Cento parole per raccontare il tuo libro.
Anime segna il ritorno di Coso, personaggio e trait d’union dei racconti contenuti nel romanzo precedente La culla e i giorni. Terminato il primo approccio un po’ surreale a momenti della mia vita, ho capito che mi mancava qualcosa.
Sentivo di dover chiudere una specie di confessione, “Roba” mia che poteva anche evadere. Insomma, un’autobiografia condivisa.
Com’è nata l’idea per questa opera?
Ho pensato a una via di fuga, una lunga avventura che chiude Anime. Stessi personaggi e quartiere di La culla, stessa ricerca di un mondo ben scolpito in memoria e nel cuore. Ho riannodato un po’ di vicende e di tempi, con qualche contaminazione e interferenza più attuale e una chiusa che risolvesse in parte il mistero di Coso.
Quando senti l’ispirazione come ti comporti?
Ispirazione sono i sentimenti, tutti, dolci o tremendi, che diventano, nel tempo, i luoghi del cuore, i rifugi segreti dell’anima, struggenti per come si sono diluiti in ombre e suoni ovattati. Le ispirazioni sono le condizioni magiche restituite, per un attimo, da un profumo o da una musica o da uno scorcio!

Si può vivere in Italia da autori di romanzi?
Si deve, in qualsiasi buco del mondo. Per me scrivere, ricordare, è aver la fortuna di essere accompagnati dai miei personaggi. Creare e abitare una casa comune. È un sortilegio faticoso ma tenerissimo, fatto di attenzioni, comprensione, per vivere meglio.
E poi scrivere è osservare e testimoniare. Se poi la scrittura dev’essere un modo di mantenersi, allora temo non sia facile, soprattutto in Italia.
Come vivi il rapporto con la “tua” città?
Asti è uno dei miei personaggi/presenze, magari camuffata ma riconoscibilissima, da stanare dalle sue parti più intime, nei suoi speciali passaggi speciali di luci e di ombre.
Di Asti mi piace soprattutto il raro silenzio di certi suoi luoghi. Al contrario, detesto chi dimentica o sminuisce ciò che in città è grande bellezza, ritegno, storia e cultura. Negli anni abbiamo assistito a pesanti cesure e ferite su irripetibili spazi – circoli, cinema, osterie – destinati a conservarne lo spirito. Su questo non c’è ineluttabilità di progresso o di fato che tenga.
Progetti futuri?
Non sono più di primissimo pelo. Il futuro, quindi, ha, per forza, un fiato un po’ corto. Insomma, incomincia a essere miope. Programmi? Sperare di riuscire a scrivere ancora, appunto per vivere: per me, per chi mi ha incontrato o per caso mi incontra, e magari dar vita alla terza puntata della saga di Coso.
In ciò che scrivi che ruolo ha l’attualità?
Il presente mi ha suggerito ciò che di brutto, di ansiogeno, di socialmente ingiusto, o turpe, o inaccettabile il nostro bel mondo propone anche oggi. Da lì l’obbligo di raccontare, parlarne, segnalare quanto, per me, era ed è un imminente pericolo.












































