martedì 15 Settembre, 2026
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Un paese un castello

A Passerano risuonano le note di Schumann

Il conte Radicati sposò nel 1869 la figlia del compositore tedesco

Tra i tanti castelli di cui è ricco il territorio astigiano, quello di Passerano ha la peculiarità di riunire in sé motivi di interesse diversi, dalla storia all’arte e addirittura alla musica, che lo rendono unico sotto tanti punti di vista. L’edificio purtroppo non è aperto al pubblico: la delegazione torinese del FAI però vi effettuò una visita guidata nel settembre 2018 ed è auspicabile che torni a essere visitabile in altre occasioni.

Il maniero risale all’Alto Medioevo, ma l’aspetto odierno ci rimanda al 1300, quando già la località era feudo dei conti Radicati, i cui discendenti sono ancora gli attuali proprietari, e da allora ha subito alcune modifiche apportate prima nel Seicento e poi nell’Ottocento. Restano però ancora tracce del ponte levatoio, e due capitelli gotici sormontano lo scalone che dà accesso al piano superiore. Il castello è stato al centro di vari fatti d’arme, di cui uno particolarmente importante: nel 1550 fu occupato dagli Spagnoli dopo un assedio, per essere ripreso l’anno dopo dai Francesi capeggiati dal conte di Brissac. Ma sono la sua architettura e le sale interne a fornire i maggiori motivi di interesse.

L’edificio si presenta con diverse torri, una delle quali, quella che costituiva l’accesso al maniero, venne trasformata nel 1704 in campanile; vi sono poi due torricelle rotonde e una serie di sale, tra cui una dotata di un soffitto a cassettoni che reca la firma del suo costruttore, un certo Torta di Grana.

 

Le esplorazioni dello scrittore Carlo Fruttero nella grande biblioteca del castello

Il musicista Robert Schumann e la moglie Clara Vieck, genitori di Julie. In basso la copertina del romanzo di Carlo Fruttero che cita la biblioteca del castello

Vi è anche la biblioteca appartenuta a Giovanni Battista Radicati, una biblioteca di cui ha parlato anche lo scrittore torinese Carlo Fruttero (1926-2012) in diversi scritti, alcuni dei quali confluiti in uno dei suoi ultimi libri, Mutandine di chiffon. Fruttero, che racconta di aver trascorso a Passerano le estati della sua infanzia nella casa dei nonni, e di esservi tornato da sfollato durante la Seconda guerra mondiale per evitare i bombardamenti su Torino, ricorda certe sue “esplorazioni” nella biblioteca del castello per poter gettare lo sguardo su libri antichi e preziosi (Vedi Astigiani n. 1, settembre 2012).

Già all’esterno non mancano le sorprese: un edificio attiguo viene detto “la zecca” (ora è sede della biblioteca comunale): in effetti i Radicati di Passerano nel 1526 ottennero dall’imperatore Carlo V la concessione di battere monete in oro e argento, anche se in realtà le prime monete videro la luce soltanto nel 1581, a opera dell’incisore Tommaso Roglia. Furono coniate monete locali savoiarde ma anche lombarde, venete, svizzere, tedesche e francesi, spesso contraffatte con leghe di bassa qualità, il che permetteva ricavi cospicui, ma che costò la revoca del previlegio ai Radicati già pochi anni dopo, nel 1594, da parte dei Savoia (vedi Astigiani n. 34, giugno 2021).

 

Nella stanza della torre lettere, spartiti e il pianoforte donato a Julie dalla madre Clara, famosa pianista moglie di Schumann

 

Ma è soprattutto la musica a dare al castello di Passerano un’aura del tutto particolare. Un ambiente, la Stanza della Torre, conserva numerosi cimeli del grande compositore romantico tedesco Robert Schumann, tra cui libri, lettere, dipinti, fotografie e un pianoforte, acquistato dalla moglie del musicista, Clara Wieck, come dono di nozze per la figlia Julie, andata sposa al conte Vittorio Amedeo Radicati, e vissuta dopo le nozze per tre anni proprio in questo castello, sino a poco prima della morte, avvenuta a Torino nel 1872. Julie è un personaggio affascinante, una figura degna di un romanzo dell’Ottocento.

Si legge che fosse bellissima, nonostante la malattia, la tubercolosi, che l’afflisse tutta la vita, proprio come è avvenuto a tante eroine romantiche. La sua infanzia è stata difficile: quando il padre, colpito da una sindrome depressiva detta oggi disturbo bipolare, ma curata allora come postumo di una sifilide, nel 1854 viene rinchiuso nel manicomio di Endenich, Julie, nata nel 1845 a Dresda, ha nove anni ed è già ammalata di tubercolosi, come il fratello Felix. Oltre a Julie e Felix, Schumann e Clara hanno avuto altri sei figli, alcuni dei quali morti subito dopo la nascita; uno di essi trascorse tutta la sua esistenza in un manicomio.

Clara, la mamma di Julie, è considerata la più grande pianista donna dell’Ottocento, una celebre concertista che si è esibita in tutta Europa; conobbe Schumann perché suo padre Johann era l’insegnante di musica di colui che sarebbe diventato suo marito. La sua storia d’amore fu particolarmente contrastata, perché il padre di lei, pur riconoscendo in Robert grandi doti in campo musicale, si oppose decisamente al matrimonio, intuendo la fragilità mentale del suo allievo. Per questo i due si poterono sposare soltanto nel 1840, al compimento dei 21 anni di Clara. Schumann morì due anni dopo il ricovero, nel 1856, ad appena 40 anni, nel manicomio in cui era rinchiuso.

Per Julie inizia a questo punto una sorta di esilio, prima a Berlino dalla nonna, poi in varie città tedesche, ospite di famiglie amiche; viveva nella sua casa di Lipsia con la madre Clara soltanto nei rari momenti in cui questa non era impegnata nelle sue tournée concertistiche per l’Europa. La casa materna era abituale luogo di incontro di tanti tra i più illustri musicisti dell’epoca, come Schubert, Mendelsshon, Liszt e soprattutto Brahms, che si ritrovavano per fare musica insieme, come era consuetudine nelle famiglie tedesche dell’epoca.

I musicisti Robert Schumann (Zwickau, 810 – Endenich, 1856) e Johannes Brahms (Amburgo, 1833 – Vienna, 1897), tra loro Julie Schumann, sposa di Alberto Radicati
I musicisti Robert Schumann (Zwickau, 810 – Endenich, 1856) e Johannes Brahms (Amburgo, 1833 – Vienna, 1897), tra loro Julie Schumann, sposa di Alberto Radicati
I musicisti Robert Schumann (Zwickau, 810 – Endenich, 1856) e Johannes Brahms (Amburgo, 1833 – Vienna, 1897), tra loro Julie Schumann, sposa di Alberto Radicati

La bella Julie contesa tra il nobile piemontese e il musicista Brahms

 

È proprio Brahms, già innamoratissimo della madre Clara, a invaghirsi anche della figlia, nonostante la considerevole differenza di età, perché Brahms ha dodici anni più di Julie. Ma nella cerchia dei frequentatori della casa di Clara Wieck Schumann vi è anche un nobile piemontese, il conte Vittorio Amedeo Radicati di Passerano, gran viaggiatore, appassionato di letteratura e di musica, su cui purtroppo le notizie sono scarsissime. Si sa che a quel tempo “passava le acque” alle vicine terme di Baden-Baden.

Anche lui si invaghisce di Julie, nonostante il divario di età sia ancora superiore a quello tra Julie e Brahms; Vittorio Amedeo è più anziano di lei di 14 anni (è nato nel 1831 a Torino), ed è già vedovo e con due figlie; le chiede di sposarlo e di seguirlo nel suo castello di Passerano. Julie accetta e la coppia andrà così a vivere nell’Astigiano.

Brahms, arriva a chiedere la mano di Julie il giorno dopo che questa si è promessa a Vittorio Amedeo. Ne uscirà mortificato. Il matrimonio tra Vittorio Amedeo e Julie viene celebrato il 22 settembre 1869 a Lichtenthal, nei pressi di Baden-Baden, a quel tempo luogo di residenza della madre Clara. I testimoni di nozze sono Brahms, il fratello di Julie, Ferdinand, e il conte Filippo Gautier.

Brahms scrisse per gli sposi l’Opera 53 per contralto, coro maschile e orchestra (a cui premise la significativa dedica “Per la contessa Schumann, ma con collera nascosta, con rabbia”); una sorta di continuazione di una sua opera precedente, i Canti d’amore in forma di valzer, per voci e pianoforte a quattro mani, composti già come omaggio a Julie, a cui aveva dedicato anche le Variazioni su tema di Schumann, del 1861. Il matrimonio di Julie e Vittorio Amedeo durò appena tre anni.

La coppia ebbe due figli: Edoardo, nato nel 1870 e destinato a morire all’età di soli sette anni, e Roberto Federico, futuro ufficiale del regio esercito, nato nel 1871 e morto a 51 anni nel 1923. Julie morì l’anno seguente la nascita del secondo figlio, il 10 novembre 1872 a Torino, quando stava per dare alla luce un terzo bambino. Le cause della morte sono da ricercarsi nella tubercolosi, aggravata dalle difficoltà dell’imminente parto, ma le condizioni di salute di Julie erano già peggiorate da tempo. Si racconta che la madre Clara fosse consapevole della sorte che attendeva Julie e che la notizia della morte non le sia giunta inaspettata. Quando le arrivò il telegramma che le annunciava il decesso della figlia, Clara era impegnata in un concerto, stava accompagnando un recital di canto. L’artista non volle interrompere l’esecuzione per non creare problemi agli altri musicisti e proseguì a suonare sino alla fine del concerto, senza dir nulla a nessuno.

Vittorio Amedeo fece seppellire la moglie a Parigi, nel cimitero di Père Lachaise; la sua tomba è tuttora conservata nel grande cimitero che ospita le sepolture di tanti personaggi famosi della cultura, dell’arte e della scienza. Ma il rapporto tra il castello di Passerano e la musica non termina con la morte di Julie.

Il castello di Passerano, proprietà della famiglia dei Radicati, appare oggi nella sua veste trecentesca, con aggiunte del XIX secolo. Ospitò anche una zecca

Nel 1875 a Passerano la musica diventa “accademia” con Stefano Tempia

 

Negli anni seguenti il conte Vittorio Amedeo iniziò ad accogliere presso di sé un buon numero di valenti musicisti per dare vita a incontri musicali sul tipo di quelli che era solito frequentare nei mesi trascorsi in Germania. Tra questi musicisti vi era anche un violinista, Stefano Tempia, di Racconigi (1832-1878), già violino solista e direttore d’orchestra al Teatro Carignano di Torino, poi maestro della Cappella di Corte e docente al Liceo Musicale, ma soprattutto grande appassionato di canto corale. Tempia fu anche un eccellente compositore: scrisse più di duecento composizioni, tra cui una Messa solenne in occasione della morte di Carlo Alberto, nel 1864, vari altri brani di musica religiosa, e ancora musiche per orchestra come La carovana, operette, tra le quali Amore e Capriccio del 1869, musiche per violino e pianoforte e per canto e pianoforte.

Stefano Tempia diede vita nel 1875 nel castello di Passerano a un’accademia musicale che dopo la sua morte improvvisa, nel 1878, fu intitolata al suo nome. L’Accademia Musicale Stefano Tempia è stata la prima fondata in Piemonte e, in quanto accademia dedita al canto corale, è stata la prima in Italia. Nel tempo si è avvalsa di collaborazioni prestigiose, tra cui quelle con Lorenzo Perosi e Arturo Toscanini. Tra le sue tappe più significative ricordiamo la prima esecuzione in Italia del Judas Maccabaeus di Haendel, il 1° marzo 1885, e la prima esecuzione torinese della Nona Sinfonia di Beethoven il 18 marzo 1888.

Anche Vittorio Amedeo di Radicati, il marito di Julie, collaborò con la “Stefano Tempia”: si deve a lui la versione in italiano delle pagine di Goethe utilizzate molti anni prima da Robert Schumann per le Scene dal Faust, composizione che venne diretta in prima esecuzione italiana da Giuseppe Martucci il 19 maggio 1895 a Torino. Tutti i concerti della “Stefano Tempia” si svolgevano nel salone del Ginnasio Gioberti di Torino, allora in via Po, fino al 1935, quando la sede divenne il Conservatorio Giuseppe Verdi, dove ancora oggi la “Stefano Tempia” prosegue la sua intensa attività concertistica.

 

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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