Riunirsi all’aperto, passeggiare sull’erba, riscoprire l’ambiente sono divenuti nell’ultimo anno esigenze vitali, come l’aspirazione ad immergere nel paesaggio progetti architettonici per funzionalità quotidiana e decorazione urbanistica.
Dopo la solitudine pandemica, la nuova stagione ci offre l’occasione di scoprire realtà talora dimenticate, come le strutture di Eugenio Guglielminetti divenute sculture monumentali sulle rotonde urbane. Essenziali esempi di funzionalità architettonica ed ambientale, come le quinte in ferro progettate per il Giardino di Palazzo Alfieri, soluzione contemporanea di antica radice drammaturgica.
Nato il 17 luglio 1921, cento anni or sono, Eugenio Guglielminetti apparteneva alla generazione dei visionari e poliedrici artisti del Secondo Dopoguerra. Allievo di Felice Casorati all’Accademia Albertina, con la cerchia torinese degli astrattisti Paola Levi Montalcini, Albino Galvano, Filippo Scroppo, espose alla rassegna “Arte astratta e concreta” nel 1951 alla GAM di Roma, evolvendo dall’esperienza metafisica a una personale creazione neoplastica.
Durante i soggiorni parigini degli Anni Cinquanta, approfondì le tendenze delle avanguardie europee, le ricerche di Mondrian, di Kandinskij, attratto dalle soluzioni spaziali di Prampolini, di Gordon Craig e Appia nella conquista di un linguaggio scarno ed evocativo. La professione scenografica lo condusse sui palcoscenici europei e americani, ma il cuore restò ad Asti, ove promosse il Circolo Culturale “La Giostra” nel centro storico cittadino (1946-1952) e fu consulente artistico della Galleria d’arte “La Giostra” di via Verdi, diretta da Carla Tizzani Masseroni con Amelia Platone e Valerio Miroglio negli Anni Sessanta.

I ricordi dei giochi infantili nel laboratorio meccanico paterno, i frammenti ferrosi assemblati nei depositi della Way Assauto, la grande industria astigiana della famiglia Griffa, complici il coetaneo Giorgio e i tecnici, divennero macchine e gabbie nei disegni, grovigli e stele nella modellazione dei tondini di ferro.
Il lineare monotipo su carta “Macchina”, esposto nel 1954 alla Biennale di Venezia, fu trasposto in lamiera nel 1955: “Armatura” è un curioso esemplare astratto, originato dalla riflessione dinamica cubo-futurista. Nella fantastica spirale si condensano forma plastica e lirismo meccanico in un assolo tridimensionale, di intensa suggestione. L’incanto emozionale e spaziale coinvolge il visitatore di Palazzo Alfieri, durante la sosta nel Giardino, dedicato al Maestro e all’attrice Ileana Ghione che frequentò il Liceo classico astigiano.
Nella penombra dell’immaginaria cavea ideata da Guglielminetti per l’attività culturale cittadina, quella piccola ala spiraliforme, calata tra le rose bianche come una magica astronave, indica l’armonica e costruttiva potenzialità di tecnologia e poesia.
Per il Centenario del Maestro, alla Fondazione Eugenio Guglielminetti di palazzo Alfieri sarà visitabile la mostra antologica di dipinti, dal 19 giugno al 15 agosto 2021 (martedì-domenica 10-19; sabato e domenica su prenotazione al 388-16 40915 o prenotazioni@fondazioneastimusei.it












































