«Nell’anno di grazia 1969, al meccanico Paolo Brusaschetto di Portacomaro, appassionato di motori, venuto a conoscenza del nuovo sport che aveva preso piede in Italia, cioè le corse
su piste di sterrato, l’autocross, venne l’idea di preparare una vettura che potesse gareggiare in queste corse».

La storia della Scuderia Draghi Rossi inizia proprio così, a Portacomaro, nell’officina di Brusaschetto, che continua ancora oggi l’attività, grazie al figlio Enrico. A scrivere è la moglie del meccanico Brusaschetto, Carla, in un diario di famiglia conservato come una reliquia in officina.
Un tomo rosso che porta i segni del tempo, al cui interno sono conservati scrupolosamente foto d’epoca, ritagli di giornali e testimonianze che raccontano di passione per i motori, notti insonni, l’emozione delle gare. Una storia che potrebbe avere la naturale ambientazione lungo la via Emilia, da sempre terra di appassionati di motori e auto da corsa a cominciare dalla Ferrari. E invece i Draghi Rossi hanno disegnato questa storia in un
panorama tutto piemontese.
Portacomaro è stato il terreno fertile della scuderia, che alla nascita portava il nome di “Scuderia Draghi Rossi Portacomaro”.
«Insieme ai fratelli Paolo e Roberto Carretto, Ugo Raviola, Luciano Zanatta, Sandro Risso e Franco Negro fondammo la Scuderia. Di giorno ognuno lavorava per la propria attività, mentre di notte procedevamo con la costruzione della prima auto della scuderia, fra pistoni, bielle e collettori», racconta oggi Paolo Brusaschetto. I primi tre i piloti ufficiali della Draghi Rossi furono lo stesso Paolo Brusaschetto con Franco Negro e Cesare Amerio.
La prima 500 elaborata uscì nel 1969
Le vittorie con il motore DKW

Nello stesso 1969 dall’officina uscì una Fiat 500 elaborata, con una carrozzeria ricavata da un’auto in demolizione. «A prima vista poteva sembrare un rottame, ma arrivata in pista…
era una bomba», continuiamo a leggere nel diario. Il battesimo di questa nuova creatura avvenne sulla pista del “Motor Racing Club S. Bernardino”, di Casale Monferrato.
Brusaschetto, però, non si ferma qui. Con l’aiuto degli amici Ernesto Trinchero e Giuseppe Sardo, l’officina dà alla luce un nuovo tipo di elaborazione, su un motore DKW tre cilindri due tempi, montato sul telaio della prima 500 e proveniente da una Auto Union.
«Io e Trinchero eravamo come fratelli, ma purtroppo è mancato da qualche anno. Lavoravamo tutte le notti per quel motore. Il nostro DKW si è imposto sugli avversari: non riuscivano più a vincere. Ogni domenica c’erano nuove modifiche da fare. Si andava anche in pista per fare assistenza. Erano anni meravigliosi», ci racconta, non senza nostalgia, Giuseppe Sardo, che oggi ha 88 anni.
A pilotare quel bolide era Franco Negro di Variglie, destinato a collezionare un’infinità di successi. Nel 1971 la Scuderia conta quattro vetture, che sfrecciano sugli sterrati delle piste di autocross ogni domenica.
Arriva il 1972, l’anno più caldo per la Scuderia Draghi Rossi. I giornali dell’epoca iniziano a scrivere di questi Draghi che vanno a tutto gas.
Su Astisabato del 17 maggio 1971 Giovanni Ratto annota come «le macchine della Scuderia si sono rivelate oltremodo competitive e superiori ad altre, pur di uguale cilindrata». La Gazzetta del popolo del 16 novembre 1972 dedica un servizio alla Scuderia dei Draghi Rossi che ha fatto razzie di vittorie, e del pubblico che segue quelle spettacolari gare di domenica in domenica.
Nel solo 1972 i Draghi collezionano una ventina di vittorie sempre con Negro al volante che vince anche il titolo di “Campione Italiano Autocross” nella seconda categoria.
«Oggi ho 82 anni. Ho corso per 31 anni, vincendo 530 coppe. La passione per i motori l’ho trasmessa anche a mio figlio, Omar», racconta Franco Negro.
Come si dice, però, dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna. La moglie di
Negro confessa: «Ogni volta che andava a correre ero molto preoccupata. Per fortuna
non si è mai fatto neppure un graffio. Lui era ed è il migliore».
Dal 1974 i Draghi Rossi si spostano a Variglie, casa del pilota Negro. In questo periodo nasce un gruppo autonomo, che vede in sinergia i preparatori Negro, Trinchero e Sardo. Si chiama “Gruppo Elaboratori Astigiani Motori da Competizione” e lavora in parallelo con la Scuderia.

Sempre tra il 1973 e il 1974 fa capolino una new entry: è il giovane pilota, meccanico e preparatore Felice Rosso anch’egli di Variglie, che viene ingaggiato da Negro e diventa un
elemento centrale dei Draghi Rossi. Alla fine degli Anni Settanta cessa l’attività della pista di Casale Monferrato e i Draghi vanno a correre su nuove piste: “La Morra” di Bra, a Santo Stefano Belbo e a Dogliani.
L’autocross piace anche alla donne e non solo come spettatrici. Nel 1975 entra in Scuderia anche la prima donna pilota: Luisella Cerrato, da Tigliole, che si fa notare per la grinta con la quale guida la sua Lancia Beta rossa. «Adoravo e adoro guidare. La gente all’epoca mi guardava stupita, era una novità vedere una donna pilota in quell’ambiente di soli uomini. Ero l’unica della famiglia a correre. Quando iniziai, avevo ancora i bambini piccoli, ma mio
marito non si oppose. In quegli anni le donne non erano emancipate come oggi», ci racconta oggi, a 72 anni e con la stessa grinta.
Il 1975 è stato un altro anno indimenticabile per la Scuderia. Il pilota Paolo Brusaschetto vince il Campionato Italiano Autocross nella classe 1 (elaborate fino a 1000 cc). Alle sue spalle altri due Draghi: rispettivamente Franco Negro e Cesare Tuis. Secondo posto per Negro anche in classe 2 (elaborate da 1000 a 1500 cc).
Arrivano gli Anni Ottanta e la Scuderia entra anche nel mondo dei rally con piloti come Mario Viotti, Gianluca Boffa e i navigatori Massimo Barrera e Claudio Zoppegni. Sul finire di
quegli anni iniziano anche le gare tra fuoristrada e i Draghi Rossi organizzano raduni e gare.
Nel 1988 Felice Rosso vince il Trofeo UAZ nell’ambito del campionato italiano fuoristrada e porta a casa un modello UAZ (marca russa specializzata in fuoristrada a 4 ruote motrici) nuovo di zecca.
Gli anni passano, la passione resta, ma gli impegni esterni frenano l’attività del sodalizio cui servirebbero nuove leve ed energie giovani.

La rinascita del 2001 con dieci rifondatori del sodalizio
«Si era un po’ spenta l’epoca gloriosa. Della Scuderia non si sentiva più parlare. Fino al 2001, però. L’anno della rinascita», spiega Massimo Rosso, figlio di Felice, a oggi presidente dei Draghi Rossi.
La Scuderia Draghi Rossi doveva essere riportata in auge. Così, nel 2001, un gruppo di dieci appassionati decide di rifondarla e darle vita nuova. Ecco i loro nomi: Massimo Rosso, Carlo Testa (anche primo presidente della nuova era), Massimo Barrera, Giorgio Nebiolo,
Morgano Merlino, Gianni Tuis, Massimo Gianuzzi, Giulio Caruso, Alberto Fea e Omar Negro.
Il primo evento organizzato dai nuovi Draghi è la Gymkana del Drago a Castell’Alfero. Seguono il Trofeo regionale amatoriale piemontese del 2004 a Variglie, il Trofeo Italia Nord
Ovest Trial 4×4 sempre a Variglie sia nel 2007 che nel 2009, il Campionato Italiano Velocità Fuoristrada di Montà d’Alba nel 2009 e diverse edizioni del Barbera Motor Fest.
Durante alcune di queste esibizioni i Draghi Rossi accolgono sulle loro vetture anche
alcuni disabili, offrendo loro il piacere di qualche giro su fuoristrada da corsa.
La passione per le gare va di pari passo col lavoro di elaborazioni in officina. Nel 2009 Massimo Rosso e suo padre Felice costruiscono un prototipo auto con due potenti motori Kawasaki da moto. A pilotare il bolide Massimo Rosso, che conquista la seconda piazza nel
Campionato Italiano Velocità Fuoristrada, vincendo ben cinque gare su otto.
Tra i Draghi Rossi di oggi si respira un’aria di divertimento e aggregazione. Tra tutti i grandi campioni di ieri c’è anche il più giovane pilota della scuderia. È il talentuoso Mattia Atzori, classe 2010, 9 anni appena compiuti. Mattia è un pilota di quad, naturalmente elaborati. «La passione per i motori l’ho presa da mio papà. Quando sono sul quad non ho paura: sto
bene e mi diverto. L’unica preoccupata è la mia mamma», racconta sorridendo.
Per ricordare i loro primi cinquant’anni, lo scorso 10 novembre è stato inaugurato in piazzetta a Variglie un monumento, che porta con orgoglio il logo della storica Scuderia, alla presenza del sindaco di Asti, Maurizio Rasero. «La Scuderia Draghi Rossi è un’istituzione; è un fiore all’occhiello che ha permesso di socializzare, in nome della passione per i motori, in una società ormai sempre più individualista», ha dichiarato in quell’occasione il primo cittadino.









