mercoledì 3 Giugno, 2026
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Un Quadro una Storia

In viale Pilone le tele in attesa di Mario Perosino

L’artista astigiano alla ricerca del tempo interiore

Nello studio di Mario Perosino, in viale Pilone, le tele grezze, accostate a terra a macerare erano in attesa. Con minuziosa precisione, l’artista preparava ogni supporto alla “maniera dei maestri antichi”, come nelle botteghe di restauro. Tra gli sguardi severi di Guerrieri loricati e di enigmatiche Dame, Perosino cesellava il suo immaginario quotidiano su grandi fogli preparatori. Senza fretta. Il caotico traffico di piazza I° Maggio pareva svanire. Appena adolescente, Perosino aveva disegnato dal vero ritratti e figure, a matita e pastello, angoli delle campagne astigiane, soggetti sacri a china, con il gioioso consenso del maestro Giuseppe Manzone, ma la sua fantasia trepidava. Dopo l’esordio in Asti nel 1951 al circolo culturale “La Giostra” e la partecipazione ai Premi Alfieri (1959, 1962), durante il servizio militare a Roma, Perosino intuì la sua autentica vocazione fantasiosa e allusiva. Con l’autorevole guida di Corrado Cagli, che lo introdusse nella cerchia culturale romana, espose con successo alla “Galleria 88” e al “Nuovo Carpine” (1968). Il ritorno ad Asti, il repentino mutare dei modelli sociali e dei codici di comunicazione negli anni Settanta alimentarono in Perosino un’amara disillusione, psicologica ed emozionale: «…il dialogo è aperto con figure che non sanno sorridere o per ironia o per disincantamento o per pietà – commentava il critico Dino Carlèsi – e quasi ci parlano con sufficienza faraonica e dignità regale da antiche stagioni ancestrali che Perosino fa rivivere quasi per intenzionale crudeltà, presentandole come beni perduti e irrecuperabili per nostra colpa ed eccesso di cattiveria»

Mario Perosino (Asti 1930-2008), “Ritratto di Michela”, olio su tela, cm. 80 x 60

.

Nascono così i simboli segreti di quel nuovo mondo, non ancora esplorato: i cicli pittorici I fiori del male, Melanconia, Paesaggio fantastico, Architetture, preziose costruzioni di moduli geometrici e brillanti gamme timbriche. Negli anni Ottanta, sulla tela la realtà diviene allegoria: il ritratto femminile accoglie còlte tipologie cortesi e citazioni iconografiche del Seicento europeo. Il ritratto di Michela è un emblematico esemplare della maturità pittorica di Perosino, unificando l’ideale estetico ed etico delle categorie astratte “bellezza-purezza” con l’allusività (sorriso, sguardo, postura) e l’estraniamento (decorativismo astorico, specchio). Le mostre personali a “La Fornace” (1978, 1983), l’omaggio comunale a Palazzo Mazzetti-Teatro Alfieri nel 1993 e la presenza in collettiva alla Fondazione Guglielminetti (2007) segnarono il commiato di Mario Perosino. La Fondazione Guglielminetti, in collaborazione con la figlia Giordana, gli ha dedicato due omaggi postumi, nel 2009 e l’attuale nel dicembre 2016, riscoprendone tuttora l’inquieta tensione alla conoscenza. È ancora il tempo interiore di Perosino a svelarci la precarietà dell’esistenza e l’attesa per il futuro.  La retrospettiva “Mario Perosino. Dipinti”, ordinata alla Fondazione Eugenio Guglielminetti in Palazzo Alfieri, sarà visitabile fino al 31 dicembre 2016  (venerdì, sabato e domenica 16-18).

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Marida Faussone
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