martedì 25 Giugno, 2024
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Made in Asti

Dalle viti per i dentisti alla vite che aiuta a restar giovani

A Portacomaro un polo di ricerca d’avanguardia
Eccellenze made in Asti, tutto quello che viene dalla nostra città per andare in tutto il mondo con ottimi risultati.

Pochi sanno che a Portacomaro vengono trattate ogni anno centinaia di migliaia di viti speciali destinate all’implantologia odontoiatrica e, ancora meno immaginano che nella stessa azienda, si stia sviluppando un progetto che, partendo dagli scarti di produzione del vino, ricchi di polifenoli, arriva a produrre creme anti invecchiamento. Sorprese del made in Asti.

 

La giovane storia della Nobil Bio Ricerche

L’ingegner Giorgio Iviglia mentre esegue analisi nei laboratori dell’azienda di Portacomaro

 

La Nobil Bio Ricerche è nata da un grande sogno, quello di Marco Morra, cuore e testa dell’azienda di Portacomaro, che dentro questo lavoro ha saputo portare le sue passioni: l’attaccamento alle colline del Monferrato, la vocazione per la chimica e l’amore per colei che oggi è sua moglie e la sua socia, Clara Cassinelli.

Era ancora un liceale quando nella sua testa l’idea di creare un’attività ad alto contenuto tecnologico in un ambiente assolutamente naturale iniziava a prendere forma.

Trascorsi a Torino gli anni dell’università (facoltà di Chimica per Marco, Scienze biologiche per Clara), nel 1987 la coppia va a lavorare all’Istituto Donegani di Novara, avanzatissimo centro dell’Eni che all’epoca dava lavoro a centinaia di giovani ricercatori provenienti da tutta Italia e dall’estero.

«Là tutti ci insegnavano qualcosa – ricorda Morra –, da tutti imparavamo. Ciò che siamo diventati lo dobbiamo a quell’esperienza».

In quel contesto, Clara era felice: la ricerca pura, i viaggi all’estero tra studi, conferenze, congressi. Ma dal punto di vista di Marco, Novara aveva un difetto: lì non c’erano le colline.

Così nel 1993 i due tornano nell’Astigiano, precisamente a Villafranca, dove intraprendono una strada nuova.

Daniele Venturini, patron della Nobil Metal, conosceva Marco Morra, la sua determinazione; per questo non ebbe remore nel firmare la garanzia per il prestito della banca necessario a dare il via all’impresa.  L’azienda di Venturini all’epoca era nel suo momento di massimo successo: eppure quello era un settore in cui si faceva poca ricerca, tanto che le leghe odontotecniche che la Nobil Metal produceva non avevano neanche una propria classificazione merceologica, rientravano semplicemente tra i gioielli.
Venturini aveva intuito che i tempi sarebbero cambiati a breve, che la ricerca avrebbe fatto la differenza; diede fiducia a Morra e da una costola della Nobil Metal, in alcuni locali dell’azienda, nacque e si stabilì la Nobil Bio Ricerche.

Fu così che Marco e Clara entrarono nel campo degli impianti dentali.

«Abbiamo avuto la fortuna di lavorare da subito in un settore in grande crescita, – spiega Morra – quello dell’implantologia orale che si è affermata negli anni Novanta ed ha avuto subito una grossa propulsione, anche in temini culturali. Prima gli impianti avevano una concezione meccanica, erano appannaggio di aziende micromeccaniche che costruivano viti in titanio. Viti precise, ma nulla di più. Le multinazionali straniere iniziavano invece a introdurre trattamenti superficiali su queste viti, irruvidendole in modo controllato per stimolare maggiormente le cellule del tessuto osseo. Questo rendeva gli impianti più performanti».

Qui la specializzazione nella Chimica di superficie di Marco fu fondamentale, e con Clara studiarono trattamenti in grado di influenzare al meglio il comportamento delle cellule nella fase dell’impianto. «A quel punto arrivarono da noi produttori da tutta Italia entusiasti dei nostri studi e delle nostre relazioni. Però subito dopo ci chiedevano chi avrebbe potuto mettere in pratica i risultati delle ricerche che avevamo presentato».

Titolari, ricercatori e operatori della Nobil Bio Ricerche

 

Fu la domanda dei clienti, insomma, a trasformare quella della Nobil Bio Ricerche da un’attività di analisi a una di produzione.

Ben presto i locali di Villafranca divennero troppo piccoli per la loro attività e Marco e Clara si spostarono a Portacomaro, assorbendo le quote sociali di Venturini. La Nobil Bio Ricerche aveva iniziato a camminare interamente sulle proprie gambe.
All’inizio, almeno fino al 2000, erano solo loro due. Poi via via sono arrivati i collaboratori. Oggi alla Nobil Bio Ricerche, ospitata in una moderna sede, con soluzioni architettoniche d’avanguardia e laboratori completamente asettici, lavorano in 19, giovani e giovanissimi, provenienti principalmente dall’Astigiano. Marco Morra si occupa della parte chimica legata al trattamento superficiale, Clara Cassinelli ne valuta l’effetto biologico: due servizi che difficilmente si trovano in un’unica azienda. Questo per i loro clienti costituisce un grande vantaggio e un significativo risparmio di tempo. La Nobil Bio Ricerche tratta in un anno circa 800.000 viti da impianto a un valore medio di cento euro a vite. Le aziende specializzate le rivendono poi ai singoli studi dei dentisti e quelle viti così speciali sulla parcella spesso decuplicano di valore.

«Un giorno però – prosegue Marco Morra – abbiamo pensato che con il solo trattamento degli impianti dentali la nostra azienda era totalmente dipendente da terzi, in definitiva dalla bravura commerciale dei nostri clienti. Soprattutto, se per molti anni abbiamo potuto contare sulla rendita di conoscenza che ci derivava dal nostro passato di ricercatori, oggi la concorrenza delle multinazionali è sempre più accanita. Allora abbiamo deciso di pensare al nostro futuro in un’altra chiave. Ci siamo impegnati a creare qualcosa che dipendesse interamente da noi e, pur restando nell’ambito della chirurgia orale, abbiamo sviluppato una serie di prodotti complementari, a partire da un materiale per la rigenereazione ossea. Il leader di mercato è oggi un materiale ceramico ricavato dall’osso bovino, noi invece ne proponiamo uno di partenza sintetico».  Non solo: analizzando le strade che si stavano aprendo nel mondo della ricerca, si sono imbattuti in molti articoli che parlavano del ruolo dei polifenoli nella rigenerazione ossea e in molti altri ambiti medicali. Fare uno più uno, per loro che sono nati e vivono immersi in uno dei più bei paesaggi vitivinicoli del mondo, non è stato certo difficile.

 

Nasce l’associazione Innuva per sviluppare l’utilizzo degli scarti del vino

Alla Nobil Bio Ricerche si investe ogni anno tra il 10 e il 15% del fatturato in ricerca e nuova tecnologia: in foto lo strumento per analisi di spettroscopia fotoelettronica a raggi X (XPS)

 

Così qualche anno fa è nata Innuva, associazione senza scopo di lucro che si pone come obiettivo la generazione di una rete di imprese ed enti di ricerca accomunati dall’interesse nello sfruttamento delle proprietà delle molecole che si ottengono dagli scarti della lavorazione dell’uva.

A oggi questi scarti hanno un valore quasi nullo: possono essere usati come fertilizzanti e biomasse e le vinacce servono alla produzione di grappe e distillati. Spesso addirittura questi scarti rappresentano un costo aggiuntivo per il loro smaltimento.

Ma in realtà contengono un “tesoretto” di molecole polifenoliche, con un ruolo fondamentale nel regolare i processi di invecchiamento cellulare e i processi infiammatori dovuti ai radicali liberi grazie alle loro proprietà antiossidanti. Questi polifenoli possono tuttavia trovare applicazione in svariati settori produttivi: dal biomedicale al farmaceutico come molecole terapeutiche, dal nutraceutico all’alimentare come integratori, per arrivare fino al settore del benessere come coadiuvanti per prodotti cosmetici, del tessile e delle energie rinnovabili in quanto molecole coloranti e fotosensibili.

Dell’associazione fanno parte, oltre alla Nobil Bio Ricerche, Angiologica (azienda attiva nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie innovative per la produzione di protesi per ernioalloplastica, ginecologia, incontinenza e altre applicazioni), Cascina Ronco (azienda agricola monferrina), Fratelli Durando (azienda agricola di Portacomaro), Gruppo di Ricerche Avanzate Per l’Enologia (uno spin-off accademico dell’Università di Torino), Lica (ricerca, sviluppo e produzione di prodotti cosmetici per la cura del viso e del corpo), PGG Scientific (consulenze, formazione professionale e sviluppo di sistemi aziendali ad aziende biomedicali), Tenuta La Pergola (azienda vitivinicola dell’Astigiano) e Zero Scrap (start-up innovativa che si occupa della valorizzazione dei sottoprodotti ad alto valore aggiunto della filiera agroalimentare).

 

Ecco Poliphenolia che propone creme per la pelle

Vinacce (residuo di vinificazione di uve Barbera dell’azienda Durando di Portacomaro) essiccate, triturate e pronte per l’estrazione di polifenoli

 

Non solo. Nel 2015 i Morra hanno dato vita a Poliphenolia, azienda che dalle bucce e dai semi dell’uva usati per la vinificazione estrae polifenoli per produrre creme antinvecchiamento.

Un progetto giovane, che fa capo a vigneti selezionati come quelli dei “vicini di casa” dei fratelli Durando: produttori che condividono una visione della natura e del territorio e sono pronti a fare sistema.

Con gli anni insomma il sogno di ragazzo di Marco Morra si è trasformato in reale visione imprenditoriale.

Oggi questa visione va oltre: «Vorrei portare avanti la tradizione agricola e quella vinicola in particolare delle nostre terre aprendo alle nuove possibilità nascoste in queste molecole: il passato certamente non si rinnega, ma si può andare oltre. Siamo nelle terre del vino, con nuove conoscenze possiamo creare nuovo valore».

 

Scheda azzurra

Fatturato: 2 milioni e mezzo di euro

Quota export: il 20% dei prodotti è venduto direttamente all’estero.

L’80% a clienti italiani che lo vendono a loro volta in tutto il mondo.

Dipendenti: 19

Sede: Via Valcastellana, 28, Portacomaro

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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