giovedì 14 Maggio, 2026
HomeNumero 34L’utile sapienza di cucinare con il vino
Memorie a tavola

L’utile sapienza di cucinare con il vino

Fricandò, civet, stufati d’asino, risotti, pere madernassa

Una storia vecchia di secoli quella del cucinare con il vino, dapprima magari per coprire i sapori imperfetti di una derrata non freschissima o addolcire quelli “selvatici” (ecco l’importanza della marinatura), poi, insieme all’agro, per conservare; ancora, per ammorbidire carni un po’ tigliose, assicurando il liquido per una lunga cottura nonché acidi e sali minerali che hanno la proprietà di intervenire sulle fibre.

Non è un caso che, in tempi di povertà nelle nostre campagne, l’unica carne che ci si poteva permettere di cucinare era quella di animali ormai a fine carriera, buoi, vacche, asini o galline che fossero. Per questo motivo sui
fuochi delle case contadine sobbollivano a lungo stufati e stracotti annegati nel vino. E non si andava troppo per il sottile: fondi di bottiglia, vini maderizzati o dal sentore di tappo, non si buttava via niente.

Oggi ci possiamo permettere di scegliere vini di qualità anche per cucinare, ben sapendo che gli odori sgradevoli restano presenti – e si sentono – anche dopo la cottura.

In seguito, alcune ricette tradizionali di origine borghese si sono estese, in versioni più rustiche, al mondo popolare grazie alle esperienze di chi era stato a servizio di famiglie abbienti e per loro aveva cucinato.

Così è stato per i brasati, i civet e i salmì (trasferiti, ad esempio, dalla cacciagione al più familiare e reperibile coniglio) per arrivare ai sapori dolci dello zabaione e dei prüss madernassa o martin sec – comunissimi, nelle
vigne, gli alberi da frutto che regalavano pere e mele da conservare per l’inverno – profumati, oltre che dal vino, dall’aroma della cannella e del chiodo di garofano.

Tra gli umidi a base di carni rosse come non ricordare lo stufato d’asino tipico dell’area nordorientale della provincia (comuni di Calliano e di Grana su tutti), con il quale si farciscono anche gli agnolotti? Oppure il meno noto fricandò, cui attribuisce molta importanza lo storico della gastronomia Gianluigi Bera nei suoi commenti all’interno del Codice della cucina autentica di Asti.

Sorbir di tortellini nel rispetto del motto emiliano “Chi mette il vino nella minestra vede il dottore dalla finestra”

Derivato dal fricandeau francese, è menzionato in un sonetto canzonatorio del 1782 nel contesto del Palio astigiano: il cavallo di un rione rivale, tanto
decantato, in realtà «buono è soltanto per fare il fricandò». L’allusione alla carne di un animale “a fine carriera” è smentita dalle ricette citate da Bera e da Giovanni Goria, che definiscono il fricandò come un piatto “delle feste” sia presso le tavole borghesi sia su quelle rurali, trattandosi non di un comune
spezzatino ma di una complessa armonia di vari tagli di carne di manzo (dalla punta dello stinco alle rifilature del filetto, dal collo ai ritagli del carré, il tutto a pezzi piuttosto piccoli), di lardo, di aromi e spezie (rosmarino, alloro, ginepro, chiodi di garofano, cannella, noce moscata), di vino rosso corposo e brodo, in cui si insaporiscono anche tocchi di patate e cipolline di Ivrea.

Cottura lunga e paziente, ça va sans dire compenetra con la vivanda con la quale cuoce, le cede aromi e sapori che, evaporate le sostanze volatili, persistono. «Sgrassa e raffredda». Magari avrebbe ricordato un modo di dire tutto padano (pensiamo agli emiliani e ai modenesi e al loro “sorbir” d’agnoli o di tortellini): «Chi mette il vino nella minestra vede il dottore dalla finestra».

Novecento ricette da tutt’Italia di cucina con il vino protagonista compongono un ricettario on line: «Le Ricette del Vino» raccolte e pubblicate con cadenza bisettimanale (il martedì e il venerdì) sul nuovo sito dell’Associazione www.ledonnedelvino.com in una sezione dedicata.

 

 

 

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Paola Gho e Giovanni Ruffa
Latest posts by Paola Gho e Giovanni Ruffa (see all)

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

3,917Mi PiaceLike
0FollowerFollow
0IscrittiSubscribe

GLI ULTIMI ARTICOLI CARICATI

IN EVIDENZA

La collina di Spoon River – giugno 2021

Piero d’Adda 22 maggio 1929 - 21 marzo 2021 Insegnante, consigliere e assessore comunale Dicono che un tempo c’era chi usava la politica per campare, lasciando intendere...

Il vignaiolo filosofo che colorava le botti

Claudio nasce il 17 settembre 1964 a Scurzolengo, in una famiglia di contadini monferrini che da Cioccaro di Penango si erano trasferiti in regione...

Sogni urbani nel centenario di Guglielminetti

Riunirsi all’aperto, passeggiare sull’erba, riscoprire l’ambiente sono divenuti nell’ultimo anno esigenze vitali, come l’aspirazione ad immergere nel paesaggio progetti architettonici per funzionalità quotidiana e...

L’Astesanus de Ast dettò le penitenze tariffate

È un libretto dall’aspetto modesto, 15 pagine stampate con un fittissimo carattere gotico, difficile da leggere ma straordinariamente nitido, come se fosse appena uscito...

Freschi di stampa

I cugini, Gianfranco Monaca, Team Service, Asti, 2021, pp. 236 Monaca coniuga la storia con la fantasia. Il romanzo, ambientato nel Piemonte sabaudo, racconta l’immaginario...

Spagnoli, Savoia e peste, un secolo che pochi conoscono

Pubblicato nel 2017 e in origine destinato ai soci del Rotary Club, il volume oggi torna in una riedizione curata da Team Service. Come anticipato...

Il vescovo di Asti racconta la forza delle donne keniote

«Queste pagine sono principalmente storie di donne. Quelle che ho incontrato in Kenya sono innervate da una forza inarrestabile questa vitalità permette loro...

Le poesie di un adolescente chiamato Paolo De Benedetti

Pubblicato nel 1948 e ristampato in questi giorni, è una raccolta di poesie scritte da un adolescente, Paolo De Benedetti. «Cosa ci dicono oggi queste...

CONTRIBUISCI A QUESTO ARTICOLO

INVIA IL TUO CONTRIBUTO

Hai un contributo originale che potrebbe arricchire questo articolo? Invialo ora, saremo lieti di trovargli lo spazio che merita.

TAG CLOUD GLOBALE

TAG CLOUD GLOBALE
INVIA IL TUO CONTRIBUTO

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE