Nel Dopoguerra arriva il Flit, lo stermina insetti

La pompetta del DDT fu cantata anche in un motivetto d’epoca

Accadde nel secondo trimestre 2002- 1912 Vent’anni fa il Palio con...

Un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta di fatti e personaggi

Mussolini concede la Provincia ma spegne il Palio

Il 1935 è un anno importante per la vita astigiana. Dopo un lungo e tormentato iter quell’anno, a marzo, viene conferito alla città il titolo di capoluogo di provincia e si crea il nuovo ente ritagliato sulla carta amministrativa del Piemonte tra le province di Alessandria e Torino, senza intaccare i confini di quella di Cuneo, forte del veto di Casa Savoia “La Granda non si tocca” . Da Castelnuovo Don Bosco a Serole, Asti ha così la sua Provincia che, i più fantasiosi indicarono a forma di grappolo d’uva.

Diario di una “piccola italiana”

La guida del nostro viaggio è una bambina, nata nel 1923. Si chiama Emilia. I “documenti” che abbiamo fra le mani sono i suoi quaderni dalle pagine ingiallite, ma dalla grafia ordinata e ancora nitida, tracciata con il pennino intinto nell’inchiostro del calamaio di un’aula dai soffitti alti e dai banchi di legno.

Gli astigiani alle urne

Gli astigiani tornano alle urne per le prime elezioni libere del Dopoguerra il 24 marzo del 1946. Le ferite del confitto sono ancora aperte, ma c è la sorpresa di ritrovare il gusto della democrazia. Devono eleggere il nuovo Consiglio comunale, dopo gli anni dei Podestà e della Corporazioni voluti dal regime fascista. Per la prima volta sono chiamate al voto anche le donne.

La vita sulle nostre colline

Del paesaggio astigiano dei tempi più remoti sappiamo ben poco per la scarsa presenza di rinvenimenti archeologici; soltanto nel territorio dell’attuale Castello d’Annone infatti sono state ritrovate significative attestazioni di insediamenti umani che, a partire dal Neolitico medio, perdurano in maniera ininterrotta fino al medioevo.