giovedì 3 Aprile, 2025
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Faldone Aperto

Ceramiche d’autore per dare smalto alla ripresa del Palio

Il famoso Tullio d’Albisola produsse mille pezzi promozionali nel 1930

La ripresa della corsa del Palio del 1929, fortemente voluta dal Podestà Vincenzo Buronzo, fu collegata al progetto di rinascita della Provincia di Asti.

Il Palio, tradizione che affonda le radici nel Medioevo, vanto della città, era inteso come il mezzo con cui raggiungere l’obiettivo della rinnovata autonomia provinciale. Il regista perfetto di questa strategia è Buronzo. Già dall’anno successivo alla rinascita del 1929, inizia a lavorare per dare al Palio un’evidenza che travalichi i confini locali e regionali e
punta a promuovere la città.

In questo progetto, si inserisce l’istanza rivolta alla più nota fabbrica di ceramiche dell’epoca, la Giuseppe Mazzotti di Albissola, in provincia di Savona, per la realizzazione di
ceramiche artistiche celebrative del Palio di Asti. Da febbraio ad aprile si conclude la fornitura: richiesta, preventivi, prototipi, affidamento e ceramiche consegnate in poco più di due mesi.

La trattativa è condotta direttamente dal podestà e dal maestro Giuseppe Mazzotti, fondatore nel 1903 della omonima Premiata Fabbrica Ceramiche e Maioliche Artistiche nella quale lavorano anche i figli Torido e Tullio.

Nel 1930 la Mazzotti è all’apice del successo, raggiunto soprattutto dopo l’Esposizione Internazionale di Arti Decorative e Industriali Moderne di Parigi del 1925, quando, su
sollecitazione di Tullio, denominato Tullio d’Albisola da Filippo Tommaso Marinetti che ne è amico e grande estimatore, ha cominciato a produrre opere dalle forme dinamiche e bizzarre, di grande forza cromatica e dai decori chiaramente ispirati al Futurismo.

Nel 1927 Tullio partecipa a Torino alla Mostra dei presepi antichi e nuovi con il “Presepe strapaesano”: ventinove pezzi verniciati con colori e smalti brillanti, quasi abbaglianti, in cui
le figure tradizionali sono rielaborate in chiave futurista e gli alberi hanno forma conica e a ombrello.

Dopo il trionfo nel 1929 alla mostra Trentatré futuristi di Milano, Tullio Mazzotti, in due anni, espone in una decina di altre mostre, tra cui Arte Futurista ad Alessandria. Il maestro ceramista accentua i legami con il movimento futurista. Nicolay Diulgheroff, Farfa (Vittorio Tommasini), Pippo Oriani, Mino Rosso, Alberto Sartoris, Fillia (Luigi Colombo) e Marinetti trasformano Albisola in luogo di incontro per pittori, scultori, artisti e intellettuali: nella moderna casa atelier dei Mazzotti, sede ancora oggi della Ceramiche Mazzotti, convergono le più vive energie del Futurismo del Nord d’Italia.

È, dunque, probabile che Buronzo, grande sostenitore delle tradizioni e dell’artigianato – dopo l’incarico da Podestà divenne presidente della Federazione artigiani d’Italia fino al
1942 –, interessato alla promozione di Asti e del Monferrato, abbia visitato le mostre di Torino e Alessandria e sia stato colpito dalle doti artistiche, dall’estro e dalla fama di Tullio d’Albisola.

Da qui la commissione alla fabbrica Mazzotti di una serie di statuette di dimensioni diverse:
Gianduja e Girometta (Giacometta), il galletto che canta, il giostratore o torneatore (vittorioso, sconfitto e ultimo), l’araldo, il cavallo da sella con fischietto, il cavallo da tiro e il sopraturaccioli.

«Le maschere – sostiene la stessa fabbrica Mazzotti in una lettera al podestà – le troverà… di Suo gradimento essendo riuscite di un umorismo esilarante» e «… umiliata è la figura dello sconfitto». La statuetta del giostratore sconfitto «umiliato e fiacco» è tra le meglio riuscite: il fantino è accasciato sul «ronzino podagroso e sfiancato» che ha il muso stravolto e gli occhi strabuzzanti per la fatica della corsa, l’armatura del cavaliere è azzurro vivo con righe nere che sottolineano le pieghe del corpo, i colori sono brillanti e intensi.

Alcune delle immagini originali del 1930 inviate dalle ceramiche Mazzotti al Comune di Asti. A colori le ceramiche così come sono oggi esposte all’Archivio Storico

Con riferimento a Gianduja e Girometta, un’altra lettera cita «la chiara figura paesana si sbellica dalle risa vedendo la fresca Girometta con un fiasco di vin generoso dell’Astigiano», mentre «il vessillo comunale con la bianca quadrata croce nella fiamma rossa» scende dalla chiarina dell’araldo.

Il galletto che «saluta cantando l’alba del giorno della festa» e il cavallo con fischietto derivano dalla tradizione popolare locale. I “Simboli del Palio ad Asti”, elencati nel catalogo ufficiale di Tullio Mazzotti, furono prodotti in poco meno di mille pezzi per una spesa di
circa 5000 lire dell’epoca.

All’interno della mostra 1929-1935. Sette anni di gloria. La superba rinascita del Palio, visitabile fino al 20 marzo 2020 al Museo del Palio di Asti, ospitato proprio a Palazzo Mazzola, sono esposte alcune di queste ceramiche, ma gli astigiani potrebbero scoprire di averne altre in casa. Un delicato tesoro da custodire.

 

FALDONE APERTO

 

“Faldone aperto” è una nuova rubrica Frutto dell’accordo tra astigiani, il comune di Asti
e il suo archivio storico. Nelle sale di palazzo mazzola sono custoditi decine di migliaia
di documenti, mappe, fotografie, oggetti che testimoniano secoli di vicende storiche. un
patrimonio di tutta la città di indubbio valore documentaristico che spesso è però dimenticato o poco conosciuto, se non dagli studiosi. Astigiani vuole contribuire a diffondere la conoscenza di quanto è stato custodito nei secoli e ospiterà da questo numero due pagine dedicate al racconto della storia di alcuni di questi tesori.

“Faldone aperto” si rivolge anche ad altri archivi storici comunali e di altre realtà, nello stesso spirito di collaborazione che è stato instaurato con il comune di Asti.

 

Per saperne di più

 

Archivio Storico del Comune di Asti, Serie Palio, faldone D 23, carteggio

A. Barolo, Folklore monferrino, Torino 1931, edizione a cura di P. Grimaldi, Torino 1998

V. Buronzo, Al Litaniji di Giòbia, edizione a cura di A. Barbato, A. Allemano, Castell’Alfero (At) 2007

A. Gamba, Il “ritorno” della Provincia, in R. Bordone, N. Fasano, M. Forno, D. Gnetti, M. Renosio (a cura di), Tra sviluppo e marginalità. L’Astigiano dall’Unità agli Anni Ottanta del
Novecento, ISRAT 2006, vol. I, pp. 367- 413

F. Buzio Negri, Aria, acqua, terra, fuoco. Ad Albisola, la scintilla dell’arte tra Déco e Futurismo, dal catalogo della mostra Albisola Futurista. La grande stagione degli Anni Venti
e Trenta (Civica Galleria d’Arte Moderna Gallarate e Priamàr di Savona, 2003), Gallarate, 2003

Sito ufficiale di Tullio d’Albisola: www.tulliodalbisola.it

 

 

LE AUTRICI DELL'ARTICOLO

Ivana Bologna e Barbara Molina
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Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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