mercoledì 7 Dicembre, 2022

Lingua Madre

Quando a Natale il Bambin portava i purtigàl

Si dice che Natale è la festa più bella dell’anno. Non per niente fè Natàl e San Stèu, fare Natale e Santo Stefano, si...

I “morosi si parlano” e vanno a purté a bisca

Eccoci di nuovo in primavera. Per celebrare la bella stagione ricordo un raccontino paradossale. L’ho ascoltato più volte dal mitico Bassignana, detto Baciglio. Credo...

Il lupo non mangia l’inverno

Il calendario dice che arriva la primavera. Quando ero ragazzo le stagioni si toccavano, si annusavano, si sentivano sulla pelle. Soprattutto questa, attesa più delle...

Nei detti popolari l’influenza della luna sulle sorti di colture e...

Il Cavalier Giovan Battista Marino (1569-1625), napoletano, “gran maestro della parola”, la definì «del padellon del ciel la gran frittata». Nonostante questa ignobile scelleratezza,...

Il lupo non mangia l’inverno

Il passaggio di stagione nei detti popolari

Rassegnati al destino tra salite e discese

Il pagmento dell'"affitto" al gestore del locale per l'uso del biliardo o del mazzo di carte.

Quando all’osteria dopo il gioco si pagavano “i fabbri”

Il pagmento dell'"affitto" al gestore del locale per l'uso del biliardo o del mazzo di carte.

SEI PROPRIO UN “MARAMAU”

Questa parola indica in astigiano una persona poco affidabile, infida. L’origine è antica e deriva da Fabrizio Maramaldo, capitano di ventura originario di Napoli. Nel 1530, dopo la battaglia di Gavinana, uccise a sangue freddo il capitano del Popolo di Firenze Francesco Ferrucci, già ferito, che morendo gli urlò: “Vile, tu uccidi un uomo morto!”. Da allora maramaldeggiare significa prendersela cinicamente con chi non può difendersi.