mercoledì 18 Febbraio, 2026
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Lingua Madre

Sei proprio un “maramau”

Il nemico Maramaldo sconfitto dalle milizie di Matteo Prandone
Questa rubrica ha l’intento di offrire un contributo alla conoscenza delle radici linguistiche della gente astigiana. L’identità linguistica è un ricamo al quale nei secoli ognuno ha aggiunto qualcosa: chi crede nell’identità non la tiene chiusa, la usa senza aver paura che si sciupi o contamini. I dialetti – e quindi anche il nostro – sono il frutto di una sovrapposizione progressiva di culture, un esempio di integrazione. Comprendere l’origine di un vocabolo o di un’espressione, un modo di dire della nostra “lingua madre” significa esplorare un passato, spesso ignorato dai testi scolastici e capire che – a conti fatti – le storie del mondo si ripetono.

Questa parola indica in astigiano una persona poco affidabile, infida. L’origine è antica e deriva da Fabrizio Maramaldo, capitano di ventura originario di Napoli. Nel 1530, dopo la battaglia di Gavinana, uccise a sangue freddo il capitano del Popolo di Firenze Francesco Ferrucci, già ferito, che morendo gli urlò: “Vile, tu uccidi un uomo morto!”. Da allora maramaldeggiare significa prendersela cinicamente con chi non può difendersi. Anche Asti ebbe modo di conoscere bene quel personaggio. Nel 1525 Maramaldo si trovava a Valenza; resosi conto che disponeva di scarse vettovaglie e poco denaro per pagare i soldati, pensò di rimettere in sesto le proprie finanze a spese degli astigiani. Piombò in zona con le sue truppe, saccheggiò la campagna terrorizzando gli abitanti e cominciò a cannoneggiare le mura nei pressi di porta San Pietro. “... e mandò voce di dentro – scrive nel Raguaglio frate Gelasso Capelli, priore del convento delle Grazie – che la volevano meter a fuoco, et a sangue, ne perdonare al sesso et all’età”.

La cappella di san Secondo in Vittoria demolita nel 1916.

 

Dopo una settimana riuscì ad aprire una breccia, pressappoco nel punto in cui si trova oggi la scuola elementare “Francesco Baracca” e diede l’ultimo assalto alla città. Le milizie astigiane guidate da Matteo Prandone (che fu colpito a morte nella battaglia) opposero un’accanita resistenza: secondo la leggenda, fu provvidenziale nel momento più cruento dello scontro l’apparizione in cielo di San Secondo, che gettò lo scompiglio tra le truppe mercenarie e diede vigore agli astesi.
Maramaldo fu sconfitto e gli astigiani non si dimenticarono di lui, usando nei secoli una storpiatura del suo nome per indicare persona dalla quale è meglio stare alla larga. Un maramau, appunto. Per ringraziare il patrono si decise poi di erigere la cappella di San Secondo in Vittoria, costruita nel 1592 dove adesso c’è piazzale Vittoria. Fu demolita nel 1916 perché il nuovo piano urbanistico prevedeva il prolungamento di corso alla Vittoria. Ma sui resti delle mura sorsero palazzi, viale alla Vittoria non fu mai allungato e quella storica chiesa demolita invano. Roba da maramau.

L’AUTORE DELL’ARTICOLO

Paolo Raviola

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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