Tutto nasce dal ritrovamento a Vesime, negli anni Settanta del secolo scorso di due steli antropomorfe in pietra arenaria, una maschile e una femminile, usate come antichi pali di testa dei filari di una vigna in regione Paroldi.
Una scoperta che gli antropologi definiscono “uno straordinario reperto folklorico, segno del magismo contadino profondamente radicato sulle colline ancora nel corso della prima parte del Novecento”.
Quelle steli abbandonate erano state sostituite dai più semplici grossi pali di testa in legno. Ma quelle pietre scolpite, quasi a ricordare i giganti dell’Isola di Pasqua, sono diventate oggetto di una ricerca che ha portato a sviluppi importanti.
«Nel 1980 quando ho potuto osservare le uniche due pietre rimaste erano sulla proda di una piccola vigna poco distante detta Camongin – commenta il prof. Piercarlo Grimaldi – L’abbandono di quelle pietre che sfidavano il vento come arpioni nel ventre della balena-collina era avvenuta già da decenni.
Rimaneva però ancora vivo nelle memoria delle persone più anziane il ricordo di quel particolare vigneto che colpiva l’immaginario dei contadini in questa Langa ancora “selvaggia” e lontana dai fasti enoturistici che l’avrebbero coinvolta e stravolta nei decenni successivi”.
Un’anziana contadina ricordava il lavoro invernale di quei particolare scultori detti picapére, scalpellini che per un piatto di polenta o poco più lavoravano i blocchi di arenaria messi da parte dai contadini durante i lavori di scasso dei terreni. Facevano mortai, lavelli, conche per il mangiare e bere degli animali. Probabilmente avevano scolpito anche quelle pietre per segnare una ventina di filari di quella vigna unica e magica. E appunto quel segno antico, che rischiava di perdersi, è tornato a prendere forma dopo un vasto e profondo lavoro di ricerca antropologica.

Entra in scena Oscar Farinetti che nella prefazione del libro La vigna magica racconta l’evoluzione del progetto per “ripopolare di pietre magiche le vigne di Langa”. «Quando l’amico Piercarlo Grimaldi mi parlò delle ritrovate pietre
antropomorfe sulle alte colline della Langa stavo per aprire Eataly a Roma… Non esitai a cogliere al volo l’idea di inaugurare l’opera anche con le due pietre antropomorfe, ciò che rimaneva dei capitesta della vigna magica nata per combattere il flagello della fillossera che tra Ottocento e Novecento aveva colpito anche le Langhe, bruciando vigne e uomini, cascine e sogni di tante generazioni. Quelle pietre della magia contadina anche nella città eterna assolsero alla funzione che ebbero nella Langa portando fecondità e fortuna all’impresa romana».
«A partire da questo risvegliato magismo di tradizione – continua Farinetti –, dal grande lavoro espositivo e di ricerca promosso dalla Regione Piemonte, affascinato dal dibattito scientifico di Terra Madre del 2008, riassegnai una fetta di vigna dei poderi Mirafiore di Serralunga d’Alba alla protezione degli antenati di pietra. Un progetto di postmodernità che recupera il filo del tempo dei nostri avi. Quello che i contadini hanno coltivato praticando l’economia circolare cui oggi tutti cerchiamo in vari modi di conformarci perché è nel rispetto dei ritmi circolari della natura che si trovano le ragioni più profonde di questa traiettoria di un nuovo umanesimo produttivo».
E così a presidiare la vigna all’ingresso dei Tenimenti di Fontanafredda a Serralunga d’Alba è stato chiamato Ferdinando Gallo, tecnico in pensione della vetreria ex Avir di Asti che ora interpreta le forme delle pietre nella sua campagna natale di Vesime, e ha scolpito dodici pietre a partire da quelle ritrovate. È nata così questa nuova vigna magica che ha già prodotto il suo vino imbottigliato, un Langhe rosso doc in 6666 bottiglie numerate.


Il progetto oltre alle pietre scolpite si arricchirà anche di una tradizionale topia per accogliere i visitatori all’ombra dei tralci e trasformare quella vigna in luogo del cuore e della memoria. Piercarlo Grimaldi, ex Magnifico rettore
dell’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo e ora presidente di Astigiani, è rimasto affascinato dalla scoperta di quelle pietre e ha condotto la ricerca che ha portato alla nuova vigna magica di Serralunga e al libro che ne racconta origini e storia.
Scrive Grimaldi: «Queste terre ancora percorse dalla fenogliana malora nella prima parte del Novecento, sono oggi riconosciute universalmente come intangibile paesaggio vitivinicolo cui il mondo guarda con ammirato stupore
di fertilità e di bellezza. Un patrimonio dell’umanità che va custodito anche
recuperando le memorie degli anziani che con generosità hanno lavorato queste campagne, dando vita ad un’educata antropizzazione sostenibile. Contadini che sanno che lavorare è vestire la terra, come aveva ben compreso Cesare Pavese».
E ancora. I pali da vigna antropomorfi in pietra ritrovati in Langa sono un enigma antropologico sciolto attraverso una lunga ricerca indiziaria. Una cultura che scolpendo venti coppie di pali da testa, erige un’acropoli sulle più erte e remote colline selvagge, lontane da dio e dai santi, dove non c’è attesa che l’arte popolare esprima una così alta vertigine di stupore e di fecondità della natura, una memoria/ monumento di pietra».
A quarant’anni dal ritrovamento in quella vigna posta sul crinale che separa la
Langa cuneese da quella astigiana, il vigneto magico ritorna a nuova vita in
un progetto che «può essere ascritto anche alle tante forme e pratiche museali che costellano le comunità contadine alla ricerca di una memoria della tradizione luttuosamente troppo presto consegnata all’oblio della modernità».

I pali da vigna realizzati da Nando Gallo, neo-picapere che nel solco della tradizione contadina ha lavorato con antica creatività l’arenaria di queste colline, ritorneranno ad esercitare la funzione magica di protezione e fertilità che avevano in un passato in cui il magismo contadino governava il trascorrere del circolare tempo lunare della tradizione?
«Non ci resta che attendere pazientemente che il tempo faccia il suo giro – conclude Grimaldi – , che le stagioni trascorrano sulla vigna per vedere se la sperimentazione avrà un esito positivo oppure i tempi nuovi decreteranno la fine di questo laboratorio di cultura popolare».
Il libro La Vigna magica racconta anche di altri simboli del magismo contadino in Langa raccolti e studiati da Grimaldi che fanno parte della stessa costellazione simbolica delle pietre antropomorfe: dalle Pietre del fulmine contro le grandinate alle Ossa della terra attraverso una carrellata storico antropologica su luoghi, testimonianze e tracce ancora ritrovabili.







































