giovedì 14 Maggio, 2026
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Un Quadro una Storia

Riccardo Bazzano, acquarelli di primavera

L’indole contemplativa di Riccardo Bazzano trovava nell’acquarello l’immediatezza espressiva consona a trasporre la percezione di un calice vellutato di gladiolo, l’eleganza del superbo cespo di ortensie, la limpidezza dell’acqua nel vaso di cristallo. Un filtro poetico e trasparente per testimoniare la realtà.

Nell’attico che si affacciava su via Manzoni, ariosa arteria “panoramica” creata tra corso Dante e via Conte Verde alla fine degli anni Sessanta, quando la periferia definita “Sbocchi Nord” diventava per Asti nuova zona residenziale presso lo Stadio Comunale, sorgeva lo studio di un distinto e riservato cultore d’arte, funzionario a riposo, che trascorreva le sue giornate accanto al luminoso lucernario, intento a cogliere la natura ed il variare dei colori delle stagioni nelle delicate gamme della tecnica ad acquarello su carta.

Riccardo Bazzano, nato ad Asti nel 1910, fin dagli anni Cinquanta si dedicò con passione ed autonoma ricerca alla rappresentazione della realtà nell’interpretazione sommessa dell’acquarello su carta, una soluzione linguistica pacata, graduata nella resa dei toni e delle luci, smorzata nei contrasti di ombre e profondità da abili velature di colore. Dall’antica tradizione orientale, attraverso le settecentesche declinazioni europee e francesi, l’acquarello fu spesso considerato un delizioso esercizio di stile, talora eseguito come sintetico abbozzo o fresca prova di colore, non sempre perseguito con continuità dagli artisti più inclini alla resa cromatica ad olio su supporti più resistenti, come tela o tavola, fino alle sperimentazioni più moderne a tecnica mista o ad acrilico.

1971, RICCARDO BAZZANO (Asti 1910- 1996), Gladioli, 1982, acquarello su carta, cm. 21 x 23, opera esposta nella rassegna Giardini dipinti. Il motivo floreale e vegetale nella pittura del Novecento, ordinata alla Fondazione Guglielminetti, Palazzo Alfieri, 14 marzo – 4 aprile 2015.

 

L’indole contemplativa di Riccardo Bazzano trovava  invece nell’acquarello l’immediatezza espressiva consona a trasporre la percezione di un calice vellutato di gladiolo, l’eleganza del superbo cespo di ortensie, la limpidezza dell’acqua nel vaso di cristallo. Un filtro poetico e trasparente per testimoniare la realtà. Consigliere della Società Promotrice Belle Arti di Asti fin dal 1959 sotto la presidenza di Giuseppe Manzone, Bazzano partecipò con assiduità alle esposizioni sociali del decennio Sessanta ed espose in mostre personali (1968, 1970, 1974, 1977, 1979) nella Sala della Promotrice, nella Sala del Palazzo della Provincia, quindi alla Galleria “La Nuova Penelope” di corso Alfieri (1982), e nei primi anni Novanta presso la sede della Sezione Autonoma Belle Arti “Carecs” di via Morelli. 

Emozione lirica e raffinatezza stilistica divennero attraverso i decenni il codice espressivo di Riccardo Bazzano, attento osservatore della natura vegetale e floreale, ma anche acuto cronista delle trasformazioni della campagna astigiana, dagli angoli di casolari, ai particolari degli attrezzi agricoli tralasciati dal lavoro dei campi, alle radure costellate di gallinelle, alle sponde del Tanaro in autunno, fino alle garbate ed intense vedute ad acquarello dedicate alla Città, dalla vegetazione delle Antiche Mura ai chioschi dei giardini pubblici, dal monumento ad Umberto I a piazza Medici, dallo scorcio di via Bistolfi con l’Acquedotto ai declivi di Viatosto. Atmosfere ormai custodite soltanto  nella memoria, nella visione lirica del soffuso tocco ad acquarello di Riccardo Bazzano, il cantore dei fiori primaverili, uno dei nostri numerosi e dimenticati artefici della “piccola” storia dell’arte moderna astigiana. 

 

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Marida Faussone
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