sabato 5 Settembre, 2026
HomeLingua MadreIl dialetto assorbe nuovi termini da dilìnger a sanguis
Lingua Madre

Il dialetto assorbe nuovi termini da dilìnger a sanguis

Il bandito americano degli Anni ’30 e il panino degli americani

Il dialetto è uno degli ingredienti dell’identità, non c’è dubbio. L’identità di chi vive su un territorio è in continuo divenire, una trasformazione perpetua che miscela la cultura precedente con quelle che arrivano. L’Astigiano è stato nei secoli “un porto di mare”, una sovrapposizione periodica di popoli e lingue. Prima i Liguri, poi i Celti, i Romani, i Cartaginesi, le varie tribù barbare che calavano a ondate dal nord, i francesi, dagli Orléans ai Savoia. Per non parlare degli arabi, che furono fermati a Vinchio da Aleramo. Sempre il dialetto è stato pronto a carpire i termini usati da chi via via arrivava, adattandoli all’idioma locale e rinnovando con nuove espressioni il proprio dizionario. La stessa cosa vale per chi tornava dopo aver viaggiato o dopo periodi di emigrazione e portava a casa nuove parole e modi di dire. Vediamo qualche esempio. Faudà, il grembiule, è un termine mutuato dall’arabo fohdal, così come cuefa, il velo ricamato che le nostre nonne mettevano per andare in chiesa, un termine che parte dalla stessa radice di kefiah, il tipico copricapo usato in Medio Oriente, e di lì deriva anche la parola scùfia, la berretta di lana. Magò nello slang astigiano indica il denaro, il portafogli, il “malloppo”: è stato coniato storpiando l’espressione anglossassone my gold, il mio oro.

Stessa provenienza anche per uno degli aggettivi più difficili da tradurre efficacemente, sclint: significa pulito, terso, sereno (si dice del cielo), trasparente, ma nessuno di questi termini rende l’idea come sclint. In inglese, to clean significa pulire. Di esempi del genere ce ne sono parecchi, vocaboli coniati soprattutto in epoche remote, quando l’integrazione si perseguiva più con le randellate che con il dialogo: eppure non si rifiutava la cultura dell’altro, ma la si “rimasticava” fino ad assimilarla. Anche in tempi più recenti il dialetto ha mostrato una singolare velocità nell’appropriarsi di termini stranieri con cui arricchirsi. Dilìnger è uno di questi: significa delinquente, poco di buono, farabutto, e trae origine da John Dillinger, criminale statunitense ucciso a soli 31 anni nel 1934 dopo una “carriera” che negli Usa e in tutto il mondo gli era valsa la fama di “pericolo pubblico numero 1”. 

Il panino imbottito che prende il nome dal’inglese Lord Sandwich, accanito giocatore che per non alzarsi dal tavolo da gioco si faceva portare dai camerieri del suo club due fette di pane farcite, non era certo una novità dalle nostre parti, ma nessuno lo chiamava così. Quando nel ’45 arrivarono gli americani si storpiò la parola sanguis dall’inglese, in omaggio alla modernità e alla ritrovata possibilità di placare l’appetito. Ruscòf significa invece vecchio, scassato, fuori moda e viene usato anche per indicare una persona piena di acciacchi e male in arnese. Deriva dall’orologio Roskopf, molto popolare fino alla fine dell’Ottocento in quanto costava meno delle altre “cipolle” da taschino, ma poi venne superato e divenne sinonimo di strumento obsoleto.

 

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Paolo Raviola

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

3,917Mi PiaceLike
0FollowerFollow
0IscrittiSubscribe

GLI ULTIMI ARTICOLI CARICATI

IN EVIDENZA

La collina di Spoon River – settembre 2021

Bruno Nattino  21 novembre 1931 - 14 giugno 2021 Calciatore e allenatore di calcio   La mia è stata una vita colorata dalle maglie da calciatore che...

La regina gentile della finanziera

Il mondo della ristorazione piemontese ha perso una delle cuoche più rappresentative e carismatiche: Maria Lovisolo del ristorante Violetta di Calamandrana. Era una donna gentile...

La collina incantata di Lele Luzzati

Becchi gialli e occhi roteanti, le variopinte creature alate di Lele Luzzati volteggiano libere su cieli siderali in sbiechi fendenti e curiose quadriglie: fantasia...

Sconosciuto “Gattopardo” astigiano

Il romanzo Gran mondo 1866, stampato a Varese nel 1967 dall’Istituto di Propaganda Libraria di Milano con il sottotitolo “vicenda piemontese dell’Ottocento”, è pressoché...

Freschi di stampa

Annibale Barca. Il Nemico, di Davide Del Popolo Riolo, edizioni Watson, 2021, pp. 136, 12 euro Annibale, condottiero delle guerre puniche, trasportato nel futuro, in...

Ritorno a Nietzsche, il filosofo che non ammette il definitivo

Claudio Cavalla, docente di filosofia allo Scientifico Vercelli di Asti, ha affrontato la figura difficile di Nietzsche. Complessa dal suo modo di scrivere, gli strani...

Il cardinale che passeggia tra alberi e animali a Vinchio

“Celebro in versi ciò che incornicia la nostra umile giornata, la natura, gli animali di casa e la mia amata Vinchio”. Giovanni Lajolo è...

I ricordi di chi è rinato attraverso la liberazione

Io c’ero, il titolo. Adelia Pastene Gerbi è una figura importante, per questo sulla copertina del libro c’è un bel viso, sorridente, con una...

CONTRIBUISCI A QUESTO ARTICOLO

INVIA IL TUO CONTRIBUTO

Hai un contributo originale che potrebbe arricchire questo articolo? Invialo ora, saremo lieti di trovargli lo spazio che merita.

TAG CLOUD GLOBALE

TAG CLOUD GLOBALE
INVIA IL TUO CONTRIBUTO

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE