lunedì 23 Marzo, 2026
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Insegne senza ruggine

Alla farmacia Dova medicine e confessioni

A Nizza Monferrato passato e futuro della professione

Un giorno don Beccuti, lo storico parroco di San Siro, spalancò la porta della farmacia, guardò Mario dietro il bancone ed esclamò: “Eccolo qui il più grande confessore di Nizza Monferrato. Qui si fa concorrenza a noi preti!”. Il dottor Boschi sorrise. Era ormai abituato a quell’allegra follia dei nicesi che non risparmiava neppure il sacerdote.

Nelle vene di Mario non scorreva sangue delle colline della miglior Barbera dell’Astigiano: era nato in pianura, nella periferia di Alessandria, a Spinetta Marengo. Si era laureato in Chimica ed era entrato in Montedison come dirigente. Quella vita però, gli stava stretta. Prese una seconda laurea in Farmacia e vinse il concorso per un posto da farmacista a Pordenone. Ma lui sognava un luogo a dimensione d’uomo dove vivere e lavorare. Una città-paese circondata da una natura bella. Una scelta sempre condivisa con la moglie Rosangela Bocca, diplomata al Conservatorio in pianoforte.

Fu così che il suo istinto lo portò a Nizza Monferrato. La città del Campanon gli piacque subito. C’era un’affinità elettiva con quella gente di collina che, nel Dna monferrino, porta ancora i geni del buonumore dei Gonzaga. Comprò la farmacia Dova nel 1974 da “Barbison”, com’era conosciuto Pier Cesare “Rino” Bertolino. Un omone grande con i lunghi baffi, sempre senza camice, ma non per questo meno autorevole. Al posto del camice portava una mantellona nera. E in tanti lo ricordano ancora, nelle sere d’estate, quando chiudeva bottega e si sedeva a prendere il fresco in via Pio Corsi fumando il suo grosso sigaro toscano.

La Farmacia Dova si era già spostata da via Maestra in via Pio Corsi, ancora a doppio senso di marcia, al posto dell’antico palazzo dell’albergo ristorante Bue Rosso, buttato giù alla fine degli Anni 50 per far spazio alla nuova costruzione. A quel tempo a Nizza c’erano quattro farmacie. Le altre tre – famiglia Traversa (poi Gai Cavallo, oggi dottor Merli: l’unica rimasta in via Maestra, nello stesso edificio), Monferrino, Balestrino – tutte nella centrale via Carlo Alberto, detta appunto via Maestra. Difficile ricostruirne la storia perché l’alluvione del 1948 si è portata via documenti e fotografie.

Una ricerca sulle vicende delle farmacie nicesi

 

 

A riportare in vita le vicende delle Farmacie nicesi ci sta provando in questi mesi un’appassionata di storiae storie, Piera Giordano, che è riuscita a trovare la dottoressa Anna Maria Gasbarre, la moglie di quel dottor Dario Bona da cui Barbison l’aveva comprata. Oggi Anna Maria abita a Genova Voltri: ha 90 anni ma un’ottima memoria. Amava Nizza, i suoi antenati erano i signori Pavia. I campi di Pavia erano quelli di viale Don Bosco, dove d’inverno si slittava sulla neve con le slitte di legno.

Ora si sono insediate ville e condomini. In Liguria, la figlia continua il mestiere di famiglia. Una ricostruzione possibile anche grazie a Sergio Rapetti, che ha lavorato come garzone di farmacia per ben 23 anni, prima accanto al dottor Bona e poi con il dottor Bertolino, prima di approdare allo sportello della Banca di Nizza.

Era da tutti conosciuto come il ragazzo che portava le medicine. «Quando la farmacia Dova era in via Maestra, di fianco c’erano la cartoleria Bernini e un negozio di coloniali gestito da Panario Giuseppe di Volpedo. Di fianco la drogheria di Dante ed Esterina e la macelleria dei Fratelli Surra, oggi Vittorio e Loredana» spiega Piera Giordano, che ha ricostruito la posizione dell’attività grazie alle inserzioni pubblicitarie che venivano fatte sull’Opinione Nicese, il giornale che usciva all’epoca a Nizza Monferrato, le cui copie sono custodite dall’Erca, l’attiva associazione di memorie storiche della città.

«Dalla fine degli Anni 50, la farmacia si trasferì in via Pio Corsi e i negozi a fianco erano: il Little bar, Carozzo Scarpe gestito da Dina e la cognata, la bella Macelleria di Morino di Morino Emilio e Gianmario, il nonno e papà dell’avvocato Stefania. Di fronte c’erano la Lavanderia della Gianna, l’Elettrolavaggio Everest, la cartoleria Cerruti, la panetteria Visconti e, ultima sull’angolo, Radio Torello, dove vendevano e aggiustavano le radio».

Curiosamente la farmacia, oggi proprietà della famiglia Boschi, negli anni non ha mai cambiato nome: l’insegna porta ancora oggi il cognome di quel dottor Alfredo Dova, nato in casa a Nizza l’8 febbraio 1882 da papà Stefano Dova e mamma Modesta Paganino. Il dottor Dova è stato cancellato dall’elenco dell’Ordine dei Farmacisti di Asti il 30 settembre 1949.

Il dottor Mario Boschi arrivò a Nizza Monferrato nel 1974: ex dirigente Montedison, cercava un posto tranquillo dove vivere e lavorare

Dal cappone vivo nel retro alle storie su Facebook

 

Fu il primo titolare ed è seppellito nel cimitero di Nizza. «Facevo prima media quando arrivammo a Nizza – ricorda Simona Boschi, che da papà Mario ha ereditato verve, passione e farmacia insieme al fratello Stefano e alla cognata Claudia Buzzi. Papà voleva vivere in un posto dove tutti si conoscono, cercava la città con il rapporto umano ed eccoci a Nizza». Già a 14 anni, Simona respirava quelle stanze dall’odore fenolico: «Ho iniziato pesando l’acido salicilico per conservare i peperoni. Ho fatto tanta gavetta!».

E soprattutto ha tanti ricordi: «Come quella volta che arrivò un signore con il pizzino scritto dalla moglie a chiedere “idazzina collirio”. Mio papà si grattò il capo e poi chiese di leggere il foglietto. C’era scritto: prendi una dozzina di uova». Oppure quell’altra volta che «arrivò un contadino con una grossa scatola che conteneva il cappone per il nostro pranzo di Natale. Solo quando sentimmo dei rumori dal retrofarmacia, ci accorgemmo che era ancora vivo!». Continua la dottoressa Boschi: «Era il mondo contadino nella sua massima espressione. Al farmacista si chiedevano tanti consigli anche sulla salute degli animali.

I dottori Stefano e Simonetta Boschi davanti alla loro Farmacia a Nizza Monferrato

Papà non parlava il dialetto nicese, aveva conservato quello di Spinetta Marengo, ma aveva la grande dote della comunicazione: quando parlava con le persone spiegava le cose in parole semplici». «Bisticciavamo così tanto! Come quando faceva salire sulla bilancia le donne e diceva: “signora, venga, che la vedo un po’ appesantita”. Io mi vergognavo tantissimo!». E poi prescriveva loro di camminare per buttar giù quei chili in più. In tanti, ricorderanno il dottor Boschi a piedi sulla collina dell’Annunziata: tutte le mattine andava a lavorare a piedi perché “camminare fa bene”. «Negli anni, la farmacia ha avuto una svolta: con una qualificazione del servizio, oggi siamo di supporto ai medici e cerchiamo di dare risposte alle tante ansie della gente. In un momento come questo è un ruolo fondamentale».

«Amo il mio lavoro, anche se questo ultimo anno è stato davvero difficile» confessa Simona, che da papà Mario ha ereditato anche la capacità di comunicare e, con i suoi post mattutini su Facebook, ha tenuto e tiene compagnia a molti nell’alternarsi di zone gialle, arancioni e rosse, dispensando consigli e ragionamenti.

Una cosa positiva? «Una grande gratificazione fatta di fiducia e affetto che ha annullato i tanti sacrifici fatti. Mi ha dato una grande forza. Durante il primo lockdown, avevamo una paura folle. Ho visto e vissuto la disperazione di chi aveva un proprio caro ricoverato e pensava di non vederlo più» Ora, dopo un anno, siamo tutti un po’ più abituati. Simona continua a raccontare la vita da farmacista con i suoi post quotidiani su Facebook. Papà Mario non c’è più da qualche anno. Mamma Rosangela continua a dirigere i lavori e controlla figli e nipoti.

In farmacia si è affacciata anche l’ultima generazione: Alessandro Colletti, figlio di Simona, nutrizionista specializzato in nutraceutica, la scienza che studia le proprietà terapeutiche degli alimenti. La storia della famiglia Boschi continua insieme a quella della storica insegna della Farmacia Dova.

 

l'autrice dell'articolo

Fiammetta Mussio

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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