martedì 2 Giugno, 2026
HomeLingua MadreIn ogni stagione attenti ai fafiuché
Lingua madre

In ogni stagione attenti ai fafiuché

La neve protagonista di molti e divertenti modi di dire

 

White Christmas, la canzone scritta da Irving Berlin e incisa nel 1942 da Bing Crosby, ha venduto 50 milioni di copie ed è stata interpretata successivamente da parecchi cantanti e gruppi musicali. “Natale bianco” è diventato un augurio, perchè nei Paesi più freddi pare che senza la neve a questa festività manchi qualcosa.

Oggi la neve da molti è considerata un elemento coreografico, ma un tempo – quando nelle campagne si viveva grazie a quanto regalava la terra – era molto importante per il buon andamento della stagione.

Se ‘s va a messa ‘d mesaneut al s-ciandur da lün-a, chi ha du vachi na venda ün-a, se si va alla messa di mezzanotte (a Natale) al chiaro di luna, chi ha due mucche ne venda una: ossia, se a fine dicembre è tutto sereno e non ha ancora nevicato, il fieno sarà scarso e quindi non si riuscirà a mantenere tutti gli animali nella stalla.

Perchè la neve era essenziale non soltanto per i prati, ma soprattutto per il grano: manteneva i piccoli germogli protetti dal gelo e li nutriva con quel poco di acqua che ogni giorno penetrava nel terreno.

Non per niente si diceva “Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame”.

E le nevicate, fino alla metà del Novecento, erano di solito molto abbondanti a partire da inizio dicembre, accolte dai contadini come una benedizione: si faceva un piccolo camminamento per arrivare fino al portico e al gabinetto, e per andare dalla stalla – che veniva pulita ogni mattina – alla beusia ‘dl’aliàm, la concimaia. In casa c’era sempre farina sufficiente per la polenta, na ciapa ‘d lard (un pezzo di lardo), patate, uova e qualche burnìa (barattolo) riempita e messa via durante l’estate.

Si poteva sopravvivere senza problemi aspettando che passasse la lesa, lo spartineve, tirato da buoi o da cavalli. La sera nelle stalle si raccontavano storie e ci si misurava a buru, un gioco a carte simile a sette e mezzo, oppure a nusètti, una sfida in cui ci si batteva nocche contro nocche fino a quando uno dei due contendenti si ritirava.

Nulla di molto intellettuale, ma sempre meglio del Grande Fratello.

In ogni caso, non ci si affannava più di tanto per sgomberare i cortili dalla neve, visto che quella civiltà si regolava sul vecchio detto Gavè a fioca, supatè ‘l nus, masè a gent e lavej a testa a ij asu è temp pers, togliere la neve (visto che comunque prima o poi si scioglie), scuotere i noci (perchè le noci quando sono mature cadono da sole), uccidere le persone (tanto muoiono quando arriva la loro ora) e lavare la testa agli asini (in quanto non apprezzerebbero) è tempo perso.

Stando in argomento, vale la pena di spendere qualche parola sull’appellativo fafiuchè (per gli angolofoni, snowmaker), che indica uno non troppo sveglio, avventato, inaffidabile oppure fanfarone: insomma, un individuo che si comporta i modo talmente strano da far nevicare.

Un buon Natale bianco a tutti i lettori.

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Paolo Raviola

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

3,917Mi PiaceLike
0FollowerFollow
0IscrittiSubscribe

GLI ULTIMI ARTICOLI CARICATI

IN EVIDENZA

La collina di Spoon River – giugno 2021

Piero d’Adda 22 maggio 1929 - 21 marzo 2021 Insegnante, consigliere e assessore comunale Dicono che un tempo c’era chi usava la politica per campare, lasciando intendere...

Il vignaiolo filosofo che colorava le botti

Claudio nasce il 17 settembre 1964 a Scurzolengo, in una famiglia di contadini monferrini che da Cioccaro di Penango si erano trasferiti in regione...

Sogni urbani nel centenario di Guglielminetti

Riunirsi all’aperto, passeggiare sull’erba, riscoprire l’ambiente sono divenuti nell’ultimo anno esigenze vitali, come l’aspirazione ad immergere nel paesaggio progetti architettonici per funzionalità quotidiana e...

L’Astesanus de Ast dettò le penitenze tariffate

È un libretto dall’aspetto modesto, 15 pagine stampate con un fittissimo carattere gotico, difficile da leggere ma straordinariamente nitido, come se fosse appena uscito...

Freschi di stampa

I cugini, Gianfranco Monaca, Team Service, Asti, 2021, pp. 236 Monaca coniuga la storia con la fantasia. Il romanzo, ambientato nel Piemonte sabaudo, racconta l’immaginario...

Spagnoli, Savoia e peste, un secolo che pochi conoscono

Pubblicato nel 2017 e in origine destinato ai soci del Rotary Club, il volume oggi torna in una riedizione curata da Team Service. Come anticipato...

Il vescovo di Asti racconta la forza delle donne keniote

«Queste pagine sono principalmente storie di donne. Quelle che ho incontrato in Kenya sono innervate da una forza inarrestabile questa vitalità permette loro...

Le poesie di un adolescente chiamato Paolo De Benedetti

Pubblicato nel 1948 e ristampato in questi giorni, è una raccolta di poesie scritte da un adolescente, Paolo De Benedetti. «Cosa ci dicono oggi queste...

CONTRIBUISCI A QUESTO ARTICOLO

INVIA IL TUO CONTRIBUTO

Hai un contributo originale che potrebbe arricchire questo articolo? Invialo ora, saremo lieti di trovargli lo spazio che merita.

TAG CLOUD GLOBALE

TAG CLOUD GLOBALE
INVIA IL TUO CONTRIBUTO

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE