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La collina di Spoon River – Settembre 2014

Astigiani dedica questa pagina a chi è salito sulla collina della nostra Spoon River. una manciata di parole. Alla loro memoria

Battista “Pepe” Bianco
8 dicembre 1925-20 giugno 2014
Partigiano, presidente dell’Anpi

Nel 1943 avevo diciott’anni ed ero apprendista alle officine Maina: pensavo al lavoro, non ero uno “scaldato” per la politica. Un amico sindacalista, Secondo Amerio, mi convinse che il regime fascista ci stava affamando e bisognava rialzare la testa. Organizzammo anche ad Asti gli scioperi del marzo 1943… da lì è iniziato tutto. Pace, Giustizia e Libertà, il mio vocabolario inizia con queste parole.
La quarta è Pepe, il mio nome di battaglia. Non c’è la parola “eroe”, perché i partigiani erano anzitutto ragazzi mossi da rabbia e passione. Avevamo paura, eccome. Abbiamo combattuto, volevamo la pace. I veri partigiani, nel dopoguerra, sono tornati dalle loro famiglie a faticare ancora più di prima, perché c’era un Paese da ricostruire.
Ho raccontato quegli anni ai ragazzi delle scuole o alle “autorità” dal palco del 25 Aprile da presidente dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) perché qualcuno non lasci cadere il nostro testimone. Guarderò crescere quei germogli di Pace, Giustizia e Libertà e ogni giorno sarà il 25 aprile.

Renza Graziano
16 luglio 1933-29 giugno 2014
Insegnante e psicologa

Sono nata già felice e adorata dopo 10 anni di collaudato matrimonio. Ero la cocca di tutti: genitori, nonni, zii e cugini. Ho fatto allenamento di fratellanza universale. Stavo per formare una famiglia tutta mia quando mi sono accorta che non sarebbe stata grande abbastanza da comprendere le necessità del mondo intorno. I disagi di bambini, adolescenti, giovani sposi, anziani troppo soli… La psicologia mi ha aperto gli orizzonti dell’umanità. Ho scelto la scomoda strada della sincerità a ogni costo e non è stato facile. Ho lottato per il trionfo dell’educazione, del rispetto reciproco, della pulizia morale. Ho voluto bene a Dio e ai suoi figli più e meglio che ho potuto. E ora che continuo la mia vita altrove, saluto tutti con una bella stretta d’anima. Non sono poi così distante, se ridete forte come facevo io, non perderò l’occasione per ridere insieme a voi.

Nanda Tagini
4 agosto 1928-7 luglio 2014
Commerciante di giocattoli

Sono una regina. Il mio regno? Il negozio dei Tagini sotto i portici di piazza Statuto. Prima facevo la sarta, ma poi ho incontrato Luigi. Per più di sessant’anni sono stata in negozio, il mio trono era una poltrona di fronte all’ingresso e i bambini che entravano trascinando le mamme venivano direttamente da me. Qualcuno, negli ultimi anni, mi chiamava la nonna dei giocattoli. I bambini sapevano che io capivo i loro desideri. Ho sempre amato molto le persone. Nella casa di campagna a Revigliasco veniva tanta gente, il vicino, l’amico del vicino, gli amici dei miei nipoti e di mia figlia Tiziana. Sono stata in negozio fino a quindici giorni prima di sentirmi un po’ ammalata. In un momento, ho chiuso gli occhi, portandomi dietro tutto l’amore che ho ricevuto e ho dato. Mi è stato regalato il funerale da regina dei balocchi: tanta gente, tanti fiori.

Maria Caporale Scarfò
23 marzo 1925-12 agosto 2014
Sarta

Arrivai ad Asti. Negli occhi avevo il blu del mare di Santa Caterina dello Jonio. Io Maria, lui Giuseppe. Bussammo e non per tutti eravamo terùn. Passammo anni a cucire e confezionare giacche marca “Luxor”: la bottega era in un garage al Fortino. C’erano mia sorella, mio nipote Domenico e Giuseppe, posate le forbici da sarto, faceva il barbiere, ma solo per gli amici. Suonavamo le macchine da cucire Necchi come pianoforti, il filo bianco per le imbastiture era lo spartito. Chi ha assaggiato le mie pizze alte e soffici non le dimentica. Mariannina e Tino hanno fatto strada, sono diventata nonna e tra un po’ anche bisnonna. Negli occhi dei miei nipoti ho ritrovato i colori del mare di Santa Caterina.

Franco Rovasio
3 maggio 1957-23 giugno 2014
Elettricista

Casa mia è a mezza costa sulla collina all’inizio di Valgera. Ai bei tempi là coltivavamo le fragole e la vigna era punteggiata da alberi di pesco.
Ad Asti il dialetto non è sparito e io continuavo a praticarlo e me lo gustavo rigirandolo in bocca come un buon vino rosso, quello che preferivo, retaggio del militare fatto negli alpini, bella gente, schietta e diretta. Con Mariella ho messo su famiglia, e due ragazze mi hanno rallegrato e mi prendevano in giro per la maglietta rossa dei “sensa cunisiun”.

Ezio Poggi
25 maggio 1918-27 agosto 2014
Fotografo Asti Foto

Dal 1952 con il mio amico Gianfranco Grassini abbiamo messo in posa la città: tagli di nastri, cerimonie, feste. Ho visto formarsi le immagini della vita degli altri nella camera oscura del nostro negozio. Ma la mia non è stata un’esistenza in bianco e nero. Clic.

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