mercoledì 16 Settembre, 2026
HomeIl trovarobeAlle prime nevicate ecco la vecchia slitta in legno
Trovarobe

Alle prime nevicate ecco la vecchia slitta in legno

Poi vennero i bob in plastica

Facendo uno slalom tra i nostri ricordi d’infanzia, con l’arrivo delle prime nevicate (un tempo molto più regolari di adesso) non possiamo che soffermarci a ripensare alla nostra cara amata slitta. Capitava che si ereditasse quella in legno dei papà. Era come uno sgabello con due sci attaccati al fondo delle gambe, spesso pesante e poco agile. Nella neve fresca poi, la cara slitta in legno affondava da ogni parte e non riusciva a prendere velocità. C’è da dire che i nonni erano gli addetti alla revisione e riparazione delle slitte: capitava molto spesso che tra le modifiche apportate più di frequente ci fosse il rivestimento degli scivoli con pezzi di lamiera che al contatto con la neve ne avrebbero dovuto accelerare la corsa durante le discese. Diciamo “avrebbero”, proprio perché in genere le lamiere adoperate spesso corrispondevano a ritagli di scarto di officina e nella quasi totalità dei casi si trattava di latte zincate che seppur presentasse bene, sulla neve (se non ghiacciata), non scivolava per niente.

La storia della slitta è più antica di quella del carro: infatti, anche in campagna, per il trasporto dell’uva o del fieno sul terreno si adoperavano slitte trainate da buoi o cavalli, chiamati in dialetto i rabè. Non a caso, le slitte da neve costruite dai nonni nelle cascine, ricordavano molto dei rabè in miniatura. Ma nell’immaginario collettivo di ogni bimbo la “regina” delle slitte era senza dubbio quella di Babbo Natale trainata dalle renne. Grande e barocca, con morbidi sedili, inserti dorati e un bagagliaio zeppo di regali. Le renne erano animali insoliti e sconosciuti dalle nostre parti, al punto di pensarli appartenenti al regno della fantascienza. In realtà, per chi poi da grandicello ha avuto la fortuna di fare qualche viaggio nei paesi del nord Europa, ci si è resi conto che la renna esiste ed è pure un bel bestione, grande almeno come un cavallo con delle corna maestose e articolate come i rami di un grande albero. 

Tornando alla nostra di slitta, da quelle ereditate dai papà si passò, nella fase dell’adolescenza, direttamente alla costruzione di esemplari con forme e  utilizzo di materiali riciclati il più vario possibile: quelle ricavate da inserti di cucina in lamiera, vecchi seggiolini modificati, fino a cesti da uva convertiti in forme aerodinamiche. In questo modo si velocizzarono i percorsi tra la neve, anche se uno dei problemi seri una volta partiti era… fermarsi. I freni, infatti, non esistevano e quindi bisognava proprio buttarsi a terra, a volte anche battendo qualche irruenta culata. Il campo di scivolata era il più vario: bastava un prato in collina, meglio se privo di alberi. Gli astigiani ricordano quelli di Viatosto o del Fortino, poi “mangiati” dalla crescita  edilizia. Ma il vero cambio di velocità cominciò negli anni Settanta/Ottanta con il l’arrivo del mitico bob in plastica rigida. Solitamente di colore rosso, dalla forma modellata e dotato addirittura di freni a mano lasciò alle spalle le vecchie slitte che sono rimaste come pezzi di modernariato e oggi possiamo ritrovare in qualche soffitta o in garage, magari con il gusto di tornare a uscirci alla prima nevicata.  

 

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Pier Ottavio Daniele
Latest posts by Pier Ottavio Daniele (see all)

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

3,917Mi PiaceLike
0FollowerFollow
0IscrittiSubscribe

GLI ULTIMI ARTICOLI CARICATI

IN EVIDENZA

Ricordi di un farmacista trombettista

A 85 anni compiuti vorrei aggiungere per Astigiani il mio tassello di ricordi a quelli che hanno contributo a raccontare la straordinaria storia di...

La chiesa degli Evangelici di Calosso diventerà una casa delle memorie

Chi ha partecipato almeno una volta alla Fiera del Rapulè lo sa: Calosso ha tanti cuori quanti sono i suoi crotin, le cantine scavate...

Bagna Cauda Day, il piacere della quarta dose

La fiammella sotto i fujot è tornata ad accendersi nei locali del Bagna Cauda Day. Vogliamo pensare che la nostra “quarta dose” sia riuscita...

Ottavio Coffano

Ottavio Coffano ci accoglie nella sua casa di via Cavour. Alle pareti quadri suoi e di altri amici artisti, scaffali colmi di libri e...

Nelle piazze e sui palcoscenici arriva il magopovero

L’esordio il 29 giugno 1971 con “Off limits” contro la guerra in Vietnam   La prima volta che sono andato alla “Casa degli alfieri”, alla cascina...

Il mistero del quarto Re Magio

Mio padre ne era certo: “Quattro sono i tre re magi”     Tutto è cominciato quando sentii da mio padre una sorta di cantilena che di...

L’ultima testimone dell’epopea di Augusto Monti

L’allieva di quarant’anni più giovane che si innamora del professore   La notizia ha avuto scarsa eco sui media, ma con la scomparsa lunedì 23 agosto...

Quel bimbo di nome Vittorio che diventerà poeta

“Nella città d’Asti in Piemonte, il dì 17 di gennaio dell’anno 1749, io nacqui di nobili, agiati ed onesti parenti”   La nostra storia inizia in...

CONTRIBUISCI A QUESTO ARTICOLO

INVIA IL TUO CONTRIBUTO

Hai un contributo originale che potrebbe arricchire questo articolo? Invialo ora, saremo lieti di trovargli lo spazio che merita.

TAG CLOUD GLOBALE

TAG CLOUD GLOBALE
INVIA IL TUO CONTRIBUTO

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE