sabato 24 Febbraio, 2024
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1881-1966

Augusto Monti “Nemo profeta in Patria”

Contrastato rapporto letterario tra Monastero Bormida e il professore antifascista
Quando Monti se ne andò, era l’estate del 1966, pochi in paese si ricordavano di lui. Al funerale del professore andarono solo i familiari e allievi come il filosofo Norberto Bobbio e il critico Massimo Mila. Era l’epilogo di un legame complesso, dal quale però Monti aveva ereditato memorie e vicende popolari che furono ispirazione per il suo romanzo più noto, "I sanssôssi". Fino ad anni recenti, il paese restò lontano dagli altri suoi campi d’interesse: in particolare la sua attività politica con il partito d’azione e l’impegno a sostegno dei lavoratori. È la storia di una delle figure più interessanti della cultura del Novecento e della sua terra d’origine, una storia ricostruita anche grazie all’intervista esclusiva di Astigiani con la vedova Caterina Bauchiero. Che racconta di un amore nato grazie alla lettura di san Tommaso d’Aquino e a un circolo intellettuale che comprendeva nomi come Gobetti e Salvemini.

Il paese disertò il funerale nel 1966. C’erano la corona del presidente della Repubblica e tra i suoi allievi Bobbio e Mila

 

Bartolomeo Monti, padre di Augusto, le cui storie ispirarono I Sansôssi.

 

Monastero Bormida, 13 luglio 1966. Una estate torrida e sonnolenta, e una notizia passa di bocca in bocca. “Ci sarà un funerale…” – “Eh beh, capita…” – “Ma no, questo non è un funerale normale…” – “E chi è morto?” – “Augusto Monti.” – “Augusto Monti? Ma chi c’l’è?” – “Il parente di Milia, Emilia dei Geloso, quella che sta nella grande casa antica sulla piazza.” – “Ah, e dove è morto?” – “A Roma, stava a Roma ma hanno la tomba qui perché dicono che fosse nato nel mulino. Però nessuno lo conosce perché a Monastero non ci vedeva mai…” – “A che ora c’è la funzione?” – “Neuine funzion, niente Messa, direttamente al cimitero…” – “Cosa? E come mai?” – “Era comunista”. – “Ah, per carità, anlura lasciuma perde… Il parroco l’ha detto chiaramente. Co-mu-ni-sta… capito? E che non venga in mente a nessuno di andare a questo funerale, arrivino pure da Roma, lo seppelliscano e finita lì.”

Così andò in effetti, e al funerale del professor Augusto Monti, antifascista, insegnante, maestro di una generazione di intellettuali torinesi che sono stati il nerbo della nuova Italia democratica, amico di Gobetti, di Gramsci, di Salvemini, di Lombardo Radice, autore di quei “Sanssôssi” che sono un grande affresco della vita familiare e piemontese da Napoleon Prim alla Grande Guerra, c’era la corona di alloro mandata dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, c’erano il filosofo Norberto Bobbio e il critico musicale Massimo Mila, Alberto Levi e Mario Sturani, ma di Monastero pochi o nessuno. 

Augusto Monti ha avuto con il suo paese d’origine Monastero Bormida un rapporto strano, particolare, tutto letterario.

 

Il padre mugnaio va a Torino

Un profondo legame spezzato

Il mulino che fu la casa natale dell’autore

 

Eppure, il legame è stato sempre fortissimo. Non si trattò appunto di una presenza fisica: Monti andò via a tre anni, quando il padre Bortomlìn dopo l’ennesima alluvione e il conseguente patatrac economico decise di abbandonare il mulino del sor Polleri, il proprietario del castello, e di cercar fortuna a Torino. Il professore tra quelle alte colline non ci tornò più se non per qualche toccata e fuga per motivi famigliari.

Ma resta il trait d’union letterario che univa in modo inscindibile Papà – il sanssôssi appunto, il sognatore, l’uomo fallito nella vita ma pieno di grandi ideali, il romantico lettore compulsivo di classici e autori popolari – con il figlio Carlìn-Augusto, che dedicò tutta la vita a raggiungere quegli obiettivi che Papà si era prefisso e che nella sua spensieratezza disordinata, ricca di ideali, non aveva mai concretizzato.

Ecco il paese nelle descrizione di Monti.

«Monastero, el Monastè, la singolare terra posta fra Monferrato e Langhe, che tiene il castello in basso e il borgo in alto alla viceversa di tutte l’altre vicine: ma il castello a primo primis era un monastero, e la torre un campanile, e quel casone lassù lo chiamavan tuttora il convento, e su per la Tatorba certe macerie tra i rovi sono gli avanzi, narrano, d’un ritiro di donne; – e nel sangue della gente qualche cosa n’è rimasto, – aggiunge il vicino – gli uomini così circospetti, e tanto facili le donne; – gelosie».

 

La riscoperta culturale di una figura cardine del Novecento

 

Augusto Monti era nato nel 1881 a Monastero Bormida.

 

Monti scrive di Monastero, ma anche di Ponti, Cortemilia, Monesiglio, Acqui: tappe di un viaggio interiore che è anche storia, racconto, descrizione minuziosa e veritiera di eventi e di persone. Vicende personali e avvenimenti pubblici che si mescolano, si interpretano reciprocamente, si rinsaldano in quel quadro unitario e al tempo stesso tanto dispersivo e apparentemente scollegato che sono le “Storie di Papà”.

Questo – “Le Storie di Papà” – sarebbe il giusto titolo de “I Sansôssi”; chissà come mai Monti tornò indietro sulla sua decisione e scelse quel termine disusato anche da chi parlava il dialetto come lingua madre. Forse perché a lui non interessò mai scrivere un libro per il pubblico, ma un canovaccio intimo tra sé e Papà – e Papà sì che lo avrebbe capito il significato di “sanssôssi” , un pro-memoria di emozioni, un quaderno di appunti – magari da leggere a tratti ad alta voce a un pubblico ristretto di uditori dove si affastellano migliaia di informazioni della storia personalissima dei due – Papà e Carlìn – a cui tutto il resto è solo contorno, anche se un signor contorno.

«Caro Papà – scrive Monti l’8 dicembre 1934 in una lettera immaginaria al suo genitore-mentore – tu dicevi sempre “Euh! Se scrivessi io un libro sulla mia vita! Che roba ne verrebbe fuori! Un libro – sarebbe – da far epoca. Il libro te l’ho scritto io. Se non “farà epoca” almeno sarà un altro di que’ tuoi sogni, che io avrò avverato per te. – Avverare i tuoi sogni – tu sai ch’io sono al mondo apposta: ho cominciato presto, e forse non ho finito ancora. Meglio così del resto: ché avrò da fare con ciò finché non venga l’ora anche per me di andare – come tu dicevi – pour la grande route».

Monastero Bormida non poteva capire la lezione del “Profe” Monti finché era in vita: troppo distante dalle vicende quotidiane del paese, troppo “torinese”, troppo “colto”, troppo “impegnato”, troppo rigido anche nel suo moralismo severo di vecchio militante della Rivoluzione Liberale gobettiana, di appassionato sostenitore del Partito d’Azione, di uomo che scelse convintamente la sinistra comunista perché certo che fosse la parte meno compromessa con il regime fascista. 

Non poteva capirlo allora, ma lo ha capito, a poco a poco, il paese, quando questo “Monastero di carta, di ricordi, di aneddoti, di personaggi” è diventato l’unica testimonianza vivacissima di un paese che non c’era più, di un mondo che era finito da tempo.

 

Una lapide per ricordare l’opera “I Sanssôssi”

Il funerale civile nel luglio del 1966. A sinistra si riconosce la sorella Prosperina e al centro con gli occhiali scuri la moglie Caterina Bauchiero. In abito chiaro Ugo Pecchioli, dirigente del Pci, a destra, defilato nella foto, Norberto Bobbio

 

Ecco così la riscoperta di Monti, prima in modo più semplice, con la ricerca dei luoghi (e spesso delle persone o delle famiglie) citati nell’opera, poi a poco a poco con approfondimenti importanti – il convegno del 1981, nel centenario della nascita, con la lapide inaugurata da Norberto Bobbio, la tre giorni di studi del 1991, nel venticinquennale della scomparsa, la giornata organizzata dalla Provincia di Asti nel 1998, la costituzione del Circolo Culturale “Augusto Monti” (a cui proprio il parroco trovò una sede nei locali adiacenti all’asilo parrocchiale), i premi alle tesi di laurea, il convegno del 2006, nel quarantesimo della morte e le conferenze del 2016, con la consegna della cittadinanza onoraria alla vedova Caterina Bauchiero – ma anche con la costituzione di un fondo montiano nella biblioteca civica, con il progetto di recupero del vecchio mulino, abbandonato da decenni e in corso di ristrutturazione, e, per ultima in ordine di tempo, con la recente mostra allestita quest’estate nei saloni espositivi del castello e dedicata ai “Pittori tra Torino e le Langhe al tempo di Augusto Monti”.

Una scoperta graduale, che sta dando anche frutti inaspettati, il più significativo dei quali è stata la richiesta di un privato, proprietario oggi della antica casa “dei Geloso” sulla piazza, dove visse e morì Papà accudito dalla figlia, di apporre sulla facciata ben restaurata due lapidi con i brani de I Sansôssi che proprio a quell’edificio facevano riferimento: «Riposante accogliente paese, che sapevano i frati scegliere i loro luoghi; e non dispiace a Papà dopotutto d’esserci tornato a stare. Va per la casa antica i primi giorni, la casa che è dei Geloso posta sulla piazza al sole, bene in faccia al castello; sale fin sull’altana e rimira. Val di Tatorba in fronte: da Roccaverano e dalla Torre di Vengore ancora scendono le somarelle spezzettando sotto il carico degli uomini grandi, e le robiole famose lascian dietro l’olezzo del becco». 

Ecco, il fatto che l’attuale proprietario che oggi per caso vive in quella dimora, ma che non ha niente a che fare con la storia che lì si è dipanata, abbia deciso di compiere questa scelta è stata, “forse e senza forse”, come direbbe Monti, una grande operazione culturale.    

 

Per saperne di più

 

  1. MONTI, “I Sanssôssi”, Araba Fenice, Cuneo, 1993 
  2. TESIO, “Augusto Monti, attualità di un uomo all’antica”, L’Arciere, Cuneo, 1980
  3. TESIO (a cura di), “Augusto Monti nel centenario della nascita” – Atti del Convegno, Centro Studi Piemontesi, 1982
  4. BOLOGNA (a cura di), “Atti della giornata di studi su Augusto Monti”, Provincia di Asti, 1998
  5. GALLI, “Pittori tra Torino e le Langhe al tempo di Augusto Monti”, catalogo della Mostra, Soluzioni Stampa, Canelli, 2017

 

Una selezione di luoghi montiani della Valle Bormida e dei passi de “I Sanssôssi” ad essi riferiti si trova in www.parcoletterario.it, a cura di U. Fava – La.Mo.Ro. Agenzia e Sviluppo

Le opere montiane, gli articoli, gli estratti delle riviste con cui collaborò, cimeli personali e buona parte degli scritti critici sull’autore sono conservati nel “Fondo Augusto Monti” presso la Biblioteca Civica “Franco e Carolina Franzetti” di Monastero Bormida – tel. 0144/88012 – info@comunemonastero.a.t.it

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

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