Dei canti di questua primaverili che scandivano il tempo della rinascita agreste è ormai quasi sconosciuta La Passion de Gesù Crist. Lo studioso cuneese Euclide Milano trovò un prezioso frammento di questa poetica popolare nel 1927 a Neive. Un canto che per il suo carattere essenzialmente religioso, si differenzia dai molti riti di questua profani della società contadina del basso Piemonte, primo fra tutto il Cantè j’euv (cantar le uova) rilanciato negli anni scorsi da Slow Food.
Un tempo particolare, dunque, quello della Quaresima e della Settimana Santa che vedeva una rappresentazione itinerante percorrere le colline dei paesi e delle borgate. Era il canto de La passion de Gesù Crist e il gruppo degli attori, preceduto da un giovane che reggeva una rozza croce su cui appoggiava una stoffa nera, entrava nelle aie delle cascine a narrare le ultime drammatiche ore di Cristo sulla terra. Erano i ragazzi che giravano a gruppi di tre, si inginocchiavano sulla soglia della porta di casa e davano inizio al canto. La questua era proposta il giovedì o il Venerdì Santo: il numero dei questuanti era fisso e la croce ottenuta intrecciando canne o assi di legno, era arricchita da stoffa nera, da rami verdi o coronata di spine o di edera.
Nell’iconografia cristiana medievale l’edera era il simbolo dell’immortalità dell’anima dopo la morte del corpo. L’azione folclorica era dettata dall’intento di celebrare da un lato la morte del Cristo, dall’altro la prossima resurrezione ma anche il tempo della rinascita primaverile e della buona stagione. Un canto di questua che pare distinguersi e quasi contrapporsi al canto laico delle uova, presente nel tempo quaresimale e della Settimana Santa sulle stesse colline.
Euclide Milano raccoglie a Neive, in data 12 febbraio 1927, un ampio frammento del testo ma soprattutto lo spartito musicale della Passion de Gesù Crist, che può aggiungersi, a pieno titolo, ai vari frammenti e testi raccolti in Langa, nel Roero, in particolare dal Gruppo spontaneo di Magliano Alfieri, o nel Monferrato a conferma dell’ampio sviluppo del rito, specialmente nel Piemonte meridionale. Tralasciando i diversi e interessanti risultati della ricerca tra Langa, Roero, Monferrato e anche Provenza, ecco il testo del canto raccolto da Euclide Milano, che ne riproduce anche la musica.
La tradizione del canto della Passione, oggi dimenticata a Neive, è stata invece riproposta a Castagnole Monferrato all’interno di una rappresentazione teatrale della Settimana Santa ideata nel 2003 da Luciano Nattino, indimenticabile regista e studioso di tradizioni popolari. Il canto itinerante originale è accompagnato da suoni/rumori affidati a cantarane, tarabacule, ciapilau e altri strumenti del tempo delle tenebre della Settimana Santa, quando anche le campane tacciono.



La scena rituale con processione è stata riproposta anche il Giovedì Santo del 2018 e del 2019, dopo la scomparsa di Luciano Nattino, affidata alla regia di Antonio Catalano e Massimo Barbero. Una riproposta che ha confermato anche la tradizione dei “manigoldi”, i carnefici di Cristo, che un tempo, secondo testimonianze di anziani, erano interpretati da persone del posto. Nel 2020, a causa della pandemia, la rappresentazione è stata ripensata e proposta on line con letture e interventi.
La ricerca di Euclide Milano a Neive, il pais di Sgnuret, riguarda anche la curiosa Féra dij cubiot del 22 dicembre alla quale si dava convegno tutto l’elemento giovanile dei dintorni, sia femminile che maschile, poiché seguendo un’antica usanza, in queste zone eminentemente agricole, i matrimoni si sogliono celebrare in inverno e colà si dovrebbero fare nuove conoscenze, ideare nuove relazioni o consolidare quelle antiche. Molto umoristico è il motto delle ragazze […] che dicono di recarsi alla fiera per coumpré el mariau. Un modo di dire che spiega lo scopo della fiera che è stata ripresa da alcuni anni a Santo Stefano Belbo.
A Neive infine anche il vanto di uno dei tanti ponti del diavolo del Piemonte tradizionale. Quello narrato nella leggenda sul torrente Tinella e riportato dallo studioso braidese è ricordato soprattutto per l’astuzia del campanaro e sacrestano della chiesa di Santa Maria del Piano che riuscì a gabbare Berlicche, il diavolo.












































