giovedì 8 Dicembre, 2022
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Pippo Sacco

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Funzionario a riposo del Comune di Asti, appassionato cultore di astigianità, giornalista pubblicista, nel 1961 ha iniziato a collaborare con la “Gazzetta del Popolo” e il “Gazzettino di Venezia”, quindi con alcuni settimanali locali e dal 1999 con La Stampa, dove cura la rubrica “Doppio clic”, il raffronto tra scorci di ieri e di oggi dell’Astigiano. Si è dedicato al Palio dal 1967 al 1982, rettore di San Secondo per dieci anni, all’organizzazione del Festival delle Sagre dall’esordio del 1974 al 2005. Socio fondatore e coordinatore del Gruppo Ricerche Astigiane e socio fondatore della Società di Studi Astesi, di cui è vicepresidente. Insignito dell’Ordine di San Secondo nel 2005.

Ucciso per aver disegnato vignette satiriche

I sanguinosi fatti di Parigi, con l’attacco terrorista islamico alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, hanno sconvolto l’opinione pubblica mondiale e fatto scendere...

Una misteriosa lapide nel cortile del palazzo degli Anni ’60

Accanto a lapidi e monumenti bene in vista in vie e piazze della città che testimoniano eventi importanti, esistono frammenti di storia minore che...

Due lapidi vicine e una storia d’amore dell’Ottocento

Con la fine della guerra cambiano i nomi di molte vie e piazze

In città decine di osterie dai nomi esotici e fantasiosi

Asti aveva decine di osterie fin dal Settecento. Servivano vino rigorosamente rosso e garantivano una cucina popolare rustica a prezzi modici. Occasioni di incontro e discussioni infinite tra i clienti

Astigiani in festa quando partiva la colomba

Fiere e altri appuntamenti sono organizzati ogni anno a maggio per festeggiare San Secondo, ma lo spettacolo pirotecnico è uno dei momenti più apprezzati dagli astigiani. I "fuochi" venivano già sparati nel '400 per arricchire il palio. La sede dello spettacolo era Piazza San Secondo ma, nell’800, si spostò in Piazza Alfieri per andare nel 1866 in Piazza Emanuele Filiberto. Dal 1961 vennero sparati allo stadio comunale e dal 1984 sul Lungotanaro. Fino alla fine degli anni ’70 sulle teste degli astigiani passava la colomba, la miccia che un tempo veniva accesa per dare il via allo spettacolo. Da quel gesto nacque il modo di dire dialettale che ancora indica l’improvviso accendersi di una discussione o di un battibecco.

Un sacerdote cronista che raccontò la vita astigiana per 44 anni

Incisa annotò ogni giorno episodi e personaggi della tumultuosa stagione che va dal 1776 al 1819. Una lapide lo ricorda

La testimone del “Recinto dei nobili”

Scomparsa a 95 anni la contessa Idalberta Gazelli

L’astigiano che “inventò” la polizia scientifica

Salvatore Ottolenghi: dalle teorie di Lombroso all'uso del cartellino segnaletico dei pregiudicati

LO SCIENZIATO RUSSO NATO PER CASO AD ASTI

Nella primavera del 1872 un diplomatico russo stava viaggiando, probabilmente in treno,  che ormai aveva pressoché sostituito le carrozze, quando alla stazione di Asti dovette scendere perché la moglie, ormai al termine della gravidanza, fu colta dalle doglie. La coppia trasportata dalla carrozza dell’Albergo Centrale Reale di piazza Alfieri che abitualmente faceva la spola con la stazione ferroviaria, si sistemò in hotel, dove di lì a poco, l’elegante signora partorì un figlio.