sabato 1 Ottobre, 2022
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TRADIZIONI
1930

Le radici del teatro popolare sacro. Quando la passione diventa spettacolo

La nascita e la morte di Gesù cristo hanno alimentato nella tradizione religiosa e popolare il diffondersi di presepi viventi e rappresentazioni della via crucis, manifestazioni di teatro popolare legate al Natale e alla Pasqua. Il territorio piemontese e astigiano in particolare è punteggiato di richiami in tal senso. Alcuni più recenti e ancora vivi, altri ormai dimenticati. Tra le passioni di Cristo merita una citazione la via crucis di Antignano che da 28 anni, a ogni venerdì santo, viene rappresentata con il coinvolgimento di tutto il paese e l’appassionata regia di Franco Orecchia. Da 15 anni a Castagnole Monferrato c’è una intensa rilettura il giovedì santo della passione scritta da Luciano Nattino, con un grande tronco come simbolo più evidente. Sono emerse dall’oblio altre storiche rappresentazioni della passione come quella degli anni trenta a Valfenera che astigiani è in grado di documentare con le straordinarie foto inedite di queste pagine e il commento del sociologo Piercarlo Grimaldi.

Lo straordinario caso di Valfenera negli Anni Trenta

 

Il riproporsi della tradizione come risorsa inedita per l’individuo che vive la società complessa è un dato ormai consolidato da una letteratura scientifica che si va facendo via via più consistente. Una ricerca diretta, agli inizi degli anni Ottanta, da Gian Luigi Bravo, ha messo in evidenza, attraverso un’approfondita indagine sul terreno, il nesso statistico tra ripresa della festa contadina e partecipazione attiva dell’individuo che vive la società complessa. La misurazione della partecipazione alla festa ha evidenziato inequivocabilmente come la ripresa di questo istituto folclorico sia da individuare in un bisogno che matura soprattutto nell’individuo che giornalmente esplora più formazioni sociali.

Questo fenomeno, che nel corso degli anni Ottanta è parso depotenziarsi via via che si imponeva una cultura dell’immagine, dell’effimero, dell’apparire piuttosto che dell’essere, era soprattutto vissuto e percepito come un fatto sommerso che, carsicamente, riaffiorava senza indicare una precisa direzione di senso. A legittimare questo percorso, questo bisogno individuale, soggettivo, per alcuni versi falenico, a renderlo evidente agli occhi della società, sono stati gli anni Novanta e poi ancora i primi anni Duemila, che hanno portato alla ribalta individui che sentono l’esigenza, in particolare, di mettere in scena il teatro popolare della Settimana Santa e il mistero della Natività.

È in questo fecondo contesto che va inserito l’originale progetto culturale denominato Le diciotto ore della Passione, organizzato dalla Casa degli Alfieri, con la direzione e regia di Luciano Nattino – studioso che più di altri ha capito e interpretato in chiave post-moderna il mondo della tradizione – a partire dal 2006, seguendo un itinerario notturno che univa Castagnole Monferrato a Chivasso, toccando località quali Cocconato, l’abbazia di Santa Fede a Cavagnolo, le rovine della città romana di Industria presso Monteu da Po ecc.

Il teatro popolare sacro è una pratica cerimoniale che gli studiosi di fine Ottocento e di inizio Novecento ritenevano in via di disparizione e ne tramandavano le testimonianze “quasi a futura memoria”, titolando i loro saggi Reliquie del dramma sacro: così fecero, ad esempio, Rodolfo Renier nel 1896 ed Euclide Milano nel 1905. Queste rappresentazioni, che all’epoca sembravano destinate a una rapida estinzione, conoscono ora, nella post-modernità del tempo presente, un’intensa stagione di riproposizione che annualmente anima le colline del Piemonte meridionale.

La rappresentazione del sinedrio

 

La locandina che annuncia le recite a Valfenera il 20 e 21 aprile 1930

Il ruolo di Gesù interpretato dal futuro sindaco del paese

 

Nell’ambito di questa storia del teatro popolare sacro, caratterizzata da periodi di oblio e di stagioni di più intensa riproposizione, si inserisce La Passione di N.S. Gesù Cristo in 6 quadri, messa in scena a Valfenera il 20, 21 e 27 aprile 1930, cui si riferiscono le inedite fotografie di queste pagine. La rappresentazione sacra di Valfenera era stata promossa su iniziativa del Circolo Giovanile Cattolico “Beato D. Bosco”. La messa in scena del 1930 si inserisce verosimilmente nelle iniziative che il mondo cattolico astigiano organizzò nell’ambito del Giubileo straordinario del 1929-1930, indetto dal Papa Pio XI in occasione del proprio cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale. La Passione a Valfenera venne peraltro ripetuta anche negli anni seguenti: sappiamo infatti che fu nuovamente messa in scena il 23 aprile 1933. 

Le inedite fotografie di queste pagine sono dell’archivio della famiglia Marocco Giuseppe e Agostino di Valfenera.
Sono state messe a disposizione di Astigiani da Massimo Barbero, attore della compagnia degli Acerbi, che è il nipote di Melchiorre Marocco, interprete durante quella Passione del ruolo di Nicodemo.
Comune di VALFENERA
20-21 e 27 aprile 1930
rappresentazione della PASSIONE
di N.S. GESU’ CRISTO
fedele ricostruzione del Sacro dramma
della Redenzione
50 attori in costume – 40 cantori
Cori a 4 voci tratti dalla “Trilogia Sacra” di L. Perosi.
A cura del Circolo Giovanile Cattolico “Beato Don Bosco” presieduto e diretto da G.B. Marocco che interpreta il ruolo di Gesù Cristo) – allora di anni 35 – futuro Sindaco, autore del libro “ Valfenera nei secoli della sua storia”

 

Un momento della Via Crucis di Antignano

Da 28 anni la Via Crucis di Antignano

 

La locandina dell’edizione del 1930 informa che il dramma sacro coinvolgeva “50 attori” e “40 cantori”; questi ultimi eseguivano “speciali cori a 4 voci” tratti dalla Trilogia sacra di Lorenzo Perosi.  A dirigere la corale vi era il priore di Villanova don Giovanni Asso. La partecipazione del pubblico era sollecitata dal richiamo di “vestiti e costumi sfarzosi”, “grandiosità di quadri plastici” e “meravigliosi effetti di luci”. Sei i “quadri storici” in cui si articolava il dramma: la congiura del Sinedrio; l’Ultima Cena e l’istituzione dell’Eucaristia; Gesù nel Getsemani; Gesù dinanzi a Caifa; la condanna a morte e il viaggio al Calvario; la morte in croce. 

Lo spettacolo venne realizzato all’aperto: “il palco espressamente costruito – annunciava il settimanale cattolico La Gazzetta d’Asti – è di notevoli dimensioni, così da permettere il perfetto movimento dei cinquanta attori che vi agiranno”. Tra questi, nell’impegnativo ruolo di Gesù, merita segnalare il nome di Giovanni Battista Marocco (1895-1982), originale figura di intellettuale cattolico, che divenne anche sindaco del paese, autore fra l’altro di alcune pubblicazioni di storia locale piemontese: Valfenera nei secoli della sua storia (1947) e Mezzenile: appunti di storia civile e religiosa (1980). Un frammento di storia dunque – quella del teatro sacro di Valfenera – che riaffiora dal passato a integrare e a rendere più trasparente questa ripresa di una tradizione di rappresentazione popolare, che oggi torna a simboleggiare il teatro della vita, narrando quelli che sono i momenti emblematici dell’essere al mondo.   

 

Le Schede

 

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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