martedì 10 Marzo, 2026
HomeMemorie a tavolaUscire dal guscio e cantare in compagnia
Memorie a Tavola

Uscire dal guscio e cantare in compagnia

È primavera: il tempo delle uova
L’uovo: alfa e omega, uno-tutto, perfezione. Unità conchiusa ma feconda di nascita, sviluppo, differenziazione. Che si tratti dell’uovo “cosmico”, posto all’origine del mondo da parte di alcune antiche civiltà, o del significato di fertilità e dell’eterno ritorno della vita attribuitogli dai culti pagani, o, ancora, del forte valore che acquistò nella religione cristiana che lo vide come il simbolo della resurrezione di Cristo e della rinascita dell’uomo.

L’uovo: alfa e omega, uno-tutto, perfezione. Unità conchiusa ma feconda di nascita, sviluppo, differenziazione. Che si tratti dell’uovo “cosmico”, posto all’origine del mondo da parte di alcune antiche civiltà, o del significato di fertilità e dell’eterno ritorno della vita attribuitogli dai culti pagani, o, ancora, del forte valore che acquistò nella religione cristiana che lo vide come il simbolo della resurrezione di Cristo e della rinascita dell’uomo. Un’infinità di simbologie, dunque, circonda le uova, non ultime quelle – più laiche, semplici e popolari – che le associano alla primavera, alla fine dei rigori dell’inverno, al desiderio di uscire “dal guscio” per respirare un’aria che odora di nuovo. E, non secondario, per stare insieme e ravvivare i legami della comunità. Forse non è un caso – passando a terreni più profani come quello della gastronomia – che le uova trionfino in cucina proprio in questa stagione: frittate profumate di erbette fresche, insalatine di campo con le uova sode e un’idea di cipollotto novello, uova morbide a ricoprire una padellata di asparagi teneri. Poi ci sono le uova di cioccolato per festeggiare la Pasqua, ma questa è un’altra più recente storia.

Piuttosto va sottolineato il ruolo della uova nella frugale economia contadina di un tempo: il pollaio era una risorsa importante e le donne di casa con la vendita delle uova – dei pulcini e dei polli così come del latte della stalla – arrotondavano il magro bilancio familiare, riservando il consumo interno di uova a casi eccezionali, un bambino deboluccio, un parente convalescente, un anziano debilitato ai quali si offriva un uovo fresco da bere crudo o, per scialare, un tuorlo sbattuto con un cucchiaino di zucchero. Mettiamo insieme tutti questi elementi – i retaggi dei culti di fertilità, le simbologie religiose, la primavera che si risveglia, il valore dell’uovo come alimento – e si spiega l’antica e bellissima questua delle uova, una delle espressioni più suggestive della tradizione popolare rurale del Basso Piemonte. 

La tradizione del “cantar le uova” è ancora viva in alcune zone di Langa e Monferrato

 

L’allegra questuadel Cantè j’euv

 

Il rituale è conosciuto, oggi che il Cantè j’euv, abbandonato e pressoché estinto, è stato riproposto negli anni Sessanta da un gruppetto di musicisti del Roero, rivitalizzato e trasformato dalla “banda” di Carlin Petrini che invitò a cantar le uova nelle Langhe gruppi musicali italiani ed esteri, reso sistematico a partire dal 2000 nel Roero come una vera e propria folk kermesse, con tanto di postazioni regolamentate e stand gastronomici. La ricaduta sul territorio astigiano e monferrino si è fatta presto sentire, e diversi gruppi spontanei, Pro loco, frazioni e comuni organizzano il loro Cantè j’euv. È forse in queste piccole realtà che rivive la magia del rituale antico: gruppi di persone che percorrono le vie del paese o i viottoli di campagna nelle notti di Quaresima che precedono la Pasqua, una fisarmonica o una chitarra che dà il “la” alla canzone della questua (Suma partì da nostra cà, ca i-era n’prima seira, per amnive salutè, deve la bun-ha seira), qualche lontano abbaiare di cani, l’attesa e il proseguimento della canzone (O se voeri den-e d’euv de la galin-ha bianca, l’an ben di-ne i vostri ausìn ca l’è trei dì ca canta), una finestra che si apre, un cesto di uova che viene calato o, ancor meglio, il padrone insonnolito che apre l’uscio e invita i musicanti e i cantori a entrare per un bicchiere di vino. I ringraziamenti e il congedo dei questuanti non si fanno attendere mentre i padroni di casa, con il loro dono, sperano in un buon raccolto e in una prospera salute. Se la questua è infruttuosa, possono partire le “maledizioni”, cantate con simpatica cattiveria.

Oggi, nel rinnovato e “moderno” Cantè j’euv, non è raro che l’accoglienza nelle case e nelle cascine – nel periodo deputato non ci si lascia cogliere impreparati – sia ben più generosa. Ai questuanti si offre non solo il vino ma spesso buon pane e un tagliere di salumi, da un crudo che inizia a stagionare al roseo salame cotto da tagliare un po’ spesso, a una fetta di lardo cui è stata grattata via la concia di sale. E qualche padrona largheggia, con frittate, acciughe e bagnèt, due cucchiaiate di insalata russa, qualche bugia del Carnevale appena passato. Intanto il ragazzo travestito da fraticello accumula nel cesto le uova. In passato venivano vendute e il ricavato integrava le finanze per organizzare la festa dei coscritti, oppure andavano a finire in grandi frittate da consumare nel “merendino” di Pasquetta. La questua, in tal modo, assumeva pure una valenza ridistributiva della ricchezza, tant’è che i cantori, per lo più di modesta estrazione sociale, si indirizzavano alle case che disponevano di maggiori mezzi economici. Nell’attuale “Cantar le uova” può succedere, a seconda dei luoghi, che la questua abbia scopi solidaristici oppure che cooperi a finanziare attività a beneficio della comunità. Piace pensare, tuttavia, che qualche uovo, messo in comune, rallegri il picnic del lunedì dell’Angelo, magari utilizzato per confezionare quella torta di castagne che continua a essere di rito in una buona parte dell’Astesana. Da gustare insieme, ovviamente. 

Le Schede

GLI AUTORI DELL'ARTICOLO

Paola Gho e Giovanni Ruffa

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

3,917Mi PiaceLike
0FollowerFollow
0IscrittiSubscribe

GLI ULTIMI ARTICOLI CARICATI

IN EVIDENZA

La tormentata storia del Centro Studi Alfieriani

La nascita nel 1937 del Centro Nazionale di Studi Alfieriani in contemporanea con quelli dedicati a Leopardi e Manzoni L’astigiano Bruno Gambarotta, con la consueta...

Stemmi Comunali

La corona e lo scudo sono in tutti gli stemmi   Lo stemma come elemento di identità che affonda le sue origini nella storia o viene...
Andamento popolazione residente

Persi in un anno duemila residenti

Culle vuote e troppe bare Un allarme sociale   Immaginatevi un paese intero, come Incisa Scapaccino, che svanisce. Oltre duemila abitanti persi nella voragine di questo “inverno demografico”...

Sul calendario giugno-luglio-agosto-settembre 2020

22 giugno Salvi per il rotto della cuffia i 210 posti di lavoro alla BCube che erano a rischio per lo scadere del contratto...

Accadde nel secondo e terzo trimestre 2010-1920

2010 9 aprile – viene inaugurato in via Natta lo Spazio San Giovanni, prima tranche del Museo Diocesano 19 settembre – Tanaro Trincere Torrazzo vince...

La collina di Spoon River – settembre 2020

Renza Rosso 18 maggio 1926 - 1 luglio 2020 Insegnante di inglese Mi definiscono cittadina del mondo, ma sento forte il legame con mia sorella...

Il ghiacciolo omaggio di Nilva

Non ricordo più se fossero Motta oppure Algida o Eldorado o Tanara oppure di qualche marca locale. So però che li vendevano Nilva e...

Un catalogo botanico al tempo della “Bolla dei Tulipani”

Il Florilegium amplissumum et selectissimum di Emanuel Sweerts, prezioso esemplare a stampa pubblicato ad Amsterdam nel 1631, nasce in realtà quale sontuoso catalogo pubblicitario...

CONTRIBUISCI A QUESTO ARTICOLO

INVIA IL TUO CONTRIBUTO

Hai un contributo originale che potrebbe arricchire questo articolo? Invialo ora, saremo lieti di trovargli lo spazio che merita.

TAG CLOUD GLOBALE

TAG CLOUD GLOBALE
INVIA IL TUO CONTRIBUTO

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE