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Don Quaglia l’architetto delle case di Dio

Sacerdote e progettista di chiese. Nato a Pisa, si laurea a Torino nel 1953
Don Quaglia, sacerdote da sempre interessato all'architettura e all'arte

Don Quaglia è scomparso il 25 luglio 2018 a 94 anni. Nella sua lunga vita ha progettato e diretto i lavori di restauro in decine di chiese. C’era chi lo chiamava l’architetto delle case di Dio.

Astigiani pubblica in esclusiva, grazie alla collaborazione con Caterina Calabrese, amica del sacerdote architetto, con il quale ha condiviso ricerche storiche, ampi stralci di questo memorandum autobiografo che lo stesso don Quaglia ha scritto intitolandolo

 

“BIOGRAFIA DI DON QUAGLIA

SCRITTA DA SÉ MEDESIMO”

 

Ecco la sua premessa.

Non era mia intenzione scrivere queste memorie, gli archivi della Curia sono abbondanti di notizie, ma sono state le Soprintendenze di Torino, e i miei Superiori Ecclesiastici a impormelo come ricordo storico, compreso il mio curriculum e la storia della mia famiglia.

 

Sfollato a Cerro Tanaro entra in seminario nel 1943

Don Alessandro Quaglia (1924-2018)

 

«Ho conosciuto meglio la città di Asti quando nell’ottobre del 1943 sono entrato nel Seminario Vescovile per frequentare il Corso Teologico. Doveva essere una soluzione provvisoria in quanto essendo nato e cresciuto a Pisa e sfollato a Cerro Tanaro nel 1943, la mia intenzione era quella di tornare, appena terminata la guerra, nella città natia. Invece le cose sono andate diversamente e sono rimasto per sempre ad Asti. Avendo mio padre una proprietà agricola di 20 ettari a Cerro Tanaro, ogni anno il mese di agosto lo passavamo in Piemonte e qualche mercoledì si veniva ad Asti per il mercato.

Proprio per questa frequentazione estiva del Piemonte, fino a 19 anni ne conoscevo un po’ la storia e soprattutto avevo notato la diversità dell’ambiente agricolo. In Toscana la zona della valle dell’Arno era pianeggiante. Ricordo le paludi fra Pisa e Marina di Pisa, la caccia ai germani reali di passaggio, la costruzione dei canali di bonifica, il mare, la pineta, bocca d’Arno con le barche dei pescatori che arrivavano col pesce ancora vivo. Non vi erano vigne come qua, ma le viti erano coltivate lungo il perimetro dei campi. Quando il treno arrivava verso Novi Ligure, dal finestrino entrava aria profumata con odore di fieno, di prati tagliati, un clima diverso. Asti è una città d’aspetto severo, con strade strette e acciottolate, chiese non di marmo, ma di mattone a vista. È questa la caratteristica delle città piemontesi, che mi faceva sentire la diversità dell’ambiente toscano nel quale ero abituato a vivere. Con l’abitare ad Asti ho conosciuto meglio il centro storico quasi del tutto ancora entro la cinta muraria, se si esclude la zona della stazione, di San Pietro e della borgata di Tanaro. 

Ritenevo, come tanti, che la chiesa di San Secondo fosse la Cattedrale, ho poi scoperto una città ancora col reticolo stradale romano, antiche torri […]

Certo pensare agli inverni pisani assai miti, alle passeggiate domenicali sui Lungarno o al sole sul fianco sud del duomo, alla tramontana che rinsecchiva le labbra e la pelle, alle belle chiese romaniche o gotiche in marmo o in pietra verrucana, ai grandi monasteri, la differenza c’era. In seminario ho trovato un ambiente sereno e accogliente, il che ha facilitato il mio inserimento, anche se il primo anno ho trovato difficoltà nei testi di studio, tutti in latino, anche la grammatica ebraica, e io avevo la maturità scientifica […]

Ma con l’aiuto di Dio e la comprensione dei superiori […]

La mia famiglia ha le radici a Rocchetta Tanaro ove il mio bisnonno Giovanni Quaglia, medico chirurgo, laureatosi nel 1839 all’Università di Torino, è nato e ha sposato la rocchettese Francesca Pettazzi, di una famiglia di notai. Il figlio Angelo, nato a Cerro nel 1844, dopo molti spostamenti (Calabria, Varese, Nizza Monferrato e Susa), ha terminato la sua carriera amministrativa a Torino, quale Conservatore dei Registri Immobiliari […] Mio padre ha sposato Giuseppina Carli, nata a Sanremo nel 1896 dall’avvocato Alessandro e da Maria Gerolima Cassini. I Cassini provenivano da Perinaldo, erano per tradizione magistrati, Francesco fu l’ultimo Prefetto sabaudo di Nizza Marittima.

Dal tronco della famiglia Cassini di Perinaldo si è staccato il ramo originato dall’astronomo Giandomenico, prima docente all’Università di Bologna e Magistrato del Po, a servizio del Papa, poi direttore dell’Osservatorio Astronomico di Parigi ove ha iniziato la planimetria della Francia e ha fatto importanti scoperte astronomiche ed elaborato formule matematiche. (A lui è dedicata la sonda spaziale europea lanciata per studiare il pianeta Saturno, ndr)

Don Quaglia con l’architetto Fabrizio Gagliardi, suo collaboratore e poi successore nel ruolo di responsabile dell’Ufficio Diocesano per i Beni culturali, prematuramente scomparso nel 2011

 

Sono nato a Marina di Pisa l’11 febbraio 1924. Ho frequentato le prime tre classi delle elementari alla scuola pubblica Newbery con la maestra Dora Carpi Sighieri e la quarta e la quinta a Pisa col maestro Gustavo Lastrucci, essendosi la famiglia trasferita a Pisa nell’estate 1932. Ho poi frequentato due anni al ginnasio Galileo Galilei e un anno privatamente per passare al Liceo Scientifico Ulisse Dini. Qui ho avuto degni docenti, fra i quali autori di testi scolastici allora usati in quasi tutta la nazione come Augusto Sainati per Lettere, Alessandro Mazzari per Matematica e il prof. Paolo Emilio Taviani poi divenuto ministro, per Storia e Filosofia. Dopo la maturità scientifica conseguita il 20 maggio 1943, ho frequentato il Corso Teologico presso il Seminario Vescovile di Asti terminato con l’Ordinazione sacerdotale il 29 giugno 1947. Dopo l’ordinazione ho frequentato la Facoltà di Architettura al Politecnico di Torino, laureandomi il 31 luglio 1953 con una tesi contemplante il progetto di un complesso parrocchiale in zona Mirafiori per 18.000 abitanti comprendente la chiesa, la casa canonica, l’oratorio, il salone-teatro e i campi sportivi. Tornato ad Asti, nel settembre 1953 ho iniziato il mio impegno in Curia Vescovile come componente la Commissione Diocesana Arte Sacra e in seguito suo presidente […] Con il benestare e l’incoraggiamento dei vescovi ho anche esercitato la professione di architetto esclusivamente per gli enti ecclesiastici, cosa sempre fatta con spirito di gratuità richiedendo solo mi fossero rimborsate le spese vive, cosa che spesso avveniva generosamente, altre volte no […] Il maggior lavoro edilizio si è sviluppato negli Anni ‘50 e ‘60 del Novecento. C’era da recuperare il tempo perduto per causa della guerra e c’era da far fronte alla forte espansione urbanistica avvenuta in quegli anni. Sono state restaurate chiese, case canoniche, dipinti ecc. e anche edificate nuove costruzioni parrocchiali facilitate dal contributo statale. In questo periodo di ripresa si è inserito il Concilio Vaticano II, che ha portato notevoli novità nella liturgia e di conseguenza nella struttura delle chiese.

 

Il Concilio e quegli altari girati osteggiati dal vescovo Cannonero

 

Mons. Giacomo Cannonero vescovo di Asti dal 1952 al 1977

 

L’attesa delle conclusioni del Concilio e la loro applicazione, per noi allora giovani preti, era un argomento vissuto con entusiasmo, nella certezza che l’aggiornamento programmato da papa Giovanni XXIII fosse davvero un’apertura verso il popolo dei fedeli. Per noi cattolici di Asti le cose non furono molto facili, avendo allora come Vescovo Mons. Cannonero, molto tradizionalista, e poco presente alle assemblee conciliari, tacito col clero circa le discussioni tenute in aula, mentre altri vescovi ne parlavano abbondantemente con i loro sacerdoti. Anche le applicazioni pratiche furono assai osteggiate a cominciare dagli altari volti verso i fedeli, dalle casule, dai tabernacoli non più sull’altare e via di seguito […] La prima volta che si riuscì, per modum actus, a far celebrare il vescovo verso il popolo, fu alla benedizione della nuova chiesa di Nostra Signora di Lourdes, alla Torretta, ove l’altare maggiore era in legno fatto per il salone parrocchiale mentre funzionava da chiesa e poteva quindi essere usato dai due lati […] Mons. Cavanna venne nel 1971 come ausiliare e amministratore apostolico con diritto di successione. Con lui, vescovo dal 1977, le cose cambiarono, perché molte cose che con Cannonero si facevano in nero, […] con Mons. Cavanna il Concilio si applicò alla luce del sole veramente con molta serenità di tutti. Così continuò quando Mons. Cavanna ci ha lasciati prematuramente e venne vescovo nel 1980 Mons. Sibilla che, essendo ingegnere, aveva vedute larghe e pratiche, e quindi con competenza poteva esprimere un parere. Il cardinale Pellegrino, Arcivescovo di Torino, aveva emanato precise disposizioni per la ristrutturazione dei presbiteri, e anche nella nostra Diocesi ci si è adeguati a tali disposizioni. Ho sempre cercato, nella ristrutturazione dei presbiteri, di salvare gli altari, che nelle chiese barocche fanno parte integrante dell’ambiente. Gli altari volti al popolo molte volte si sono fatti con pannelli di legno antichi di recupero, altre volte di marmo che si intonassero alla chiesa. Purtroppo alcune volte si sono trovate soluzioni improprie.

Il sacerdote architetto era anche un appassionato di sbalzo in rame (archivio Giorgio Sancassan)

 

Le relazioni con le Soprintendenze sono sempre state di fattiva collaborazione […] Tanti interventi si sono programmati a voce con scarsi sopralluoghi, per cui di molte pratiche si troverà poca documentazione negli archivi. Ricordo con simpatia alcuni Soprintendenti: Mesturino (il cui figlio era mio compagno di corso ad architettura), Checchi, Giorgio Lambrocco, Franco Mazzini, Elena Ragusa, Rossana Vitiello, Nicola de Liso. Cristina Lucca…Ho avuto una particolare collaborazione con la dott. ssa Noemi Gabrielli (l’avevo già conosciuta a Torino), la quale personalmente faceva i sopralluoghi in tutto il Piemonte. Come ho scritto, oltre alla segreteria della Commissione Diocesana Arte Sacra e la direzione dell’Ufficio Tecnico Diocesano, nel contempo insegnavo alcune discipline nel Seminario Vescovile ove abitavo. Nel 1960 i miei genitori sono venuti ad abitare ad Asti, e allora sono andato ad abitare con loro. Nell’ottobre 1961 fui incaricato dell’insegnamento della Religione presso l’ITIS Artom ove sono rimasto fino al 1984. Nell’Istituto si è formata una conferenza scolastica della San Vincenzo, intitolata al papa Giovanni XXIII; nei primi tempi aveva sede presso l’Istituto medesimo, poi ebbe sede in Via San Martino in locali della Confraternita di San Michele; nel 1975 con la donazione alla San Vincenzo dell’ex orfanotrofio Casa Nazaret di Via Carducci 85, proprio qui ha preso la nuova sede e ha fondato il primo Centro Sociale per Anziani della città. Sono stato assistente del Consiglio Centrale della Società di San Vincenzo de’ Paoli dal 1959 al 1983, dimessomi per motivi di salute. Dal 1984 in poi ho collaborato all’attuazione delle norme dettate del riformato Concordato fra Italia e Santa Sede. Sono stato responsabile dell’Ufficio Diocesano Beni Culturali e Ufficio Tecnico fino al 2005, quando ho scambiato i miei impegni con l’architetto Fabrizio Gagliardi e l’ho aiutato fino alla sua prematura morte l’8 aprile 2011.»

 

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