Cento parole per raccontare la saga di Deep Beyond appena uscita.
Deep Beyond è pura fantascienza, e parla di un mondo in cui la Terra è stata devastata da un millennium bug. Un gruppo di scienziati lavora per studiare ciò che si nasconde negli abissi, e per trovare una soluzione che possa permettere all’umanità di sopravvivere. Ma nelle profondità oceaniche si celano anche creature con incredibili capacità distruttive. Siamo nel 2085, 85 anni dopo che una serie di eventi catastrofici ha investito la Terra e costretto i sopravvissuti a vivere in colonie protette da cupole per difendersi dall’inquinamento e dai mostri che popolano i mari.
Come nasce l’idea di raccontare un futuro tanto inquietante?
Il testo è principalmente parto della fantasia di Mirka Andolfo e Davide Caci, i nostri “partners in crime”, come si usa dire oltreoceano. Mirka è un’autrice famosissima in America per lavori svolti con DC (Harley Quinn, Wonder Woman, RWBY) e per le sue serie personali (Mercy, Sacro & Profano e Contronatura). Davide, sceneggiatore, ha scritto per il mercato francese ed è il Ceo di Arancia Studio, agenzia che si occupa di grafica, impaginazione e lettering. Alla squadra si è poi aggiunto Andrea Meloni in veste di color supervisor e colorista di copertine. In pratica, scritta la storia, io l’ho disegnata e Barbara Nosenzo si è occupata dei colori. Una volta realizzati prove e studi di personaggi e ambienti abbiamo presentato il progetto a Image Comics (la terza casa editrice statunitense, dopo Marvel e DC) che lo ha approvato. Così è decollato Deep Beyond, con 12 numeri e oltre un anno di lavoro. Per la prima volta sul mercato americano è uscita una serie interamente realizzata da Italiani e l’accoglienza è stata ottima, con sold out del primo numero e ristampa.

Come ti arriva l’ispirazione?
Ci sono giornate in cui sono estremamente creativo e altre assai meno, ma “l’ispirazione” passa purtroppo in secondo piano a fronte delle scadenze, serrate, tipiche di un mercato come quello statunitense. La produzione è di almeno 20 pagine ogni mese. È come una catena di montaggio, e oltre a me c’è chi colora e chi inserisce i dialoghi nei ballon, chi impagina e chi manda in stampa. Un ritardo qualsiasi incide negativamente su tutta la filiera. Mi aiutano assai le referenze fotografiche, oppure la visione di film con atmosfere o storie simili alla nostra. Per fortuna il materiale da cui trarre ispirazione non manca.
Si può vivere disegnando fumetti in Italia?
Si può, e non è così complicato pubblicare la prima storia con un editore. Continuare a farlo in modo continuativo è più difficile, perché nell’editoria i gusti e le mode mutano velocemente: facilissimo essere alle stelle oggi e finire nel dimenticatoio domani. Il comparto editoriale d’oltre Oceano, quello in cui io lavoro, è invece meritocratico e premia impegno e dedizione. Gli americani ti danno fiducia, sta a te non deluderli. Il mio primo lavoro per Marvel è stato su Star Wars, l’anno in cui usciva il primo film della nuova trilogia e i riflettori di tutto il mondo erano puntati su quel brand. Eppure, hanno scommesso su uno sconosciuto che arrivava dall’altra parte del mondo. In Italia viceversa sono pochi gli editori che scommettono su un nuovo autore preferendo riferirsi ai social nel tentativo di replicare fenomeni come Zerocalcare o Sio.
Da astigiano, come vivi il rapporto con la tua città di origine?

Molto bene. Sono una persona estremamente abitudinaria, e anche se giro il mondo per lavoro, non vedo l’ora di tornare a casa. Asti è piccola, ma non la cambierei con altri posti. Ha tutto ciò che mi serve e che mi piace. Ci sono locali che frequento con piacere e ci vivono i miei amici e la mia famiglia. Ogni tanto mi cresce la voglia di trasferirmi in un posto di mare, ma poi scelgo di rimanere qui.










































