Se non fosse per la citazione che ne fa Davide Lajolo ne Il voltagabbana, di Fidia Gambetti ad Asti non sarebbe rimasta memoria.
Nato nel 1911 in provincia di Bologna da una famiglia di convinzioni socialiste, di formazione più letteraria che politica, Gambetti intraprende giovanissimo la professione di giornalista e nel 1935 approda a dirigere La Provincia di Asti.
Fascista anomalo, Gambetti è in rapporto con molti intellettuali non allineati: un patrimonio di relazioni personali destinato a incrementarsi a partire dal 1937, anno dell’inizio delle pubblicazioni di Poeti d’oggi. Quaderni della poesia
italiana e straniera, che in tre anni vede l’uscita di venticinque fascicoli di una quarantina di pagine ciascuno.
Poeti d’oggi è un’operazione di grande interesse culturale ed editoriale, una voce fuori dal coro della retorica di regime: non a caso, all’interno della copertina appariva la polemica dicitura “rivista non premiata dalla Reale Accademia d’Italia”.

Ma Curzio Malaparte la definisce subito «la più viva anzi l’unica rivista di poesia che esce oggi in Italia». Collabora a Poeti d’oggi tutta o quasi la futura Italia delle lettere: Quasimodo, Bigiaretti, Caproni, De Pisis, Grande, Bontempelli, Corrado Govoni, Mario Tobino, Giorgio Bassani, Diego Valeri, Lanfranco Caretti.
La “rivistina” riserva grande spazio alle esperienze letterarie più significative e avanzate della poesia europea e mondiale: vi compaiono le eccellenti traduzioni del greco Kavafis a opera di Filippo Maria Pontani, Giorgio Bassani traduce T.S. Eliot, Giaime Pintor offre mirabili interpretazioni dei versi di Rilke.
Nel numero 10 – aprile 1938 – Giuseppe Valentini traduce per la prima volta in Italia una poesia di Federico Garcia Lorca, fucilato appena due anni prima dai franchisti.
L’ultimo numero di Poeti d’oggi reca l’indicazione “Finito di stampare il 7 giugno 1940”. Solo tre giorni più tardi l’Italia entra in guerra e Gambetti parte volontario. Disperso sul fronte russo nel ’42, preso prigioniero dai russi, è destinato al lavoro forzato in Siberia.

Sopravvissuto alla prigionia, Gambetti dopo la guerra si iscrive al Pci e nel febbraio 1946 prende servizio come redattore delle pagine milanesi de L’Unità. In seguito, fu condirettore della rivista Vie nuove e redattore capo di Paese Sera. Di Poeti d’oggi, nel frattempo, si era perduto anche il ricordo.
A ben vedere Asti non può rivendicare alcun merito per un’operazione culturale così originale e all’avanguardia: Poeti d’oggi nasce ad Asti perché Gambetti casualmente vi approda e non sembra sviluppare – almeno apparentemente – alcun legame con la città. Solo Lajolo lo ricorda nel suo
romanzo autobiografico.
E sarà grazie a sua figlia Laurana che Fidia Gambetti tornerà ad Asti nel 1990 per presentare Ministoria di una rivistina. Poeti d’oggi 1937-‘40. Antologia di
autori italiani e stranieri, il volume in cui ricostruisce la storia di questa straordinaria avventura editoriale.








































