domenica 17 Maggio, 2026
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I due volti di Maria per la chiesa di Don Bosco

A Sergio Unia i Salesiani chiesero una Madonna più austera

Osservando i fogli con abbozzi a carboncino che lo scultore monregalese Sergio Unia disponeva sulla scrivania dello studio,  il parroco don Piero Olearo  mormorò: «È una giovane Madre, piena di grazia…», intuendo già il severo giudizio dei vertici dell’Istituto Salesiano e di qualche parrocchiano conservatore, abituato alla tradizionale iconografia di Maria Ausiliatrice dal manto cobalto stellato e l’aureola dorata.  Sergio Unia, nato a Roccaforte di Mondovì nel 1943, allievo di Filippo Scroppo all’Accademia Albertina di Torino, incaricato di eseguire la monumentale statua di Maria Ausiliatrice da collocarsi accanto all’altare della parrocchia di Don Bosco ad Asti, era celebre fin dagli anni Settanta per le sue creazioni plastiche dedicate alla figura femminile.

La chiesa di San Giovanni Bosco edificata in corso Dante, dai Salesiani per accogliere il popoloso rione degli “sbocchi nord” in continua espansione, era stata progettata da Giorgio Platone, architetto, urbanista, docente e assessore, tra il 1975-1980, progettista rigoroso di spazi funzionali, razionali e ariosi. Il linguaggio fluido dei disegni preliminari di Sergio Unia intendeva cogliere la partecipazione corale dell’assemblea dei fedeli alla ritualità liturgica, interponendo tra il celebrante e i devoti l’immagine simbolica della maternità nella sua sacralità “quotidiana”.

Da destra verso sinistra: Sergio Unia, Bozzetto I per “Maria Ausiliatrice”, 1981, cera, Collezione Fondazione Eugenio Guglielminetti; Bozzetto II per “Maria Ausiliatrice”, 1981, gesso, Collezione Fondazione Eugenio Guglielminetti.

 

Lontana da ieratiche soluzioni statuarie convenzionali, la prima modellazione in cera (1981) eseguita da Unia ha i lineamenti lievi e turbati della prima giovinezza di Maria, la Giovane di Nazareth dall’ovale puro che l’iconografia pittorica quattrocentesca ci tramanda, animandone l’esile compostezza strutturale con l’avvolgente moto delle vesti che avvolgono il Bambino teso verso i fedeli. Come previsto dopo la revisione ecclesiale, il secondo bozzetto trasposto in gesso rivela l’irrigidimento della positura e il serrato conchiudersi del mantello sul raccolto panneggio della veste, l’arricchimento della corona e l’ingrandimento proporzionale del Bambino: la versione d’impostazione stilistica più austera fu avviata alla fusione in bronzo (altezza cm. 178), avvenuta nel 1982.  Collocata accanto all’altare, l’opera è tuttora visibile con le altre creazioni di Unia: il leggìo, la “Crocefissione” e il complesso bronzeo “Don Bosco e i fanciulli”.

Sensibile interprete della figurazione, attraverso lo studio realistico dell’anatomia umana e la modellazione di cera, argilla, gesso per la preparazione di esemplari tridimensionali, adatti alla fusione in bronzo, Sergio Unia ha perfezionato nei decenni un linguaggio formale depurato e rigoroso, concependo sculture di grandi dimensioni. Sue opere sono presenti in collezioni museali in Europa, Stati Uniti, Canada, America Latina, Asia. Ricordiamo i monumenti a Palazzo Levi, Acqui Terme 1976; Chiesa parrocchiale, Belveglio; Liguria Agreste, Comune di Dolceacqua 1987; Fontana con girotondo di bimbi, Mondovì 2002,   Museo della Ceramica di Mondovì, Museo della Scultura di Santa Maria di Leuca, Museo Manzù di Ardea,  Musei Vaticani. Designato Maestro del Palio di Asti nel 2015, sue opere sono custodite ad Asti in collezioni private e pubbliche: Fondazione Cassa di Risparmio, Palazzo Mazzetti; Museo Eugenio Guglielminetti.  

 

 

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Marida Faussone
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