Giuseppe Pognante era un canuto e austero docente di disegno in Valle di Susa, da cui proveniva tutta la sua famiglia immigrata in Francia a fine Ottocento: me ne parlava con còlta precisione la nuora Lida Laveroni, nel suo appartamento di via Crispi, a pochi passi dalla storica boutique di pelletteria in corso Dante.
Lida, scomparsa nello scorso dicembre 2020, era un riferimento per le signore astigiane. Già attiva dagli Anni Cinquanta accanto al padre, è stata abile artefice di calzature su misura, e negli Anni Settanta presente alle rassegne di moda italiana. Tra coetanee, al liceo, gareggiavamo nello sfoggiare la cintura o il portafoglio “Laveroni”: Lida, con innato intuito, aveva educato il nostro gusto estetico, indirizzato le nostre scelte verso la qualità e la funzionalità del design manifatturiero di quegli anni.
Con lo stesso garbo, mi indicava i dipinti raccolti dal marito Luigi “Gino”, geometra valsusino e astigiano d’adozione, desideroso di ricordare il padre Giuseppe, diplomatosi nel 1912 all’École Nationale di Belle Arti di Lione e ritornato in Italia per la Prima Guerra Mondiale. Si dedicò alla decorazione della Scuola del Reffo al Collegio degli Artigianelli e della Chiesa del Cottolengo a Torino.
Artista sensibile, condizionato dalla precarietà economica e sociale del tempo, Pognante affrontò il soggiorno in Eritrea e Somalia, tra il 1935 ed il 1939, insegnando negli Istituti Tecnici coloniali e approfondendo le tradizioni culturali dell’Africa Orientale. Paesaggi assolati, mercati brulicanti, teneri ritratti di bambini e festosi villaggi somali sono documentati nel suo vivace taccuino pittorico.

Delle storiche immagini di Mogadiscio, Gino e Lida donarono alla Fondazione Guglielminetti venti dipinti che furono esposti nel 2011 in Palazzo Alfieri con la commossa testimonianza di Aris D’Anelli. La contemplazione della natura lungo i sentieri montani, tramonti sulle cime innevate di Oulx, pascoli del Moncenisio, angoli di baite e cappelle rupestri alimentarono la creazione pittorica dell’artista, durante l’insegnamento alla Scuola d’Intaglio al Melezet di Bardonecchia nel decennio SessantaSettanta e in mostre personali in Savoia e Delfinato.
In particolare, la produzione pittorica conseguì consensi critici nelle esposizioni postume promosse dalla Regione Piemonte, al Castello della Contessa Adelaide con il Comune di Susa (1997) e al Piemonte Artistico e Culturale di Torino (2003), quindi in Asti nella Sala Bonzanigo Eventi per AstiTurismo – FAI Delegazione di Asti (2005) e al Centro Culturale San Secondo (2013). L’interpretazione del motivo floreale accompagnò la ricerca pittorica di Pognante. Con soluzioni sobrie ed essenziali disponeva fiori recisi e frutti stagionali in ambienti domestici o alla luce naturale dello studio, nella casa natale del centro storico di Susa.
Narcisi, viole, ortensie, lillà, rose, dalie e gigli di montagna schiudono le corolle a pennellate vellutate di sfavillanti timbri cromatici, plasmati al raggio nitido del chiarore primaverile o, come nella composizione del 1962, appena velati dalla penombra della cucina, nell’increspatura repentina della tovaglia di rustica canapa provenzale.













































