domenica 8 Marzo, 2026
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«Da grande faccio il contadino»

Damiano Doglio Cotto, 28 anni il valore di una concreta “scelta di campo”. Due ettari in Valle Artiglione per produrre ortaggi e piccoli frutti.

Astigiani non si occupa solo del passato in senso stretto. La rubrica “Tempo futuro” racconta piccole e grandi storie di chi sta guardando avanti, non solo grazie alla giovinezza. Con tenacia e fantasia, senza dimenticare la forza e il gusto delle sue origini.

 

Damiano ha 28 anni e ha speso gli ultimi tre a «camminare la terra», come amava dire Luigi Veronelli, con le mani tra le zolle a seminare, potare, raccogliere i frutti del sua piccola azienda agricola, in  Valle Artiglione a due passi dalla città, sulle colline sopra Serravalle.  Damiano ha studiato e poi ha scelto di fare il contadino ed è fiero di esserlo. Lo si capisce dallo sguardo luminoso e dal tono sereno con cui racconta la sua scelta professionale e di vita. 

Va detto che ha respirato l’aria dei campi fin da piccolo, sotto la guida del padre Ernesto, agronomo di lunga esperienza. Dopo la maturità classica ha iniziato a seguirne le orme frequentando la facoltà di Agraria ma poi ha capito che della coltivazione delle piante amava assai più la pratica che la scienza. La sua è stata una concreta “discesa in campo”. Ad attenderlo c’erano una cascina di famiglia e un po’ di terreno. 

Asparagi

 

La spinta decisiva è arrivata dalla Regione, con il bando per l’insediamento di giovani agricoltori inserito nel Piano di sviluppo rurale. Quei terreni sono tornati a produrre. «Ho scelto di cominciare con gli ortaggi di stagione a raccolta manuale  – racconta Damiano – e piccoli frutti: more, lamponi, uva spina, fragole. Per non dimenticare le zucche, tante e di diverse varietà. Faccio tutto da solo, con l’utilizzo minimo di macchine e di trattamenti, come si faceva un tempo»Non si pensi a una vita da eremita contemplativo.

Damiano è un contadino 24 ore su 24, sette giorni su sette. Le giornate sono scandite dalle stagioni, ma a lui va bene così. D’estate lavora anche 16 ore al giorno, nelle settimane d’inverno riposa un po’ insieme ai campi. La fatica pesa? «No – risponde sereno – perché me la sono scelta. E vuoi mettere quanto è bello vedere l’alba in mezzo ai campi… E poi stare tutto il giorno in mezzo al verde, respirare aria buona, ascoltare il silenzio, perché il cellulare anche se è in tasca non riceve sempre il segnale… e vuoi mettere la soddisfazione di veder germogliare una pianta, assaggiarne il primo frutto e goderne il sapore».

Poesia, certo, ma non solo. Perché non è tutto rose e fiori. Damiano ha sperimentato sulla pelle quanto la natura possa essere bizzosa e distruttiva.  «Una gelata del novembre scorso mi ha rovinato una parte del raccolto: sedano, finocchi, cardi», confessa. Prima ancora le piogge primaverili e le grandinate estive s’erano portate via un quarto della produzione di fragole.  «Quest’anno proteggerò la produzione con qualche serra. È un investimento necessario che riduce i margini di profitto già limitatissimi, ma con questi cambiamenti climatici non se ne può più fare a meno».

La “moda” del biologico, invece, non lo convince: «Tante, troppe carte. Si rischia di lavorare più per la forma che per la sostanza. La mia filosofia è usare quei pochi trattamenti che occorrono e lasciare alle piante il tempo per espellerli in modo naturale, così da non lasciare residui». Non lo attirano nemmeno progetti come l’Agrivillage che dovrebbe sorgere nella piana a pochi chilometri, in Val Rilate: «Da quel che sento e ho letto su internet non mi pare che la finalità reale sia dare spazio a giovani agricoltori come me. Ce ne sono più di quanto la gente creda».

Nonostante tutte le difficoltà, Damiano è convinto della scelta di “campo” e s’ingegna per far comprendere ai consumatori la qualità di ciò che produce. «Il mercato in genere, purtroppo, non è disposto a pagare il valore reale di prodotti agricoli coltivati nell’orto come si faceva un tempo, raccolti a mano e consegnati in giornata, ma chi li prova capisce la differenza ed è disposto a spendere qualcosa in più».

Frutti di bosco

 

Per ora il tam tam ha funzionato: Damiano è riuscito a creare una piccola rete di clienti affezionati – molti privati e qualche negozio al dettaglio in città – ai quali consegna a domicilio verdura e frutta di stagione che fino a qualche ora prima era ancora attaccata alla pianta, interpretazione rigorosa della formula “a chilometro zero”.

Quest’anno probabilmente lo ritroveremo in qualche mercatino rionale e forse anche sul web. A costo di sacrificare il piacere della solitudine, Damiano potrebbe accettare la “provocazione” di mostrare in diretta come si prende cura dei campi e di ciò che coltiva. Con o senza webcam aspettiamo la primavera per assaggiare i primi asparagi e le fragole della Valle Artiglione. In bocca al lupo, Damiano.

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Roberta Favrin
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