giovedì 30 Maggio, 2024
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Una vita per la Musica

Multato per avere fatto ballare gli Astigiani in tempo di guerra

Nino Virano conserva ancora il decreto penale che lo condannò nel luglio 1943
Ci sono vite che si intrecciano con le note musicali. Esistenze vissute come se fossero scritte su uno spartito. La musica diventa una compagna di vita e si resta eternamente innamorati di lei. Questa rubrica racconterà storie di Astigiani che hanno dato e ricevuto molto dalla musica. Testimoni di un territorio dove la passione ha fatto emergere talenti in tutti i settori, dalla classica al jazz, dalla lirica all’operetta e poi ancora i cantautori, le bande, i complessi, i direttori d’orchestra i parolieri. Partiamo con il maestro nino virano e uno spicchio poco conosciuto della sua lunga carriera: fu multato in tempo di guerra per aver fatto ballare gli Astigiani. Una multa che voleva punire la libertà di far musica.

C’è un documento testimone di un “grave reato” commesso nel 1943 da Michele “Nino” Virano – che oggi ha 89 anni – ed è tra i più conosciuti, versatili e simpatici musicisti astigiani.
È un decreto penale datato 17 luglio di quell’anno dal Pretore Mandamentale di Asti, in nome di Sua Maestà Vittorio Emanuele Re d’Italia, d’Albania e Imperatore d’Etiopia.
L’imputazione è “di aver esercitato il  mestiere di suonatore ambulante di fisarmonica senza la prescritta licenza ad un ballo organizzato in tempo di divieto”. Il misfatto, fu accertato il 5 giugno ’43, il suonatore ambulante si vide infliggere un’ammenda di 500 lire.

Il decreto penale del 17 luglio 1943 che condanna Nino Virano a 500 lire di ammenda come suonatore ambulante.

 

“Era una cifra enorme, per allora – dice Virano – con me vennero multati gli organizzatori della serata, Maria Forno e Giuseppe Argenta, mentre i ballerini, una sessantina, se la cavarono con cinquanta lire a testa”. Che cosa era accaduto? Quella sera alla Cascina Gioia, in località Valmanera si ballava in clandestinità, visto che in tempo di guerra era stata proibita ogni manifestazione che non fosse di regime. La gente arrivava alla chetichella, cercando di non dare nell’occhio. C’era anche Renato Sorba, grande appassionato di jazz, che avrebbe portato per primo ad Asti il “Montgomery”, giaccone col cappuccio e i bottoni d’osso che deve il nome al generale inglese. Sorba in seguito si trasferì a Londra, dove divenne titolare di un ristorante, il “Renato’s”.

Nino Virano fisarmonicista a 8 anni alla festa della frazione San Luigi di San Damiano.

 

Ad Asti quel giorno gli organizzatori della festa da ballo avevano assoldato alcuni ragazzini per far da palo attorno alla cascina. “Io ero su una sedia issata sul tavolo posto al centro della sala, sotto una lampada a carburo che bruciando sprigiona un odore acre – ricorda Nino – ma la puzza non era un problema. Suonando continuavo a ripetermi: “Sun-a listess, che chijca lira ‘tla ciapi” (continua a suonare, visto che qualche lira la guadagni). E  invece…”.
Fu a metà serata che accadde l’imprevisto. Dalla strada si sentì l’urlo di uno dei ragazzini: “J’è i moru! J’è i moru!” (i neri, ossia i fascisti della milizia). Ma i militi erano già sulla soglia. “Nel trambusto, riuscii a salvare la mia fisarmonica, che passando di mano in
mano venne nascosta dietro una tenda. A quei tempi malgrado il divieto si ballava lo stesso. Del resto era l’unico modo per esorcizzare la paura della guerra” aggiunge Virano.
E racconta un altro episodio, nella notte di Capodanno tra il 1944 e il ’45, quando al Circolo Sanrocchese” (poi scuola media “Gatti”, in via Roero) fu organizzata una festa in sordina. Ci fu una retata. Io ero recidivo, riuscii a scappare e mi nascosi in cantina, portando con me la fisarmonica, mentre gli altri vennero portati a piedi nei locali dell’asilo Regina Margherita in via Bocca e denunciati. Rimasi nascosto tutta la notte in una botte vuota”. All’epoca Nino Virano aveva 22 anni ed era già un suonatore provetto.

A ottantanove anni continua a suonare

 

Il suo esordio pubblico avvenne a soli otto anni, quando nella frazione San Luigi di San Damiano d’Asti, venne issato su uno sgabello per la mungitura, e suonò alla festa popolare. Da allora, la passione per la musica lo ha sempre accompagnato: suona il pianoforte, il contrabbasso e altri strumenti. Dopo aver fatto parte di numerosi gruppi (tra questi “I Canonici”) che suonavano nei locali da ballo, il successo arrivò nel 1969, quando portò al Festival di Sanremo la canzone “Le belle donne”, cantata da Rocky Roberts, con il testo scritto da Giorgio Conte e Pallavicini.
Per anni Nino Virano ha insegnato musica nelle scuole statali e collaborato con il maestro Giuseppe Gai, alla Corale San Secondo. Ama la storia di Asti, il dialetto, la pittura. Ha tanti amici che “sono il sale della vita e il modo per essere in pace con tutti e con se stessi”.

L’AUTORE DELL’ARTICOLO

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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