I primi pompieri astigiani si organizzano nell’agosto del 1834 con 8 guardie e un caporale
La loro denominazione ufficiale è Vigili del Fuoco, ma per tutti sono i pompieri, in dialetto pumpìsta, ricordando le pompe che utilizzano per lanciare l’acqua sugli incendi.
In realtà le loro attività, oltre alla lotta agli incendi, sono molteplici, dalla semplice apertura della porta di chi si è chiuso fuori casa, agli interventi in caso di incidenti ai salvataggi nelle grandi calamità: tutte operazioni che svolgono con grande professionalità e senso del dovere, tanto che i vigili del fuoco godono di una immagine estremamente positiva presso l’opinione pubblica.
Il corpo nazionale dei Vigili del Fuoco è stato istituito ottant’anni fa, ma ad Asti, come in altre città, i pompieri comunali erano già attivi dalla prima metà
dell’Ottocento. La storia è punteggiata dalle esperienze di spegnimento degli incendi un tempo compiute con pochi mezzi e con attrezzature rudimentali.
Chi si trovava sul luogo dell’incendio interveniva in aiuto di parenti, amici o vicini di casa. Nelle campagne, per esempio, i contadini si inventavano pompieri per domare il fuoco che spesso si sviluppava nelle cascine e nei fienili: le campane suonate a stormo davano l’allarme a tutta la zona. La Pro
loco di Montechiaro, durante varie edizioni della sfilata del Festival delle Sagre, ha ben ricostruito i momenti degli incendi in campagna.
Quegli allarmi hanno stimolato la nascita delle prime “società del fuoco”, alcune diventate società di mutuo soccorso con formule assicurative che prevedevano il risarcimento dei danni subiti dai fabbricati e per le cose andate distrutte. Il primo corpo astigiano strutturato per lo spegnimento degli incendi venne costituito con delibera comunale del 21 agosto 1834, dieci anni dopo l’istituzione da parte di Carlo Felice di Savoia, attraverso la firma delle Regie Patenti del 27 aprile 1824, del Corpo delle Guardie del Fuoco nelle città e nei Comuni del Regno di Sardegna.

Tra i documenti custoditi all’archivio storico del Comune di Asti c’è la concessione del 31 gennaio 1835, firmata da Carlo Alberto di Savoia, che accoglieva la richiesta dell’amministrazione cittadina di “stabilire una compagnia di guardie del fuoco”. Si prevedeva il reclutamento di tre caporali e sedici guardie, ma nei primi tempi vennero impiegati un solo caporale e otto guardie, guidati dal sergente istruttore Angelo Valessina, già allievo delle Guardie del Fuoco di Torino.
Nella scelta dei primi pompieri chiamati a fronteggiare svariati casi di intervento, vennero considerate le attività lavorative: erano infatti richiesti muratori, carpentieri, lattonieri, ferrai, fonditori e sellai. Avrebbero mantenuto il loro lavoro, con l’impegno a presentarsi in caso di emergenza avvisati dai rintocchi delle campane e dal richiamo di un trombettiere.
Il regolamento prevedeva reclutamento di uomini con età massima di 35 anni, alti almeno 1,60 metri e che avessero adempiuto gli obblighi militari. Fu prevista una divisa e una dotazione di una pompa idraulica su carro e attrezzi
come zappe, badili, accette e scale. La sede del corpo fino al 1879 fu la Caserma della Mussa, poi Colli di Felizzano (oggi sede del polo universitario Astiss).
In quella caserma aveva alloggio gratuito il trombettiere che durante le emergenze aveva il compito di dare ai colleghi (che non stazionavano in caserma) i segnali di chiamata e delle manovre da eseguire.

Nel 1858 il gruppo cresce. Un sergente, due caporali 14 vigili e un trombettiere
Con il tempo le attività dei pompieri astigiani crebbero e si arrivò alla stesura di regolamenti adeguati alle nuove esigenze.
Tra i 69 articoli del regolamento approvato dal Consiglio Comunale il 9 luglio 1858 e firmato dal sindaco Palmiero venne definita l’istituzione e la composizione di una “Compagnia di Vigili del Fuoco per questa Città, Borghi e Territorio… istituita per recar pronto soccorso in caso d’incendio, prevenirne i progressi ed estinguerlo”.
All’articolo 2 si legge che “Le spese relative tanto al personale che al materiale del servizio d’estinzione degli incendi sono sostenute con normale assegno sul civico Erario alla relativa categoria del bilancio comunale d’ogni anno”. È inoltre definita la composizione del corpo e la paga di ciascun elemento: Sergente 200 Lire, due Caporali 95 Lire ciascuno, quattordici Vigili 75 Lire ciascuno e 95 Lire al “trombetta”.
L’amministrazione, l’ispezione e il governo della compagnia erano affidate al Sindaco che si avvaleva di un delegato, di tre Consiglieri e di un impiegato comunale con il ruolo di segretario. Era stabilito che i vigili, una volta a settimana da aprile a ottobre e una volta al mese negli altri periodi “verranno istruiti nell’arte d’estinguere gl’incendi, ed ammaestrati particolarmente nel modo di salvar le persone nonché gli effetti loro, dalle fiamme in caso d’incendio”.
Gli spazi della Caserma della Mussa risultarono insufficienti ad ospitare le attrezzature dei pompieri astigiani che nel 1879 si trasferirono nella parte retrostante dell’Alla, la grande struttura in mattoni di piazza Alfieri, demolita nel Dopoguerra per far posto al Palazzo della Provincia.

Nel 1895 va in pensione dopo 35 anni il sergente Giovanni Varisella
Altre attrezzature vennero custodite nell’Officina del Gas che si trovava nell’attuale area tra corso Einaudi, corso Galileo Ferraris e via Baudoin. Sfogliando il progetto comunale di riforma del corpo, datato 1895, si può leggere il cambio di denominazione in “Compagnia dei Civici Pompieri”.
Il documento elenca la necessità di “introdurvi nuovo personale giovane, svelto ed adatto al servizio che gli è affidato” considerando “l’avanzata età di parte dei componenti la compagnia stessa”, oltre all’introduzione della figura del magazziniere, ma soprattutto del grado di Comandante “da conferirsi a persona che per studi e pratica fosse atta, nel momento del pericolo, a dare
tutte quelle disposizioni a prendere quei provvedimenti che l’arte può suggerire, ed avesse altresì per la sua posizione personale quell’autorità e quell’ascendente necessari per dirigere tutte le persone che dal presente ordinamento vengono sottoposte al suo comando”.
Il Comandante avrebbe dovuto avere il titolo di geometra e sarebbe stato scelto tra gli impiegati dell’ufficio tecnico comunale. Di fatto veniva “pensionato” chi per 35 anni aveva guidato i pompieri astigiani: il sergente ormai settantacinquenne Giovanni Varisella, coadiuvato dal 1862 dal caporale Giovanni Ghnò e dal 1870 dall’altro caporale Antonio Icardi.
Nel nuovo progetto, approvato dalla giunta del Sindaco Gabriglia, è indicato che “I Pompieri o Graduati potranno pure essere comandati a prestare il servizio di guardia in sussidio od in concorso alle guardie di polizia urbana nonché per quegli altri servizi che la giunta municipale crederà opportuno di determinare”.
Sono anche definite, oltre alle paghe annuali, le indennità da corrispondere a ciascun pompiere, a seconda del grado, durante gli incendi o nelle guardie in locali pubblici o teatri. Si legge, inoltre, che i cittadini che avranno richiesto il servizio delle pompe dovranno pagare al Comune una somma di 20 Lire e altre quote per l’utilizzo degli attrezzi di servizio.
Un esempio. Nella relazione sull’intervento compiuto il 18 maggio 1908 per spegnere un incendio nella cascina Migliarina in frazione Valletanaro, di proprietà del sacerdote Antonio Barbero, parroco di Montemarzo, in cui furono distrutte tettoia, vettovaglie e attrezzi rurali, è riportato che il conto fu di 90,50 Lire.
Si annotava la presenza del direttore Santino Mutisio, del sergente Domenico Cornetti, dei caporali Pietro Barbero e Vittorio Euria che, con l’intervento di nove pompieri, avevano utilizzato due pompe.

I servizi d’emergenza prevedono una quota a carico di chi chiama i pompieri
Il sacerdote proprietario della cascina risultava assicurato alla società “La Fondiaria” e le cause dell’incendio furono ritenute casuali. Le ulteriori innovazioni del Novecento, unite alla diffusione del motore a scoppio, portarono all’utilizzo di motopompe e attrezzature più adeguate.
Ai pompieri astigiani era necessaria una nuova e più spaziosa caserma con camerate. Una delibera podestarile del 1928 definì che una parte dell’ex Caserma San Giuseppe di via Scarampi, di fronte al Casermone dei Bersaglieri (vedi Astigiani n.8, pag. 4), sarebbe stata adattata per diventare
Caserma del Pompieri.
Terminati i lavori di restauro e adattamento, costati 148.000 Lire, la nuova sede venne inaugurata nel 1930.
1930: inaugurata la caserma di via Scarampi
Era moderna per quei tempi e dotata di “castello” d’allenamento. Si trovava in un luogo centrale per raggiungere l’intera città, considerata l’ampiezza dell’allora area urbana, ma anche gli altri Comuni da cui veniva richiesto l’aiuto dei pompieri astigiani.
Consultando l’elenco dei servizi del periodo 1924-1934 se ne contano 136 svolti nel Comune di Asti (mediamente 12 all’anno) e solo 44 fuori, uno dei quali avvenne a Portacomaro il 7 ottobre 1930. In quell’occasione il Podestà di Portacomaro scrisse al Podestà di Asti esprimendo “vivi ringraziamenti per il sollecito intervento”.
Dalle relazioni di servizio emergono squarci di attività del tempo.

Il 14 gennaio 1935 rischiò di andare a fuoco il Teatro Alfieri
Il 14 gennaio 1935 il brigadiere Giuseppe Bo descrive, in perfetto burocratese, un intervento anti incendio che stava per coinvolgere seriamente il Teatro Alfieri: «Alle ore 5 del mattino il signor Chiusano Giovanni esercente la Trattoria del Falcon Vecchio in via San Secondo si recò personalmente in Municipio a richiedere i pompieri per l’estinzione dell’incendio sviluppatosi ad un cumulo di assiti depositati nel cortile inerente al Teatro Alfieri tenuto in affitto dal signor Gatti falegname e che aveva visitato in seguito ai rumori
intesi dalla propria camera.
I piantoni al municipio Penasso Luigi e Bottero Eligio ricevuta la relazione dal suddetto Chiusano, mentre che il Penasso ha trasmesso la richiesta alla Caserma pompieri, il Bottero accompagnato dal manovale avventizio Ghno si portò immediatamente sul posto cercando con ogni sforzo ad arrestare le fiamme che già abbastanza alte e violente si propagavano alla tettoia e soffitto in legno soprastante abbattendo gli assiti incendiati e gettandovi sopra delle immondizie poscia senza perdere tempo munitosi di una piccozza si portò sul palcoscenico del Teatro e rotto lo sportello armò l’idrante del lato destro del palco riuscendo così ad arrestarlo.
Giunsero intanto i pompieri dalla Caserma con automezzi ed autobotte al Comando del sottoscritto, i quali effettuarono in breve lo sgombro del legname intaccato dall’incendio ed a spegnere le parti del soffitto e tettoia scongiurando in breve ogni pericolo di propagazione.
L’incendio che sviluppatosi a materiale di facile combustione assumendo subito proporzioni ed insito proprio a contatto col palcoscenico del Teatro mediante porte di comunicazione e palchetti in legno se non fosse stato del pronto intervento della guardia pompiere Bottero aiutato per quanto ha potuto fare anche dallo Ghno, si estendeva certamente al palcoscenico mettendo poi in seria difficoltà la probabilità di poterlo arrestare all’arrivo delle due squadre della caserma, per cui va al Bottero ed allo Ghno il meritato compenso.
Nell’opera di estinzione non venne impiegato il macchinario poiché fu sufficiente solo l’idrante armato in primo tempo dal Bottero. I danni causati salgono ad appena qualche centinaio di Lire. Si attribuisce che la causa della manifestazione avvenga da rifiuti di stufe depositate ancora calde o incendiate in un cumulo di immondizie depositate in un angolo vicino al legname».
Parteciparono a quell’intervento, oltre al brigadiere Bo, anche gli autisti Quasso e Avidano, con le guardie pompieri Tosetto, Carlo e Francesco Valenzano, Saracco, Moroni, Bagnasco e Masoero. Il conto ammontò a 75,25 lire, di cui 25 Lire per gli automezzi e 50,25 lire per un’ora e mezza di impegno del personale.
Anche i pompieri astigiani subirono un’importante trasformazione in seguito al Regio Decreto del 1935 che definì una nuova organizzazione con il passaggio da istituzione comunale a ente nazionale, come indicato all’articolo 1: “È istituito e posto alla diretta dipendenza del Ministero dell’interno il Corpo pompieri per la prevenzione ed estinzione incendi e per soccorsi tecnici in genere. I servizi del Corpo hanno organizzazione provinciale, con comando nel capoluogo delle Provincie e distaccamenti nei centri più importanti; vengono effettuati mediante contributo obbligatorio di tutti i Comuni della Provincia”.
Seguì la circolare governativa del 15 febbraio 1936 che, annunciando la transizione a una nuova organizzazione a livello nazionale, definì il passaggio di personale, impianti, locali e dotazioni in gestione all’Amministrazione provinciale e alla dipendenza del Comando provinciale. Il comandante avrebbe rispettato le direttive del Prefetto per assicurare la continuità dei servizi.
Nasce il corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, ad Asti si stila l’elenco di uomini e mezzi
In un documento dell’Archivio Comunale, datato 22 febbraio 1936, è elencato
il “materiale pompieristico esistente”, probabilmente stilato in previsione della riorganizzazione del corpo: “1 automezzo Fiat 621, 1 scala aerea girevole rimorchiabile Magirus, 1 motopompa Fiat Taurini portata litri 1200 al minuto primo, 1 motopompa Bergomi autoadescante portata litri 900 al minuto primo, 1 pompa premente su carro a quattro ruote trainata a cavallo (vecchia), 5 scale all’italiana di quattro pezzi, 6 scale a ganci, 4 estintori spazzafuoco, 4 estintori a schiuma, 2 estintori idrici tipo Italia, 600 metri di tubi di canapa di m/m 70 con relativi raccordi, 500 metri di tubi di canapa di m/m 45 con relativi raccordi, 1 vasca di tela litri 500…, 2 colonnette per idranti, 1 apparecchio autorespiratore a circuito chiuso a ossigeno, 8 maschere antigas, 1 sacco slitta per salvataggi…”.
Nello stesso documento si leggono, inoltre, i nomi di tutti i componenti del
corpo: Edoardo Dezzani (Capo servizio Polizia Urbana Rurale Annona e Pompieri), Geom. Luigi Goria (comandante brigata pompieri), Giuseppe Bo (brigadiere guardie municipali, vice comandante), Carlo Foglio (comandante pompieri ausiliari), Carlo Valenzano e Virginio Saracco (capi squadra) e i pompieri Giuseppe Avidano, Enrico Bagnasco, Luigi Binello, Luigi Boido, Eligio Bottero, Luigi Caiano, Giuseppe Gai, Giovanni Masoero, Giovanni Monticone,
Eugenio Moroni, Carlo Penasso, Carlo Tosetto, Francesco Valenzano, Teobaldo
Ambrogio, Felice Bassignana, Giuseppe Boano, Alfredo Ferrero, Giovanni Foglio, Luigi Saracco e Pietro Rosina.
Passò ancora qualche anno e la nascita del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco divenne operativa quando già era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale con la legge 1570 del 27 dicembre 1941. L’8° Corpo Provinciale di Asti, previsto dalla legge come tutte le altre formazioni provinciali, aveva un organico di dieci vigili permanenti e 76 volontari. Il comandante dal 1944 fu il
geom. Giovanni Vallegianni.
Il nuovo corpo anche ad Asti fu subito impegnato nel gestire le conseguenze
dei bombardamenti sul territorio: intervennero non solo gli uomini in
servizio nel capoluogo, ma anche i vigili dei distaccamenti di Castell’Alfero, Nizza Monferrato (tuttora attivo) e San Damiano.
Pochi anni dopo, il 4 settembre 1948, i pompieri astigiani furono impegnati per settimane in prima linea a seguito dell’alluvione che vide arrivare ad Asti
anche colleghi di altre città, accorsi di rinforzo.
Una nuova Legge, quella del 13 maggio 1961, riformò alcuni aspetti organizzativi, definendo la nuova denominazione di Comando Provinciale di Asti.
Negli anni i Vigili del Fuoco si sono specializzati, hanno sviluppato nuovi reparti e ampliato le loro competenze, considerando che con l’avanzare di nuove tecnologie, venivano definite più precise norme di prevenzione antincendio e antinfortunistica. In un panorama di espansione, la sede di via Scarampi si rivelò insufficiente.
Nel 1971, anno in cui il corpo nazionale festeggiò il trentennale, i Vigili del Fuoco di Asti inaugurarono la nuova caserma alla cima di strada Fortino, oggi via Mons. Marello, nella zona dietro lo stadio a pochi passi dal nuovo hotel Salera.

Operativa dall’anno successivo, fu inaugurata il 1° marzo 1971 alla presenza
del sottosegretario agli Interni Adolfo Sarti, di origini piemontesi. La caserma è dotata di ampi spazi, garage, camerate, alloggi, aule didattiche e palestra. Ha ricevuto in visita generazioni di scolari astigiani che hanno potuto scoprire il fascino delle attività dei pompieri. Nel cortile si erge il castello per le esercitazioni con accanto il motto Ignem audacia domo (Domo il fuoco con
l’ardimento).
C’è anche una scultura monumento nata dall’ideazione grafica del vigile Roberto Tommei, poi elaborata dai colleghi Maurizio Cocito e Juan Mauro Laurenza: raffigura una mano proiettata verso l’alto con il significato di donare, ma anche ricevere. In occasione dell’inaugurazione del 26 novembre 2004 era stato emesso un annullo filatelico speciale che la raffigura (vedi Astigiani n. 18, pag. 19).
Negli spazi interni della sede si possono invece ammirare murales e opere del pompiere Piero Tachis, appassionato di pittura che è scomparso lo scorso novembre. Sarà a breve ricordato, proprio in caserma, con un’esposizione delle sue opere.
Ogni anno, il 4 dicembre, nella sede di via Marello i pompieri organizzano i festeggiamenti in onore di Santa Barbara, la loro patrona, con premiazioni e simulazioni di intervento. Proprio a partire dal giorno di Santa Barbara del 1987 anche gli astigiani hanno smesso di telefonare al numero 212222 per le richieste di intervento perché rimpiazzato dal numero nazionale 115, ancora oggi attivo, ma recentemente sostituito dal 112, numero di emergenza unico europeo.
La necessità di specifiche competenze professionali resta valida così come la formazione che consente ai pompieri di essere costantemente aggiornati su tecniche e norme. Oltre a chi sceglie di diventare pompiere per mestiere, c’è anche chi lo fa volontariamente, mettendo a disposizione del prossimo passione e professionalità.
Dal 2005, con la sospensione della leva obbligatoria, il corpo non si avvale più dei vigili ausiliari che, come è avvenuto anche ad Asti, spesso hanno scelto di continuare l’attività diventando vigili permanenti.
Più recente è invece l’arruolamento di donne: attualmente tre sono in servizio nell’Astigiano, tutte come volontarie dei distaccamenti in provincia che si aggiungono alle donne già al lavoro tra il personale amministrativo. Oltre a distinguersi quotidianamente, con grande professionalità, i pompieri hanno saputo mettersi in evidenza anche in altri ambiti, primo tra tutti in quello sportivo.
Il comando provinciale di Asti vanta un gruppo sportivo che nel 1961, anno
di costituzione, era attivo nelle discipline di ginnastica artistica, sollevamento pesi, pallavolo e bocce.
Attualmente il gruppo sportivo astigiano schiera tra i suoi atleti il vigile Bruno Sanetti che, da ben 17 anni, è campione italiano e mondiale nelle competizioni ciclistiche dei Vigili del Fuoco.
Nel 1971 viene costruita la nuova caserma dietro lo stadio comunale


Alluvione del novembre 1994
La grande emergenza
Se l’alluvione del 1948 aveva messo duramente alla prova i Vigili del Fuoco di Asti, altrettanto è avvenuto durante il disastro del 5 e 6 novembre 1994 (vedi Astigiani n.10, pag. 6).
I Vigili del Fuoco sono stati impegnati prima nel soccorso della popolazione alluvionata, poi nel lungo lavoro della messa in sicurezza degli edifici nella vasta zona invasa da acqua e fango.
Da ricordare anche le azioni di soccorso che i pompieri astigiani hanno svolto, spesso in condizioni difficili, in tutti i casi di calamità nazionali: in Friuli, in Irpinia, all’Aquila fino al più recente terremoto in Umbria, Marche e Lazio. Lo testimoniano le centinaia di foto che alle pareti della sede di via Marello ricordano quegli interventi.







































