sabato 3 Dicembre, 2022
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1875
PASSATO PROSSIMO

I giardini pubblici nati sul viale del “Gazogeno”

L’idea di verde urbano si sviluppa in Europa con l’avvento della rivoluzione industriale. Inizialmente i giardini sono patrimoni privati, solo in rari casi godibili dalla cittadinanza. Ad Asti per la localizzazione dei giardini pubblici viene scelta un’area già a inizio ottocento considerata di “pubblico passeggio”. Nati nel 1875 e ampliati nel 1883, vengono delimitati dal viale che porta al gazogeno – oggi corso cavallotti – e dalla nuova piazza del mercato pesante, ovvero Piazza campo del Palio. Il disegno originale dei giardini è dei fratelli Marcellino e Giuseppe Roda, i “giardinieri dei savoia”. In 140 anni di storia, qui sono stati ospitati animali esotici, fiere vinicole e si è anche ballato. la storia di uno spazio pubblico da sempre al centro della vita della città.

Il concetto di verde pubblico è ottocentesco, prima i giardini erano spazi privati di nobili e religiosi

 

Tra la fine del Settecento e gli inizi del Novecento, mentre la città di Asti andava assumendo le forme urbanistiche che ancora oggi la caratterizzano, in Italia e in tutta Europa si sviluppava per la prima volta un’idea di verde urbano pubblico. Parchi e giardini possono essere collocati tra i protagonisti della storia delle città, in ogni epoca essi hanno rappresentato l’indicatore della qualità della vita dei suoi abitanti. La rivoluzione industriale e l’avvento delle macchine modificò profondamente l’assetto delle città storiche, distruggendo equilibri preesistenti e ponendo quindi le città europee di fronte a fenomeni quali aumento della popolazione, consumo di suolo agricolo, inquinamento ed emergenze igienico-sanitarie. Tutte questioni che hanno contribuito a far sì che il tema del verde pubblico venisse posto al centro del riformismo ottocentesco. 

I giardini sono stati per secoli legati a patrimoni privati, in ville, regge e possedimenti e solo in rari casi godibili dalla cittadinanza. Molti di questi spazi nel corso del XIX secolo si sono aperti e trasformati in patrimonio comune dando vita al concetto di “parco pubblico”, inteso come giardino nella città, luogo ove tentare di ricreare quel rapporto uomo/natura spezzato dalle conseguenze del progresso. Parchi e giardini hanno assunto nel tempo il rango di veri e propri luoghi urbani, concepiti e progettati per consentire nuovi processi di socializzazione, ambienti capaci di rinnovare e accentuare, nella coscienza dei cittadini, il diritto all’uso dello spazio pubblico.

Il viale che circonda i giardini dal lato verso l’attuale Campo del Palio

È nel contesto storico-sociale creato dall’avvento di Napoleone, dalla successiva fase di restaurazione e dai grandi cambiamenti portati dalla rivoluzione industriale, che prese corpo l’idea di realizzare i primi giardini pubblici moderni ad Asti. Dall’assetto urbano riscontrabile nel Theatrum Sabaudiae del 1682, occorre attendere i rilievi militari del 1746 per trovare nuove significative evoluzioni al tessuto cittadino. All’epoca la zona dei futuri giardini era caratterizzata unicamente da alcuni elementi radiali di collegamento tra le vie di ronda, tracciate lungo le cinte murarie, e da una bassa densità edilizia.

Fino ai primi anni del 1800 le trasformazioni urbane di Asti furono legate quasi esclusivamente al riassetto dei nodi stradali presso le porte della cinta muraria e al miglioramento del sistema viario esterno e interno: l’attenzione delle amministrazioni si concentrò principalmente sul tema della percorribilità degli assi cittadini, in modo da favorire i traffici e il commercio.

I giardini nascono lungo il viale del gas

Le prime vere e proprie opere di abbellimento risalgono al 1807, con operazioni di piantumazione dei principali assi di uscita dalla città: un primo tentativo di progettazione del verde, ormai considerato come elemento qualificante per la città e non più solo come accessorio. A quel tempo la città era ancora in gran parte circondata dalla cerchia muraria detta “dei borghigiani”, risalente alla metà del XIV secolo, all’interno della quale il patrimonio di verde pubblico risultava piuttosto limitato.

C’erano invece giardini privati racchiusi generalmente da alte mura. In compenso erano presenti molti viali alberati nei pressi delle porte d’ingresso, tra i quali quello che correva lungo il tratto murario compreso tra la piazza d’armi (oggi piazza Alfieri) e porta Alessandria (oggi piazza I° Maggio) e che era considerato già all’epoca “pubblico passeggio”, a dimostrazione del fatto che per la localizzazione dei Giardini Pubblici venne scelta un’area di fatto già eletta a luogo di svago dai cittadini. La localizzazione e la conformazione del parco dipesero in larga parte dagli sviluppi dell’area sud-est della città. Nel 1858 furono definite le condizioni di appalto per il nuovo “Gazogeno” (o “Usina del Gas”), cosicché negli anni successivi poté iniziare la diffusione dell’illuminazione a gas in alcune zone della città, anche se i lanternoni a olio rimasero nelle aree periferiche fino a inizio Novecento.

Il Gazogeno fu realizzato negli anni 1854-’58 in un’area destinata a divenire in seguito la zona industriale della città: era collegata con il centro (piazza Alfieri) tramite un asse viario denominato “viale del Gas” (oggi corso Felice Cavallotti) che deviava verso est seguendo il percorso del rio Valbrenta, all’epoca ancora totalmente scoperto. Per tutta la zona compresa tra il viale del Gas e l’odierna piazza Alfieri fu stabilita appunto una destinazione a giardini pubblici.

In seguito (1874) nell’area industriale venne costruito il primo stabilimento per la lavorazione delle uve e dei suoi derivati, l’Enofila, che fu poi acquisito dal Comune il quale, a sua volta, nel 1906 lo vendette alla Vetreria Federale, una cooperativa formata da vetrai di origine toscana. Negli stessi anni (1853) anche il progetto per la realizzazione della nuova piazza del mercato pesante (oggi piazza Campo del Palio) modificò profondamente l’assetto urbanistico di tutta l’area: rese necessario l’abbattimento della porzione di mura localizzate lungo il lato sud dell’attuale piazza Alfieri e la realizzazione di una doppia scalinata per il superamento dei quattro metri di dislivello dalla zona della Alla alla nuova grande piazza.

La cartografia dell’epoca mostra, accanto al disegno della nuova piazza, anche uno spazio vuoto di forma quadrangolare che pare lecito identificare come futura collocazione dei giardini. Risulta evidente, da una analisi delle mappe realizzate in quegli anni, come gli sviluppi urbani e il modificarsi delle attività commerciali abbiano spinto gli amministratori ad allontanare sempre più da piazza Alfieri le attività che potevano ingombrare spazi e passaggi: il passo successivo fu quello di affiancare spazi verdi di svago al nuovo “salotto della città”. Documenti di archivio testimoniano che il primo impianto di quelli che sarebbero diventati i Giardini Pubblici risale al 1875: come detto in precedenza, esso si limitava alla porzione ovest degli attuali giardini, cioè all’area verso la ex torre littoria e il palazzo della Provincia, ed era delimitata verso est dal viale del Gazogeno. 

La carta del progetto di ampliamento dei Giardini Pubblici: i lavori si conclusero nel 1884 (arch. Asca, fondo Lavori Pubblici)

La progettazione affidata ai Roda, i giardinieri dei Savoia

I lavori di ampliamento dei Giardini Pubblici, che li portarono quasi all’attuale estensione di 25.000 metri quadrati, sono datati 1883 e si conclusero l’anno successivo con la grande inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II, che avvenne il giorno 8 luglio 1884. Come Astigiani ha raccontato nel numero 2, il disegno originale dei giardini è attribuibile con sufficiente certezza ai fratelli Marcellino e Giuseppe Roda, conosciuti come i “giardinieri dei Savoia”, attivissimi progettisti e realizzatori di parchi e giardini pubblici e privati in Piemonte, Liguria e Lombardia.

L’attività dei Roda continuò con le generazioni successive: circa 50 anni dopo l’intervento del padre e dello zio anche Giuseppe Roda junior si occupò di una parziale risistemazione dei Giardini Pubblici di Asti, al fine di migliorarne gli accessi e le visuali sul monumento a Vittorio Emanuele II; in seguito anche il figlio Guido si dedicò a progetti del verde. L’intensa attività progettuale della famiglia Roda in città è documentata, almeno in parte, presso l’Archivio Storico della Città di Asti: si segnalano in particolare una serie di acquerelli e di tavole tecniche relative, oltre ai già citati Giardini Pubblici (datate 1882), anche alla sistemazione a verde di piazza Torino e al progetto per il bosco del Littorio (1930, ora boschetto dei Partigiani).

Nel corso degli anni, le varie Amministrazioni comunali hanno provveduto ad arricchire i giardini collocando al loro interno diversi monumenti commemorativi e busti di astigiani benemeriti (vedi scheda a pagina 41). A testimonianza del fatto che i Giardini Pubblici sono stati, dal momento della loro realizzazione e almeno fino agli ultimi decenni del secolo scorso, uno dei luoghi di svago preferiti dagli astigiani, nei faldoni relativi al Fondo Lavori Pubblici dell’Archivio Storico cittadino sono presenti numerosi documenti relativi a tale ambito: elaborati tecnici, computi per forniture e manutenzioni, studi per la disposizione dei busti commemorativi, appalti per la realizzazione di manifestazioni ed eventi.

Vi si trova traccia, ad esempio, del progetto per l’impianto di un “Chiosco o Châlet nel pubblico giardino” (1909), da costruirsi «[…] in stile moderno […] per il solo uso da adibirsi a spaccio di bibite e di liquori», e del carteggio tra il soggetto proponente l’iniziativa e gli uffici comunali per definire se tale manufatto avrebbe dovuto essere realizzato in legno oppure con più solida struttura in calcestruzzo.

In un altro faldone è presente la proposta per la sostituzione della «[…] cinta del giardino pubblico di corso alla Vittoria ora formata con un sistema di paletti parte in legno e parte in calcestruzzo collegati fra loro con filo di ferro spinoso». Si rilevava, infatti, che «Tale costruzione, oltre che essere poco decorosa, offre una difesa troppo vulnerabile, tanto che molto spesso viene manomessa e divelta»: per ovviare a tali inconvenienti, quindi «[…] si è pensato di costruire tutt’intorno al giardino una cornice in muratura, sormontata da una semplice cancellata in ferro, e rifinita con qualche elemento decorativo adatto allo ambiente». Il progetto (1933), che prevedeva inoltre la sistemazione dell’accesso ai giardini da corso Galileo Ferraris, già allora doveva fare i conti con la ristrettezza delle casse comunali, per cui la perizia allegata prevedeva la suddivisione dell’opera in quattro lotti.

Negli Anni ’60 i giardini ospitarono anche un piccolo zoo con una coppia di cigni nel laghetto

C’erano un piccolo zoo e la pista danzante “La Serenella”

Molto interessante il carteggio tra l’Amministrazione cittadina e il signor Modesto Accornero, «[…] esercente la pista danzante “La Serenella” nei pubblici giardini», il quale nel 1948  «[…] rivolge rispettosa istanza affinché voglia concedergli la gestione, per l’estate in corso, della pista predetta, allo scopo di tentare di ammortizzare almeno in parte, la forte spesa sostenuta nello scorso anno per la costruzione della pista e della conchiglia per l’orchestra. Il sottoscritto intende organizzare trattenimenti serali danzanti, nei soli giorni festivi, ed eccezionalmente qualche sabato sera.

L’area verrebbe chiusa con transenne, in modo da non impedire durante il giorno l’accesso al pubblico. Quale corrispettivo per la gestione, il richiedente offre al Comune la somma di L. 1.000 (mille) per ogni giorno in cui viene effettuato il trattenimento». Lavori di abbellimento, quindi, ma anche serate danzanti estive e altri intrattenimenti, come testimoniano i faldoni d’archivio contenenti, ad esempio, computi e note spese per acquisto e manutenzione di gabbie per animali esotici da tenere in mostra, a rimarcare l’importanza del luogo per la città: quasi una “finestra sul mondo” per gli astigiani, dove vedere esposte le novità, ma anche vetrina della città stessa in occasione di mostre ed esposizioni.

C’erano scimmie, pappagalli e altri uccelli esotici e nel laghetto era stata realizzata la casetta per cigni e anatre. È ricca presso l’ASCA, a questo proposito, la documentazione sulla “Fiera del Vino” datata 1949, con planimetrie rappresentanti la disposizione degli stand (suddivisi nelle categorie “Vini, Industria, Comuni, Artigiani ed Enti”), progetti della porta di accesso alla fiera (definita “Scena dell’ingresso”) posta sull’angolo verso piazza Alfieri e della struttura in legno denominata “Galleria enologica”. 

La colonna con la statua di Vittorio Emanuele II

Nel 1949 si organizza la Fiera del vino

Ai giardini si svolsero dal 1967 anche le prime edizioni della Douja d’or con arena per gli spettacoli. Alcune altre modifiche nel corso della seconda metà del XX secolo hanno restituito alla città i Giardini Pubblici, dal 1975 denominati “Parco della Resistenza”, quali possiamo vederli oggi. Molte sono le specie arboree e le essenze presenti all’interno del parco, e alcune di esse risalgono ancora all’impianto originario. Grazie alle indicazioni di un’interessante e agile guida redatta nel 1990 a cura della sezione astigiana del WWF, è possibile per chiunque seguire un vero e proprio itinerario botanico tra i viali e le aiuole (vedi scheda a pag. 42).

Nel corso dei secoli le nostre città sono spesso riuscite, nonostante tutto, a raggiungere un punto di equilibrio tra spazi pubblici e privati, per lo meno nei centri storici, e la presenza di luoghi pubblici aperti e verdi è senz’altro indicatore della lungimiranza e della sensibilità delle amministrazioni che li hanno creati, conservati o recuperati. Sono ambiti urbani che spesso, in mezzo alla frammentazione, all’indeterminatezza e alla mancanza di riferimenti della stragrande maggioranza degli interventi del secondo dopoguerra, manifestano particolari valori simbolici e culturali e rappresentano la testimonianza di una ormai quasi dimenticata capacità di coniugare interessi soggettivi e valori sociali.

I Giardini Pubblici di Asti, come e forse più degli altri parchi cittadini, sono custodi di ricordi comuni: percorriamoli, utilizziamoli, viviamoli ancora, perché sono proprio i ricordi comuni la caratteristica che contraddistingue una comunità.   

 

Nota dell’autore

Un sincero ringraziamento alla dott.ssa Barbara Molina, responsabile dell’Archivio Storico del Comune di Asti, per la disponibilità dimostrata nel corso della ricerca archivistica; un ringraziamento speciale al prof. Marco Devecchi e alla dott.ssa Elena Berta per la preziosa consulenza.

Le Schede

 

 

 

 

 

Il cippo dedicato ai partigiani astigiani

 

 

Disegno dei giardini pubblici

 

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

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