domenica 22 Marzo, 2026
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Il museo di Cisterna da 40 anni custodisce il tesoro della memoria

Nel castello le sale dedicate agli antichi mestieri

Il Museo Arti e Mestieri di un tempo, ospitato nel castello di Cisterna, ha compiuto 40 anni, un traguardo importante per una realtà culturale che si basa sul volontariato. Il compleanno si è celebrato a metà ottobre, poi la seconda ondata della pandemia ha richiuso il museo, che è comunque rimasto vivo e attivo sui social in attesa di poter riaprire le sale e riprendere in pieno l’attività.

Lino Vaudano, presidente dell’Associazione Museo che nel1980 fu tra i promotori più attivi dell’idea di recupero del castello, ha voluto dedicare a tutti i volontari il suo ringraziamento commosso. Il suo racconto ripercorre le tappe di un sogno divenuto realtà: «Sabato 4 ottobre 1980 nasceva questo museo.

Il castello era in rovina. Eppure, siamo riusciti a recuperare negli anni 27 sale. Quarant’anni sono passati in fretta. Sono successe tante cose belle perché la Provvidenza ha sempre pensato di non farci chiudere. Ricordo ancora quando il professor Gianluigi Bravo è venuto a intervistare alcuni anziani del posto. Un ringraziamento va anche al professor Piercarlo Grimaldi che, con il prof. Bravo, è stato uno dei primi a credere in noi e a incoraggiarci. Un altro grande amico è stato il professor Sergio Zoppi, recentemente scomparso.

Uno scorcio del castello di Cisterna e il logo dell’Associazione
Uno scorcio del castello di Cisterna e il logo dell’Associazione

È anche grazie a loro che il castello si è salvato ma non da solo… ci sono persone di buona volontà come Tiziana Mo che credono ancora nel lavoro non retribuito e, senza le quali, moltissime cose sarebbero impossibili». La lungimiranza di Lino Bartolomeo Vaudano, ristoratore e promotore culturale in questo paese della Provincia di Asti che appartiene al comprensorio storico del Roero, ha fatto sì che lacollezione di oggetti che venivano man mano raccolti diventasse bene pubblico e non finisse ad arricchire il collezionismo privato.

Un gruppo di ragazzi iniziò a recuperare gli oggetti del passato

 

 

I docenti Bravo e Grimaldi hanno sottolineato il valore antropologico e sociale di ciò che è accaduto in questi decenni a Cisterna: «I musei delle tradizioni contadine sono importanti perché vi si trova il passato come risorsa per “paesarsi e riappaesarsi”, per recuperare i valori. Quello di Cisterna è un museo scientifico e organizzato che, soprattutto, sa raccontare».

Il museo di Cisterna non è solo passato, ma anche futuro. Samuele Olivetti sta portando avanti, con altri volontari, il progetto “Principato dei bambini”. L’ iniziativa, sostenuta da Hangar-Fondazione Piemonte dal vivo e produttori locali, vuole coinvolgere i più piccoli in percorsi di conoscenza del castello-museo. Un altro aspetto innovativo è seguito da Oscar Pastrone che si occupa del nuovo sito del museo.

«Lo sforzo è di dare un significato per chi sta fuori ma anche per chi sta dentro, creando un sistema flessibile, che permette di effettuare una visita virtuale ma anche di raccogliere le narrazioni di tutte le botteghe e le descrizioni degli oggetti in modo che, anche in futuro, niente venga perso».

Ma qual è la storia di questo progetto nato a cavallo tra Roero, Astesana e Monferrato? Il Museo Arti e Mestieri di un tempo è custodito nel castello di Cisterna che, visto dall’alto, appare come una nave, con la prua che guarda a est e la poppa a ovest.

Quel maniero a forma di nave che domina il confine tra Astesana e Roero

 

Nella foto, da destra, Baldassarre Molino (autore del libro sulla Storia di Cisterna), Luciano Bertello (autore del libro su Lino, e Lino Vaudano, Piercarlo Grimaldi e la moglie Michelina

I bastioni circondati dalla Villa, contenuta dalla strada che l’antica toponomastica definiva “fossato”, sorreggono l’edificio affiancato dalla torre. Il complesso fortificato nel corso dei secoli ha subito molte trasformazioni, fino ad assumere l’aspetto attuale.

Una curiosità: nel 1670, il marchese di Voghera Giacomo Maurizio Dal Pozzo ottenne da papa Clemente X l’erezione del marchesato di Cisterna in principato, titolo che andò ad aggiungersi ai molti già acquisiti. Nel 1673 ebbe anche la facoltà di battere moneta. Il principe Giacomo Maurizio coniò un numero limitato di esemplari, probabilmente al solo fine di dimostrare il proprio prestigio.

La zecca cessò la produzione dopo quattro anni, a causa di problemi legati alle numerose contraffazioni che vennero realizzate. Nel museo l’unica traccia rimasta di questa parte di storia è rappresentata dall’antica trave che attraversa la volta nel locale ora adibito a cantina.

Nel 1912 Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele e Luigi Amedeo, figli della Principessa Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna (ultima erede della nobile casata e moglie di Amedeo I d’Aosta, secondogenito di Vittorio Emanuele II), donarono il castello al Comune di Cisterna, che lo adibì a scuola e sede del Municipio.

Negli Anni Sessanta l’Amministrazione Comunale decise di costruire una nuova sede sia per gli uffici comunali che per la scuola elementare. Il castello fu abbandonato. Venne abbattuto l’edificio che costituiva l’allungamento della Torre Porta, all’interno del cortile. Erano gli anni in cui le soffitte e i portici venivano svuotati e gli oggetti del passato erano gettati o ceduti ai rigattieri per fare spazio a quelli nuovi.

Particolari delle botteghe allestite nel museo
Particolari delle botteghe allestite nel museo

Raccogliere le testimonianze del lavoro e dei mestieri che stavano sparendo non fu solo un’operazione nostalgia, ma una missione di salvaguardia della memoria. A Cisterna un gruppo di giovani, capeggiato da Lino (Bartolomeo) Vaudano, supportato da Michelino Canta e da altre persone del paese, maturò l’idea di salvare l’edificio e, con esso, gli oggetti che rappresentavano la cultura materiale del territorio.

Il gruppo iniziò a sistemare i primi oggetti nei locali della antica zecca, provvedendo al restauro dello spazio. Nel 1980, nel piano terreno del castello venne inaugurato il nucleo originario del Museo Arti e Mestieri di un tempo. Nel corso di questi decenni, sempre con il lavoro dei volontari, tutto l’edificio è stato recuperato ed è diventato la sede di uno dei musei etnografici più importanti del Piemonte. All’interno delle 23 stanze, distribuite sui tre piani del castello, sono illustrate 25 botteghe, attraverso gli oggetti e gli arredi che venivano utilizzati nel passato.

Gli attrezzi sono stati raccolti, restaurati e sistemati dai volontari nelle stanze del castello. Grazie a una convenzione stipulata con il Comune di Cisterna, nel corso di questi anni i volontari della Pro Loco prima e dell’Associazione Museo poi (che ha sostituito nel 1990 la Pro Loco nella gestione del Museo) si sono preoccupati di reperire i fondi con i biglietti di ingresso al museo, con la realizzazione di feste, cene, iniziative varie, per coprire la percentuale di finanziamento a integrazione dei contributi della Regione Piemonte.

Particolari delle botteghe allestite nel museo
Particolari delle botteghe allestite nel museo

Grazie al loro lavoro sono stati ristrutturati vari spazi, pur non mancando contrasti e ostacoli. Il Comune di Cisterna ha stipulato una convenzione per l’utilizzo gratuito dell’immobile per la realizzazione del museo. Sono arrivati fondi grazie all’azione congiunta di Associazione e Comune, con Regione Piemonte, Stato (con l’8 per mille), Fondazioni della Cassa di Risparmio di Asti e Torino.

Nel 1997 la Provincia di Asti distaccò al Museo personale impiegato in progetti di lavoro socialmente utili, consentendo di aprire al pubblico dal martedì al sabato, mentre la domenica era a cura dei volontari.

Lo stesso personale, scaduto il termine dei progetti socialmente utili nel2007, è stato assunto dall’Associazione Museo grazie al contributo del Comune di Cisterna e della Provincia di Asti. Purtroppo, il commissariamento della Provincia di Asti del 2012 ha causato la perdita di parte del finanziamento.

Dal gennaio 2015, dopo due anni di gestione autonoma con il solo contributo comunale e fondi propri, considerati i costi elevati di funzionamento, il museo è tornato a funzionare esclusivamente grazie al volontariato. Hanno avuto un ruolo importante anche i volontari del Servizio Civile. Avviato nel 2007 in collaborazione con il Comune di Asti, il progetto – che ha visto una sospensione nel 2020 ma verrà ripreso a metà 2021 – ha garantito la presenza di giovani che hanno permesso l’apertura settimanale del museo e l’avvio di nuovi progetti.

Quello più importante è “Narrazioni museali digitali”, in corso di realizzazione. La collezione di oggetti, quasi tutti donati, si è incrementata nel corso degli anni a partire da un primo nucleo allestito nei locali della cantina. Dopo la fase di raccolta e conservazione, grazie al contributo scientifico del professor Piercarlo Grimaldi, l’attenzione dell’Associazione si è rivolta non solo alla conservazione degli oggetti ma anche di altri immobili esterni da salvaguardare: la Casa del particolar, e il Forno del Castello.

La Casa del particolar, acquistata il 12 luglio 2002, è in fase di restauro; il Forno del Castello, di proprietà della parrocchia, è stato acquisito dall’Associazione il 13 giugno 2011, grazie a una raccolta fondi che ha coinvolto più di 50 persone. La somma donata (47.000 euro), utilizzata per l’acquisto dell’edificio, è stata integrata da fondi dell’Associazione, che sono andati a coprire – con un finanziamento del GAL Basso Monferrato – un primo intervento conservativo.

Particolari delle botteghe allestite nel museo

L’Associazione intende “fare rete” con altre realtà che, sul territorio del Roero e dell’Astigiano, operano nel settore culturale. Sono nati così i progetti della Rete Museale Roero Monferrato e la collaborazione a quelli dell’Ecomuseo delle Rocche del Roero e del Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese (Istituto Comprensivo di San Damiano).

Importante la didattica legata alle scuole. Sono state realizzate numerose pubblicazioni: la collana dei Quaderni dell’Ecomuseo delle Rocche, Veuti che ‘tra conta?, Volver a ver, Il mondo nel volo di un’ape, Il libro delle etichette e del Bosco della Costituzione (scaricabili sul sito scuolealmuseo.it) Grazie alla progettazione partecipata sono nati il “Bosco dei Bambini” e il “Bosco della Costituzione”, aule didattiche all’aperto, luoghi di ricerca ed esplorazione non solo per i bambini di Cisterna ma anche per quelli che si recano al museo per le visite didattiche.

La presenza delle nuove generazioni di volontari nello sviluppo di questa progettualità conferma il valore comunitario del percorso che ha portato alla realizzazione del museo, frutto di un’azione corale che ha coinvolto i ragazzi e le ragazze del paese negli Anni Ottanta e riesce ancora ad appassionare quelli di oggi.

 

 

ECCO LE BOTTEGHE DEL MUSEO ARTI E MESTIERI

 

Ciabattino e sellaio, Zoccolaio, Falegname, Tessitore, Maglierista, Bottaio Carradore, Stanza dei Pesi e delle Misure, Orologiaio e attrezzi per fare le ostie, Lattoniere, Calderaio, Levatrice, Materassaio, Arrotino, Sarto, Sala della musica, Sala della media borghesia, Mutuo Soccorso, Panetteria, Torronaio, Osteria, Tipografo, Fabbro, Cantina, Cestaio.

 

Il nuovo sito del museo è www.museoartiemestieri.it

 

l'autrice dell'articolo

Giovanna Cravanzola e Tiziana Mo
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Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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