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Le bici in affitto hanno bucato

Storia di un servizio che ad Asti è durato solo pochi anni

Le buone idee hanno le gambe lunghe e corrono. In questo caso le gambe servivano a pedalare, ma non sono bastate. Chi ha la memoria corta o arriva da fuori Asti può chiedersi perché sono vuote quelle installazioni portabiciclette in quattro piazze della città. A parte togliere due o tre parcheggi agli scooter, la loro utilità è nulla.

Oggi è così, domani si spera di no.

Ma ieri erano il simbolo di una città che voleva essere più ecologica e più sportiva, riducendo il traffico delle auto incrementando quello sui pedali.

Un buon proposito chiamato “bike sharing” (traducibile come “condivisione della bicicletta”) che ad Asti è nato e morto nel giro di cinque anni.

Eppure nelle principali città italiane ed europee spopola e si sta sviluppando con nuove formule.

Nell’ultimo anno si è rilanciato anche nella versione “a flusso libero” (Mobike), cioè senza postazioni fisse e predeterminate per riporre le biciclette, con un utilizzo quindi più libero.

Con l’arrivo del servizio a Bergamo, dopo il lancio di Firenze, Milano e Cremona, l’Italia diventa il paese con più Mobike al mondo dopo la Cina.

Anche a Torino ci sono due società che tramite un’applicazione sullo smartphone rendono facile e conveniente “affittare” le biciclette per girare in città.

E Asti? Qui l’esperimento è fallito.

Per evitare di lasciare le biciclette sotto le piogge dell’autunno, a novembre 2010 l’Amministrazione decide di ricoverarle al coperto fino alla primavera successiva

Nel maggio 2009 si annuncia l’avvio del progetto bike sharing

Era il 2009, a maggio, quando in occasione della 57ª Fiera Città di Asti il Comune annunciava di voler puntare sulle fonti alternative, presentando il primo esemplare di bike sharing, la bici in affitto che l’amministrazione avrebbe messo di lì a poco a disposizione dei cittadini.

L’investimento è di 96 mila euro (30000 di contributo regionale), ovvero 2400 euro a bici, ma il costo del progetto spiegano dal municipio, è comprensivo di installazione delle postazioni, collegamenti, software per il monitoraggio del servizio in tempo reale, e manutenzione per il primo anno.

Ci sono 40 biciclette in 4 postazioni in trecento si iscrivono

Sono previste 40 biciclette, divise in gruppi di dieci in quattro parcheggi rastrelliera cittadini (piazza Alfieri davanti al Reale, piazza Torino, piazza Marconi, piazza I° Maggio). Erano previste anche in piazza Roma e davanti all’Università ma queste postazioni non sono mai state realizzate.

Il servizio piace e incuriosisce. Nel giro di pochi giorni sono già trecento le carte magnetiche rilasciate dal Comune dietro versamento di 10 euro. Visto l’entusiasmo, nel cassetto dell’assessorato all’Ambiente spunta anche l’idea di estendere il servizio ai minori, con l’aggiunta di quattro tandem. «Visto che il bike sharing ha un limite minimo di età – annunciava Diego Zavattaro allora assessore all’Ambiente – il tandem darebbe una possibilità anche ai più giovani affiancati da un genitore o, comunque, da un maggiorenne».

Sei mesi dopo, con l’arrivo dell’autunno, le bici stazionano nelle rastrelliere, sotto la pioggia e con l’inverno restano sotto la neve. Ma lasciate così nei parcheggi non si rovinano? chiedono gli utenti, che mandano lettere ai giornali.

I cittadini scrissero al Comune, preoccupati per le biciclette esposte alle intemperie anche d’inverno

Le bici restano sotto la neve dal Comune rispondono che è “normale”

«Queste biciclette non patiscono – spiegava prontamente Antonio Scaramozzino, dirigente settore Ambiente. Abbiamo comunque intensificato il servizio di manutenzione. Ogni giorno l’addetto comunale verifica lo stato delle 40 due ruote, dalla pressione delle gomme alla stabilità del sellino».

In questi mesi, assicurano dal Comune, «viene controllata anche la resistenza alle intemperie. Sono mezzi robusti – continua Scaramozzino. In ogni caso siamo pronti a intervenire come già successo: in un caso a rischio ruggine, abbiamo utilizzato l’apposita vernice».

E l’obiettivo resta quello di ampliare il servizio: «L’idea è di aggiungere tre o quattro postazioni con altre biciclette, prevediamo già dalla primavera prossima – spiegava il dirigente. Dovremo aspettare che il Consiglio approvi il bilancio».

L’arrivo del nuovo anno, gennaio 2010, gela ogni ottimismo. Le due ruote restano alla mercé di neve e ghiaccio. A giugno, quando il clima mite invoglia a una pedalata, le rastrelliere delle bici in affitto sono vuote.

Dove sono finite? Scomparse. Pare che un certo numero sia stato rubato, mentre le altre sono rotte ma il Comune non ha i soldi per farle riparare. Nel bilancio 2010 spunta un secondo progetto per altre 40 bici e altri 100 mila euro di spesa.

I gruppi di centrosinistra in Consiglio comunale (Pd, Idv, Uniti per le frazioni) polemizzano, l’assessore all’Ambiente Diego Zavattaro replica e tranquillizza il «popolo del sellino».

«Con più oculatezza – suggeriscono le opposizioni – il Comune guidato dal sindaco Galvagno avrebbe potuto comperare con 96 mila euro qualcosa come 2000 bici per poi consegnarle con una piccola cauzione uguale a quella attuale ai cittadini che ne avessero fatto richiesta e responsabilizzarli sia sotto il profilo della manutenzione che della proprietà».

Ma le bici in affitto dovrebbero servire anche ai turisti.

Zavattaro ricordava il gradimento mostrato dai cittadini per il servizio e anticipava che, a breve, la tessera magnetica si sarebbe potuta utilizzare anche in altre città. Le biciclette in affitto ricompaiono nei loro posteggi a giugno. «Ribadisco che la spesa è un costo completo per la fornitura di un servizio, non solo l’acquisto delle bici,  spiegava ancora una volta Zavattaro, assessore Ambiente. Le biciclette sono coperte da assicurazione, pertanto quelle sparite, almeno sotto il profilo del danno economico, non sono un grosso problema. Adesso abbiamo sostituito quelle che erano state rubate e sistemato le altre revisionate».

A novembre, memore degli errori passati, il Comune decide di mandare in letargo le bici che vengono ritirate dai posteggi delle piazze Alfieri, primo Maggio, Torino e Marconi e trasferite nei magazzini comunali «per evitare il deterioramento dovuto all’esposizione al clima più rigido» e per consentire le manutenzioni. «Le due ruote in affitto saranno nuovamente disponibili con l’arrivo della primavera: il 21 marzo», fa sapere l’amministrazione comunale.

In realtà bisognerà aspettare l’estate, luglio, per rivederle in funzione. E insieme al colore, giallo fiammante, arriva anche un’altra novità, come da promessa del nuovo assessore all’Ambiente Ornella Palladino. Sarà una società privata a far funzionare le “bici in affitto”. L’azienda torinese che le ha fornite al Comune si occuperà di manutenzione e gestione.

Luglio 2011: cambia il colore delle biciclette, che da grigie diventano gialle

Nel 2011 il servizio viene svolto da privati per 2500 euro al mese

L’Amministrazione comunale, con delibera di giunta, ha deciso di passare la mano alla società «Comunicare» di Rivalta Torinese che aveva fornito l’intero sistema delle bici in affitto compreso software e hardware. «Comunicare» aveva già gestito il servizio ad Asti nel 2009, anno di entrata in funzione delle due ruote «in prestito». Poi era stato il Comune a occuparsene con proprio personale.

Dal municipio spiegano che constatata la difficoltà a provvedere direttamente alla gestione del servizio e a procedere alla sostituzione dei mezzi danneggiati, si è deciso di cambiare rotta. L’affidamento è temporaneo (fino al 30 settembre 2011), in attesa che venga bandita una gara d’appalto pubblica.

«Per la completa gestione del servizio, manutenzione di postazioni e biciclette, il Comune verserà 2400 euro al mese (Iva compresa). “Comunicare” fornirà anche 25 nuove due ruote in sostituzione di quelle attuali. I parcheggi del “bike sharing” sono confermati nelle piazze Alfieri, Torino, Marconi e Primo Maggio. Il servizio costa al Comune 2500 euro al mese, spesa inferiore rispetto a quella che avrebbe dovuto affrontare l’amministrazione con una gestione diretta», spiegava il dirigente Franco La Rocca. Le bici disponibili scendono a 36 e restano valide le 300 tessere già emesse in passato.

A gennaio 2012 si conclude la gestione temporanea del servizio di bike sharing del Comune di Asti affidata alla ditta torinese «Comunicare» fornitrice del sistema. Le biciclette, dopo un periodo di «latitanza», vengono ritirate per preservarle da eventuali danni causati dalla stagione fredda.

Il Comune fa sapere «che il servizio delle bici in affitto è stato molto apprezzato dai cittadini, con un aumento di prelievi delle bici che ha sfiorato l’80 per cento, nel periodo da luglio a settembre, rispetto allo scorso anno».

Nel maggio 2012 cambia l’amministrazione e la giunta del sindaco Brignolo decreta lo stop. «Bici in affitto? Basta. Troppo costose per il Comune e poco utilizzate».

Gli stalli del bike sharing come si mostrano oggi, in piazza Alfieri davanti al Reale.

Nel 2013 solo 68 utenti in media 44 al mese

Una relazione conferma che dal 1 gennaio 2013 al 30 Settembre 2013 sono stati solo 68 gli utenti che hanno utilizzato il sistema di bike sharing, in media al mese 44. Le tessere attive sul sistema sono 101. Se si dividono i 2500 mensili per i 44 utenti medi, si ottiene un costo di circa 57 euro /mese/utente (senza contare i costi di installazione). Si capisce quindi quanto i numeri debbano salire per rendere sostenibile economicamente il sistema. Il fatto di permettere l’utilizzo gratuito totale del sistema invita agli abusi, quali tenere la bici per più giorni. Sarebbe stato meglio introdurre la tariffa a pagamento dopo la mezz’ora.

E poi c’è la difficoltà per i turisti nel reperire la tessera.

È il servizio che non funziona o gli astigiani sono pigri? Si fa notare che Asti è una città di collina e che le salite stroncano chi non è abituato. Viene siglato un accordo con le botteghe astigiane dei ciclisti per un contributo di 80 euro a chi acquista biciclette anche nella versione a pedalata assistita.

L’assessorato all’ Ambiente guidato da Maria Bagnadentro ha messo a disposizione 100 bonus bici da 80 euro ciascuno. L’ha fatto nel 2014 e ha replicato nel 2016. Un’iniziativa legata ai negozi convenzionati Dream Team, Piemontesina, Speedy Bike, Giusta Bike shop & cafè. Il bonus 2016  (sempre 8 mila euro la quota del Comune) è andato esaurito prima della scadenza.

E intanto le quattro rastrelliere sono rimaste lì, vuote e inutili. Molti si chiedono come mai un servizio che decolla ovunque, registrando continui incrementi anche nelle città italiane ed europee con un clima più rigido (ad esempio Aosta), ad Asti è nato e fallito in pochi anni.

E i soldi pubblici spesi?

Si dice che forse si potrebbe riprendere il progetto su nuove basi e con nuove tecnologie.

Pedalate gente, pedalate.

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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