sabato 31 Gennaio, 2026
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Quegli anni di piombo fra terrorismo, violenza e riforme sociali

Prima Linea fu un gruppo formatosi a cavallo tra gli Anni ’70 e ’80 come movimento extraparlamentare di sinistra e organizzazione clandestina.

Mario Renosio, direttore dell’Istituto per la Storia della Resistenza di Asti, e Michele Ruggiero, giornalista di Torino, hanno lavorato a un libro corposissimo, con una gestazione durata anni. Valeva la pena.

Non esistono, crediamo, altri lavori che approfondiscano in modo così puntiglioso e corredato di ogni genere di citazione: dai libri e dai giornali ma anche dagli incontri con i protagonisti di Prima Linea, dai loro volantini e dalle loro rivendicazioni, dagli incontri con i magistrati impegnati nella lotta al terrorismo, dallo spoglio delle fonti giudiziarie.

Prima Linea fu un gruppo formatosi a cavallo tra gli Anni ’70 e ’80 come movimento extraparlamentare di sinistra e organizzazione clandestina. I numeri: 258 atti di terrorismo, 923 persone inquisite, una scia di sangue.

Pronto, qui Prima Linea La lunga stagione degli anni di piombo C’è il rischio che tutto ritorni? Michele Ruggiero e Mario Renosio, Anordest ed., Treviso, 2014, 590 pag. 15.90 euro

 

Al contrario delle Brigate Rosse, partito armato gerarchizzato, Prima Linea si caratterizzò fin da subito per i legami interpersonali e amicizia. Ma nell’utopia della necessità di una rivoluzione che modificasse i rapporti di forza nella società italiana in una visione prettamente e primordialmente anticapitalista, completamente annegata nell’indifferenza verso l’uomo («voi eravate soltanto violenza»), Prima Linea si disgregò.

Il libro è un lungo racconto della storia di uomini e donne che forse erano soltanto violenza, ma basavano anche molto la loro ideologia sul passato: la grandezza della Resistenza, “resistenza civile” attraverso il lavoro di massa rivoluzionario. Il libro è quasi un dramma teatrale, in cui le persone si alternano sul palco con la loro verità, il loro spavento, le idee che si fanno confuse.

C’è un altro aspetto dell’interesse di questo lungo racconto: l’inserimento – con intelligenza – dell’epoca chiamata degli anni di piombo nella più ampia cornice entro la quale essi scorrono: «Quel decennio fu caratterizzato da un’effervescenza di protagonismo sociale che contribuì (o, forse, è più corretto dire “impose”) una delle rare fasi di riformismo legislativo». E si pensa allo Statuto dei lavoratori, al divorzio, all’aborto, alla riforma del Servizio Sanitario locale e del sistema psichiatrico.    

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