionale» ribadì l’assessore Brignolo.

Questi sono gli anni della “demolizione mirata”. Il progetto più ampio prevedeva infatti la demolizione della parte anni ‘60 del vecchio ospedale con i suoi sei piani e il trasferimento della «cubatura» su un nuovo grande complesso urbanistico da far sorgere, grazie a un concorso internazionale di idee, in Campo del Palio.

Una soluzione che riprendeva l’ipotesi del raddoppio della grande piazza, mantenendo l’area di parcheggio per 2000 auto e sopraelevando uno spazio commerciale per fiere e rassegne, uffici e negozi. Sull’area demolita sarebbe nato un parco collegato con gli attuali giardini di viale alla Vittoria e si sarebbe dato «fiato» alla parte della piazzetta interna con i portici.

E l’ex Maternità? Spunta la possibilità che l’edificio possa essere affittato da una clinica privata interessata ad «atterrare» nell’Astigiano. «Ciò consentirebbe all’Asl – si disse allora – di ricavare reddito e di mantenere efficienti gli immobili, evitandone l’abbandono».

 

L’edificio depredato da ladri e vandali

 

Una delle sculture nell’atrio d’ingresso dell’ex Maternità

 

Non se ne farà nulla. Gli anni passano impietosi e i ladri vandali, nonostante la porta d’ingresso sia stata murata, cominciano a spogliare ciò che è stato lasciato. Quadri e altre opere d’arte sono stati messi al sicuro, ma molto resta in quei locali. A caccia di rame e di ottone vengono divelti i controsoffitti dove passano le tubature e demoliti i sanitari dei bagni per prendere la rubinetteria.

Aprile 2006: l’edificio della ex maternità torna all’asta. L’Economato della Asl 19 fissa per il 16 maggio alle 10 l’apertura delle offerte per il complesso messo in vendita alla cifra base di 6 milioni 83 mila, 554,46 euro.

Ma ecco il colpo di scena. Titolano i giornali “Stop all’asta. L’Asl non ne ha più bisogno”. Lo annuncia il nuovo direttore generale dell’Asl 19 Luigi Robino, che blocca la procedura di vendita all’incanto (già avviata) anche dell’immobile di via Duca d’Aosta perché dalla Regione sono stati anticipati i fondi per il completamento del nuovo ospedale. «C’è stata – spiegano dai piani alti del Don Bosco – un’anticipazione di circa venti milioni di euro». Per la precisione si trattava di 19 milioni 967 mila euro. Una boccata d’ossigeno importante che consente all’Asl 19 di fare un ragionamento diverso (e meno impellente), circa la vendita degli immobili di sua proprietà.

Passano le primavere e c’è il cambio di poltrone in Comune, dalla giunta Voglino a quella di Galvagno. L’assessorato all’urbanistica guidato da Fabrizio Imerito, a metà giugno 2009, annuncia in Consiglio la novità sulla variante sul riuso degli immobili Asl dismessi con “possibilità di demolire l’ex Maternità di via Duca D’Aosta con premi di volumetria. Attenzione, si parla di possibilità e non di obbligo». Nello studio di fattibilità commissionato dall’Amministrazione comunale alla «3TI-Progetti Italia» (mandataria di un’associazione temporanea di imprese) e costato 30 mila euro finanziati dalla Regione, era infatti contemplata anche l’ipotesi di «eliminare» l’edificio della ex Maternità, costruito tra il 1939 e il ’40, per realizzarvi un palazzo di civile abitazione con alloggi in edilizia convenzionata e autofinanziata da porre sul mercato con parcheggio sotterraneo da 40 posti. Si mormora anche della possibilità di trasferirvi la clinica Sant’Anna che andrà poi nella nuova sede del villaggio Bellavista. Bruno Verri, allora presidente del gruppo costruttori dell’Unione industriale, ricorda in quel periodo che l’Azienda sanitaria ha già messo per tre volte all’asta l’edificio: e l’incanto era sempre andato deserto. «Un motivo ci sarà pure. Questo è un edificio costruito molti anni fa con uno scopo ben preciso e i costi per ristrutturarlo sono quanto di più antieconomico ci sia». La parola sembra destinata a passare alle ruspe. Tre anni e un’elezione dopo con la giunta Brignolo in carica altre dichirazioni sul tema: «Con questi chiari di luna e a quelle cifre gli immobili Asl resteranno invenduti ancora a lungo. Sempre che con certi prezzi non si voglia semplicemente fare della “finanza creativa”» dice nel 2013 Fabrizio Imerito, ex assessore all’Urbanistica e ora capogruppo di Forza Italia, che prende posizione dopo l’annuncio di un nuovo protocollo approvato da Comune e Asl che punta a far uscire la pratica da un “pericoloso stallo”. Nel presentare l’accordo il direttore generale dell’Asl (ex assessore regionale) Valter Galante precisa il valore degli immobili, risultato di una nuova perizia. In tutto circa 32 milioni: nel dettaglio, il vecchio ospedale varrebbe circa 22 milioni, l’ex Maternità 6,5 mentre l’ex Mutua di via Orfanotrofio 2,7 milioni. Rispetto alle stime fatte nel 2007, l’incremento è del 60 per cento. Ma il prezzo viene poi ribassato a 23,6 milioni in vista della seconda asta del maggio 2014. Se ne fa una terza il 1°dicembre 2014, sperando in offerte anche solo per i singoli immobili. Deserto.

 

Scende il prezzo d’asta e l’Asl accetta anche lo “spezzatino”

 

Ex ospedale, vecchia Maternità, uffici di via Orfanotrofio sono ancora senza compratori. Nell’aprile 2015 si intraprende la strada della manifestazione di interesse con possibilità di trattare il prezzo. Arriva una richiesta solo per via Orfanotrofio. Il resto langue.L’Asl deve tenere sempre presente l’«asticella» dei 20 milioni di euro, somma che la Regione aveva a suo tempo anticipato per completare il Massaja. Da Torino sarebbero intenzionati a far confluire gli edifici in un fondo immobiliare per trattare con grandi investitori. Voci e ancora voci.

A oggi l’ospedale di via Botallo è ancora sul mercato a una valutazione di 15 milioni 723 mila 990 euro; l’ex Maternità ha una quotazione di 5 milioni 961 mila 600 euro. Senza calcolare il valore dei tartufi che si trovano nel parco.

 

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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