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Dal Museo Lapidario del 1999 al nuovo polo di Sant’Anastasio con la sezione egizia ecco le anticipazioni dei progettisti

Quelle polemiche per l’apertura della porta in corso Alfieri

Dopo complessi interventi di scavo archeologico, restauro conservativo e opere edili e
impiantistiche, il Museo Lapidario – ampliando quanto realizzato negli Anni ’80 – riapre nel settembre 1999, offrendo uno spazio espositivo in cui il contenitore e il contenuto si fondono in una passeggiata archeologica che si sviluppa nel piano seminterrato del Palazzo del Collegio dove, esempio piuttosto raro nella museografia nazionale, i visitatori possono
vedere “esposti in loco” i resti non decontestualizzati della chiesa romanica di Sant’Anastasio e della sua cripta.

Il percorso si snoda su passerelle realizzate con strutture in acciaio e piano di calpestio in
grigliato agibili anche ai soggetti a ridotte o impedite difficoltà motorie.

L’intervento ha purtroppo richiesto lo smantellamento di quanto realizzato alla fine degli Anni ’70 poiché l’area è stata interessata da un approfondito scavo archeologico.

L’allestimento precedente e il merito di aver “musealizzato” la cripta, che ha poi portato alla
successiva sequenza di scavi archeologici, sarà documentato nel nuovo allestimento in una struttura espositiva dedicata all’evoluzione del progetto di valorizzazione. Come un libro aperto sulla storia antica del nostro passato, il visitatore scende sotto terra dall’ingresso
realizzato sul corso Vittorio Alfieri, per riscoprire e rivivere l’emozione di un sito archeologico “a scavo aperto” e, facendosi guidare nelle stratificazioni delle architetture che
si sono succedute, approfondisce la storia del complesso religioso.

Non possiamo in quest’occasione non ricordare le incredibili polemiche che hanno caratterizzato l’apertura della porta sul corso Alfieri. Lettere, articoli sui giornali, tremende critiche e pettegolezzi nei “salotti buoni” della città.

Poi il funzionario della Soprintendenza competente approvò il progetto, la porta fu aperta e fu costruita la scala di accesso. Oggi risulterebbe piuttosto difficoltoso immaginare questo
museo senza questo ingresso. I lavori, che si svilupparono attraverso più lotti funzionali,
portarono alla realizzazione di interventi particolarmente complessi di scavo archeologico,
restauro conservativo, opere varie edili e impiantistiche e di allestimento museale ed espositivo che hanno restituito alla città non solo un “museo aperto a tutti”, ma soprattutto un sito valorizzato di notevole importanza storica, architettonica e artistica, che anche
per le scelte progettuali adottate si colloca tra gli interventi “fiore all’occhiello” della Città di Asti.

Di forte capacità attrattiva, anche per la presenza di una sala conferenze e di un deposito archeologico per attività di pulitura e restauro dei reperti. Tra gli interventi degni di nota e innovativi, la realizzazione di una sezione per ipovedenti e di una sala didattica con vasca
di scavo simulato costituita da riproduzioni di tombe romane e relativi corredi funerari, parte di una domus, con pavimentazione a mosaico su calidarium e un focolare protostorico con le buche di palo della capanna.

Un Museo Archeologico privo di una sala didattica toglie agli studenti dei vari gradi scolastici la possibilità di provare una forte emozione. Si visita il museo, si vedono gli scavi
archeologici, si vedono i reperti restaurati e ben presentati nelle vetrine e poi …. No! Non si esce, ma si entra nella sala didattica dove magicamente si diventa archeologi per un giorno.

Parallelamente il cantiere è stato gestito a livello innovativo nell’immagine comunicativa
e partecipativa nei confronti della città. Abituati da sempre a considerare i cantieri “un luogo segreto”, inaccessibile, quasi proibito e di conseguenza stimolati a penetrare questo mistero “scannucciando” attraverso le recinzioni, ma nondimeno non potendo aprirlo a tutti per motivi di sicurezza, fu deciso di “portare il cantiere fuori”. Venne quindi allestito lungo la via Goltieri un monoblocco didattico dove la cittadinanza poteva essere informata su che
cosa stava avvenendo “dentro”: un video collegato a una telecamera mobile permetteva di volta in volta di assistere alla realizzazione delle opere più significative, partecipando
giornalmente all’avanzamento dei lavori.

Insieme al cantiere della Torre Troyana prima e delle Antiche Mura poi, ha rappresentato il realizzarsi del primo “piano di comunicazione” attivato in città come miglioria offerta dall’impresa che realizzava gli interventi. Infine, considerata la localizzazione del museo che
si sviluppa su una superficie di oltre mille metri quadrati al piano seminterrato di un palazzo storico a prevalente destinazione scolastica, una delle problematiche che sono state affrontate è stato lo studio dei percorsi e dei flussi di pubblico, in prevalenza scolaresche, in rapporto alle uscite di sicurezza.

La riorganizzazione dei percorsi distributivi con la realizzazione del nuovo ingresso
su corso Alfieri, l’installazione dell’elevatore a cabina per disabili nel cortile interno, il tutto integrato dal sistema delle vie di fuga, sono stati progettati tenendo presenti le necessità di adeguamento del museo alle norme di prevenzione incendi e l’opportunità di garantire, in ogni caso, la permanenza delle condizioni di sicurezza compatibili con l’uso pubblico.

La sala espositiva dedicata ai reperti lapidei provenienti da palazzi e caseforti medioevali.

Una nuova casa per la signora delle ninfee e gli altri reperti egizi

 

In ultimo, l’allestimento museale ed espositivo, sobrio ed essenziale, è stato progettato
contestualmente agli interventi di restauro conservativo e adeguamento impiantistico
dei locali e ciò ha permesso di elaborare un progetto caratterizzato da soluzioni tecnologiche ed estetiche che dialogassero in modo armonico.

Nell’ambito delle scelte effettuate, al fine di ripristinare la conformazione volumetrica delle
sale espositive valorizzando la tessitura muraria degli ambienti in mattoni a vista senza creare corpi tecnologici aggiunti che creassero disturbo all’esposizione dei reperti in mostra, tutta la parte impiantistica di illuminazione ambientale e di sicurezza, di telesorveglianza, diffusione sonora, antifurto, è stata convogliata in apposite canaline in ferro a disegno
posizionate nel centro delle volte e a quota dell’imposta, nel totale rispetto della volumetria dei vari locali.

Entrando nel museo si percepisce come prima sensazione la bella architettura dell’edificio: le pareti e le volte in mattoni a vista, il pavimento in pietra ci portano lentamente indietro nel tempo. Gli scavi archeologici documentano un passato che stupisce, così come gli importanti reperti lapidei esposti sul perimetro dei locali, per non turbare la volumetria delle sale.

sarcofago femminile – la signora delle ninfee – particolare (XXI dinastia)

Sicuramente il fascino e la bellezza del sito hanno superato la nostra immaginazione. Con gli interventi di completamento in progetto sarà possibile ultimare il percorso espositivo su oltre 1400 metri quadrati e tutto il piano seminterrato sarà finalmente destinato a ospitare il Museo di Sant’Anastasio.

Nei nuovi locali recuperati verranno sistemati i materiali del Museo Archeologico oggi allestito nel Complesso di San Pietro, compresi i preziosi reperti egizi. Le collezioni
civiche saranno integrate con parte dei reperti conservati nel deposito del Museo e con parte dei materiali che verranno trasferiti ad Asti dai magazzini dei Musei Reali di Torino.

Degno di nota il fatto che nel nuovo allestimento verrà dato particolare risalto alla sezione egizia, soprattutto ai tre sarcofagi tra cui quello femminile (la Signora della ninfee, vedi Astigiani 24, giugno 2018), raro per iconografia. I lavori in progetto sono stati preceduti da
un accurato scavo archeologico che ha interessato tutti i locali oggetto dell’ampliamento.

Possiamo anticipare l’importante ritrovamento di un muro di notevole sezione di epoca romana che sarà conservato a vista. Il nuovo museo riserverà grandi emozioni: vi aspettiamo a fine lavori.

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Roberto Nivolo e Sonia Bigando

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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