Provincia

L’annuncio, un po' a sorpresa, arriva il 30 marzo 1935. La città di Asti torna ad essere capoluogo di provincia, dopo la soppressione napoleonica e quella del 1859. Le remore da parte delle province confinanti di Cuneo e Alessandria. Il ruolo di Vincenzo Buronzo, Pietro Badoglio e Giovanni Penna. Dopo la fine della guerra, nasce la deputazione guidata da G.B. Torta. Soltanto nel 1951 si tengono per la prima volta le elezioni provinciali, vinte dalla Democrazia Cristiana che proseguirà il lungo predominio elettorale per decenni. Il nuovo palazzo della provincia, inaugurato nel 1961 dal ministro Mario Scelba. I presidenti: da Amasio alla lunga "Era Andriano", da Tovo al "grappolo" di Goria per finire con Marmo e l’ultima presidente Maria Teresa Armosino. I 77 anni di storia dell’ente.

Piazza Alfieri e Campo del Palio

Dagli archivi emergono i progetti di una Asti mai vista. Sono le idee di architetti e urbanisti che non hanno mai visto la luce, piazze ed edifici rimasti sulla carta. Se fossero stati realizzati, oggi la città sarebbe quasi irriconoscibile: la casa littoria – oggi sede dell’Intendenza di Finanza – si sarebbe aperta verso piazza Alfieri con una corte porticata. Piazza Campo del Palio non esisterebbe più, al suo posto vedremmo oggi viali, palazzi e giardini. E un intero isolato del centro storico, in epoca fascista, doveva diventare un'area verde, mentre dalle parti di Valmanera era previsto uno stadio di hockey. Viaggio tra le prospettive inedite di una città, dove i progetti scartati hanno lasciato vuoti urbanistici che ancora oggi faticano a trovare un’identità.

Quei giardini mai fioriti

I giardini che ad Asti sono stati progettati dai migliori speciali, ma non sono mai stati realizzati, per rendere più accogliente la cttà nella prospettiva di farla diventare capoluogo di provincia.

Quando la “nera” tornò a far notizia

Dopo vent’anni di quasi totale assenza, la cronaca nera irrompe subito dopo la fine della guerra anche sui giornali astigiani. Ma non andò quasi mai in “apertura”, unica eccezione l’alluvione del ’48, trattata comunque in maniera molto diversa a seconda dei giornali. Un periodo convulso e tumultuoso in cui le battaglie politiche ed il difficile ritorno alla normalità prevalevano, nelle cronache dell ’epoca, sui numerosi fatti di sangue, rapine, frodi annonarie e processi ai criminali fascisti. La testimonanza di luigi garrone, il primo dei cronisti “apprendisti stregoni ” e la non facile vita di chi doveva imparare le nuove regole della libertà di stampa. “Cittadino ”, “gazzetta d’asti ”, “galletto ” e altre nuove e spesso effimere testate di una stagione bella ed irripetibile, il cui “racconto” cambiò radicalmente nel corso degli anni ’50 con l’arrivo di nuovi giornali.

Il cibo simbolico tra festa e quotidianità

La fagiolata di Castiglione tra festa e quotidianità del cibo