domenica 3 Marzo, 2024
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Parole di Pietra

Per non dimenticare l’attentato di Bologna del 1980

Quell’area intitolata a Mauro Alganon per anni fu un “bosco abbandonato”
Mauro Alganon, vittima della strage di Bologna del 1980

Anche se piuttosto nascosta, infissa nel muro retrostante del palazzo vescovile, una piccola targa di marmo indica che il giardino tra corso Alfieri e via Monsignor Rossi è intitolato a Mauro Alganon, vittima della strage di Bologna del 1980. Mauro, commesso in una libreria astigiana, era il minore dei tre figli di Aldo Alganon, un pensionato di Asti, ex camionista, e avrebbe compiuto 22 anni il 19 agosto di quell’anno.

La mattina del 2 agosto era con l’amico Franco Ponchione nella sala d’aspetto della stazione di Bologna, dove il treno da Asti era arrivato con un’ora di ritardo. Aspettavano la coincidenza per Padova per poi proseguire per Venezia dove trascorrere le loro vacanze. L’amico era uscito a prendere una boccata d’aria pochi minuti prima dello scoppio della bomba che fu fatale per Mauro e per altre 84 vittime di quella strage. Alla vittima astigiana dell’attentato, l’anno successivo venne intitolata quell’area verde di fronte a piazza Roma, dove fu collocato un dipinto acrilico su lastra di acciaio di sei metri per quattro, realizzato da Carlo Carosso (il pittore astigiano di origine greca mancato nel 2007) e donato alla città dalla Federazione Socialista. Nel maggio 1990 il grande dipinto venne trasferito nell’atrio della stazione ferroviaria, dove rimase fino al 2006. Per consentire i lavori di ristrutturazione dell’atrio, venne rimosso il 27 dicembre di quell’anno. Fu poi restaurato e dal 31 luglio 2013 si trova nell’atrio dell’ex palazzo di giustizia di piazza Catena, ora palazzo Mandela, che ospita uffici comunali. 

Il giardino di fronte a piazza Roma fu realizzato dal Comune alla fine degli Anni ’70, dopo che per molti anni quell’area fu lasciata all’abbandono, con una rigogliosa vegetazione spontanea che era cresciuta dietro a una recinzione in legno sempre più malandata.  Erano infatti trascorsi davvero molti anni dal 1963, quando fu demolito il grande caseggiato d’angolo tra corso Alfieri e l’allora via al Tribunale, dal 1969 dedicata al vescovo Umberto Rossi. In quell’edificio di quattro piani trovavano posto sul corso Alfieri il negozio di elettricista e di elettrodomestici di Felice Moisio, la latteria di Michele Chirone e la modista Alba. D’angolo, all’inizio del ’900 c’era la farmacia di Robaldo e Rosa, che poi si trasferì dall’altra parte di via Monsignor Rossi, lasciando il posto all’ufficio postale. Per anni in quell’angolo si pensò di costruire un altro edificio.

Ci fu anche un progetto per una sede della Cassa di Risparmio, ma infine prevalse la scelta dell’area verde. Nel 2009 il giardino assunse l’aspetto attuale, ridisegnato e ristrutturato dall’arch. Giovanni Bo – con l’installazione di suggestive panchine, impianto di illuminazione e della sferica scultura in bronzo Alveare di Jessica Carrol – per conto della Fondazione CRAsti, che ora ne cura anche la manutenzione e provvede all’allestimento delle luminarie nel periodo natalizio. Dal giardino Alganon si entra anche nella caffetteria di Palazzo Mazzetti, collegata al museo.                  

 

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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