giovedì 15 Gennaio, 2026
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Parole di Pietra

Il monumento traslocato del conte mecenate

L’epigrafe di sinistra lo ricorda come “mecenate, padre dei poveri, il suo nome vivrà perpetuamente benedetto”.

La curiosità della formella della Carità con sei dita

 

Assediato dalle auto in sosta, passa quasi inosservato il monumento al centro di piazza Santa Maria Nuova, eretto in onore del conte Federico Cotti di Ceres. Appartenuto alla facoltosa borghesia astigiana, proprietaria del palazzo all’angolo di via Quintino Sella con via San Martino già dei Ponte di Lombriasco, Federico Cotti (fratello di Francesca, che andò sposa al conte Callisto Gazelli) nacque ad Asti il 14 giugno 1819 e vi morì il 2 maggio 1849, a soli 30 anni. Di salute cagionevole, utilizzò gran parte del suo cospicuo patrimonio per compiere opere di bene, facendo onore al motto che accompagnava il suo blasone: “Meliora latent”, cioè “le cose migliori sono celate”. Il conte Cotti decise così di destinare le sue sostanze a diverse Opere Pie e all’ospedale, che lo annoverò tra i suoi più grandi benefattori. Per adeguare gli edifici scolastici ai nuovi regolamenti, il Comune avrebbe dovuto reperire un idoneo fabbricato. Il conte Federico Cotti cedette il convento di S. Anastasio (soppresso nel periodo napoleonico e acquisito dalla sua famiglia) al Municipio per la modesta somma di sole centomila lire dell’epoca.

 

Si trattava del complesso di fabbricati che formano tuttora l’isolato compreso tra corso Alfieri, via Giobert, via Carducci e via Goltieri, che nel 1835 il Consiglio comunale deliberò di trasformare nel Collegio per le scuole urbane. Due anni dopo la morte del conte il Comune, in segno di gratitudine, decise di erigergli un monumento all’interno dell’ospedale. Venne affidato l’incarico allo scultore torinese Giuseppe Dini, che ad Asti fu piuttosto attivo. La sua opera più nota è il monumento a Vittorio Alfieri, inaugurato il 16 novembre 1862, mentre sue opere sono anche quattro busti marmorei sotto il porticato del grande cortile del “Collegio” (ora Biblioteca Astense) dedicati a Carlo Leon Grandi, Giovanni Bayno, Carlo Garbiglia e all’abate Camillo Goltieri. Del Dini sono anche statue e sculture che nel cimitero urbano ornano le tombe della famiglie Pogliani, Pia e Boschiero. Il monumento a Federico Cotti, sistemato nello slargo di fronte all’ingresso dell’ospedale di via Botallo, venne ultimato e inaugurato il 18 aprile 1855. Il conte è raffigurato dal Dini in piedi, avvolto da un ampio mantello, e tiene tra le mani una carta con le sue ultime volontà.

In seguito ai lavori eseguiti in diverse fasi per modificare e ampliare i locali dell’ospedale, il monumento venne a trovarsi in disparte, quasi in un angolo. Per questo, dopo quasi 80 anni, nel maggio 1931 fu trasferito nell’aiuola appositamente realizzata al centro di piazza Santa Maria Nuova. Sui due fianchi del piedestallo due iscrizioni. L’epigrafe di sinistra lo ricorda come “mecenate, padre dei poveri, il suo nome vivrà perpetuamente benedetto”. Quella di destra è la dedica “al generoso donatore Conte Federico Cotti di Ceres – riconoscente l’Ospedale innalzava l’anno 1855”. Il piedestallo comprende una formella in marmo, sempre opera del Dini, che rappresenta la carità. Questa formella cela una particolarità: la mano sollevata dell’immagine femminile conta sei dita. Errore o simbolo occulto?                              

Pippo Sacco

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