domenica 8 Marzo, 2026
HomeNumero 30L’afrore dei coloniali dalle vecchie drogherie le spezie per la cucina
Memorie a tavola

L’afrore dei coloniali dalle vecchie drogherie le spezie per la cucina

“Droghe” nei piatti dell'Astesana

… da lei saliva afrore di coloniali
Che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta
Che tenevano la porta aperta davanti alla primavera

Così canta Paolo Conte in quel capolavoro che si intitola Boogie. Già, le drogherie di una volta. Se nei paesi della provincia resistono negozi che sono un pezzo di storia, la città ne ha perdute di drogherie. Una delle ultime, in ordine di tempo, è stata la drogheria Durando, che ha chiuso definitivamente nell’agosto 2014, dopo due spostamenti dalla sede originaria.

Storica bottega – aperta nel 1919 da Luigi Durando in corso Alfieri, proprio davanti all’imbocco di corso Dante e a un passo dal Cocchi – diventò ben presto rinomata anche come torrefazione. Grandi vasi di vetro e scatole di metallo contenevano spezie di ogni tipo, caramelle e bonbon colorati, cioccolatini di marchi prestigiosi, frutta candita lucida e variopinta.

Non mancavano, tipicissimi, i sukaj, i senateur, le pastiglie Valda o le “gemme di pino” e varietà di the provenienti dalle zone del mondo più vocate per arrivare, negli ultimi tempi, a dei veri e propri “cru”. Quasi tutto si vendeva – e fu così per molto tempo – sciolto, compreso il cioccolato “morbido” che si tagliava da un pane rettangolare, le cui fette mostravano strisce o quadretti chiaro-scuri.

A proposito di “merci sfuse”, si può indicare oggi l’Antica Drogheria di via Aliberti, un po’ minimarket e un po’ boutique del cioccolato e dei “coloniali”. I profumi più inebrianti, a parte quello del caffè tostato, li davano le spezie, dalle più comuni – pepe, chiodi di garofano, cannella, noce moscata – alle meno conosciute, per lo meno dalle nostre
parti, come senape macinata, ginepro, cumino, zafferano, anice stellato, cardamomo, zenzero, macis, coriandolo…

Quali di queste avremmo trovato nella dispensa dei nonni? Non tantissime, ancora troppo costose per la cucina popolare e contadina, nonostante i prezzi fossero diminuiti nel corso
del Seicento in virtù del tramonto di certi monopoli secolari nel commercio con l’Oriente (come quello di Venezia) e dell’inserirsi nel mercato di Portoghesi, Olandesi, Inglesi,
Francesi.

L’ingresso della Drogheria-Torrefazione Durando, in corso Alfieri fino al 2004

Fino a quel momento il consumo delle spezie era stato appannaggio dei ceti aristocratici: bene di lusso, status symbol, erano sparse a piene mani dai cuochi rinascimentali, insieme allo zucchero, altro ingrediente preziosissimo. Nei cassetti delle nostrane cascine non mancavano, tuttavia, la noce moscata, che profumava il ripieno degli agnolotti ai tre arrosti; un misto di spezie (cannella, chiodi di garofano, pepe in grani, bacche di ginepro) per insaporire uno stracotto di manzo o della selvaggina, con la carne messa per una notte
in “infusione”, ossia in una marinata di vino, spezie e odori dell’orto.

In qualche territorio al confine con le Langhe si prepara tuttora la sausa d’avìe (letteralmente: salsa delle api), i cui ingredienti principali sono il miele, la senape in polvere
e le noci tritate: ottima per accompagnare il bollito misto. In comune con le Langhe cuneesi e alcune zone della provincia di Torino, il Monferrato astigiano conserva le grive (dette anche frisse o flisse), cucinate da sole in padella o inserite nel fritto misto; se oggi pochi macellai ancora le confezionano, un tempo erano opera della massaia di cascina che, nei giorni della macellazione del maiale, tritava e impastava salsiccia e qualche frattaglia deperibile per farne delle polpettine da avvolgere nell’omento, senza trascurare di profumare le carni con bacche di ginepro, pepe e noce moscata.

le spezie usate in cucina vendute in buste dalla grafica evocante utilizzate anche per i prodotti enologici come il Barolo chinato

 

le spezie usate in cucina vendute in buste dalla grafica evocante utilizzate anche per i prodotti enologici come il Barolo chinato

A sua volta il norcino – il masacrin – disossate le mezzene, separati i lardi e fatte le debite scelte delle carni per gli insaccati crudi e cotti, estraeva i ferri del mestiere e il prezioso involto delle “droghe”. Tra l’altro, quest’ultimo termine (che pare derivi dall’olandese droog, che significa “secco”) è stato comunemente usato nelle famiglie e, in genere, in ambito alimentare, dando il nome agli empori e ai negozi che le vendevano.

Chi non ricorda una “droga” assai comune nelle nostre case come “La Saporita”, tuttora commercializzata da un brand notissimo? Era davvero un passe-partout bell’e pronto, un
miscuglio di spezie (si dichiarano coriandolo, cannella, noce moscata, macis, chiodi di garofano e anice stellato) senza il quale un arrosto o un umido non venivano così buoni.

Ma poiché un “buon mangiare” esige anche un “buon bere”, ecco ancora le spezie venire in soccorso per formidabili invenzioni. Se l’antichissimo vin brulé (con spezie, zucchero e scorze di agrumi) è essenzialmente nordeuropeo, oggi non c’è festa popolare invernale
che non lo proponga, anche da noi.

Tutto piemontese è, invece, il Barolo  chinato. Anzi, molto astigiano, dal momento che, dopo l’idea del dottor Cappellano, farmacista di Alba a fine Ottocento, di usare il Barolo addizionato di spezie “segrete” come rimedio per i malanni invernali, fu il naturalizzato astigiano Giulio Cocchi a dare un nome e una ricetta al Barolo Chinato, iniziando nel 1891 una propria produzione e commercializzazione in città.

La ricetta, oggi come allora, prevede di aromatizzare il Barolo con radice di rabarbaro e di genziana, seme di cardamomo e corteccia di china calissaja, poste in infusione alcolica e
stabilizzate per alcuni mesi.

 

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Paola Gho e Giovanni Ruffa

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

3,917Mi PiaceLike
0FollowerFollow
0IscrittiSubscribe

GLI ULTIMI ARTICOLI CARICATI

IN EVIDENZA

La tormentata storia del Centro Studi Alfieriani

La nascita nel 1937 del Centro Nazionale di Studi Alfieriani in contemporanea con quelli dedicati a Leopardi e Manzoni L’astigiano Bruno Gambarotta, con la consueta...

Stemmi Comunali

La corona e lo scudo sono in tutti gli stemmi   Lo stemma come elemento di identità che affonda le sue origini nella storia o viene...
Andamento popolazione residente

Persi in un anno duemila residenti

Culle vuote e troppe bare Un allarme sociale   Immaginatevi un paese intero, come Incisa Scapaccino, che svanisce. Oltre duemila abitanti persi nella voragine di questo “inverno demografico”...

Sul calendario giugno-luglio-agosto-settembre 2020

22 giugno Salvi per il rotto della cuffia i 210 posti di lavoro alla BCube che erano a rischio per lo scadere del contratto...

Accadde nel secondo e terzo trimestre 2010-1920

2010 9 aprile – viene inaugurato in via Natta lo Spazio San Giovanni, prima tranche del Museo Diocesano 19 settembre – Tanaro Trincere Torrazzo vince...

La collina di Spoon River – settembre 2020

Renza Rosso 18 maggio 1926 - 1 luglio 2020 Insegnante di inglese Mi definiscono cittadina del mondo, ma sento forte il legame con mia sorella...

Il ghiacciolo omaggio di Nilva

Non ricordo più se fossero Motta oppure Algida o Eldorado o Tanara oppure di qualche marca locale. So però che li vendevano Nilva e...

Un catalogo botanico al tempo della “Bolla dei Tulipani”

Il Florilegium amplissumum et selectissimum di Emanuel Sweerts, prezioso esemplare a stampa pubblicato ad Amsterdam nel 1631, nasce in realtà quale sontuoso catalogo pubblicitario...

CONTRIBUISCI A QUESTO ARTICOLO

INVIA IL TUO CONTRIBUTO

Hai un contributo originale che potrebbe arricchire questo articolo? Invialo ora, saremo lieti di trovargli lo spazio che merita.

TAG CLOUD GLOBALE

TAG CLOUD GLOBALE
INVIA IL TUO CONTRIBUTO

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE