mercoledì 19 Agosto, 2026
HomeInsegne senza ruggineDa tre generazioni fanno cantare il forno a San Damiano
Insegne senza Ruggine

Da tre generazioni fanno cantare il forno a San Damiano

La panetteria della famiglia Canta, un supermarket concentrato in neanche 30 metri quadrati di profumi e colori.

Più che una vetrina o un’insegna, quella bottega è un’abitudine. Lo è per gli abitanti di località Castelnuovo. Lo è per quelli di San Giulio. Lo è per chi vive a San Damiano. E lo è anche per chi, tutti i giorni, guida sulla statale verso Ferrere. La panetteria Canta è lì da oltre un secolo. Dal 1914. Vive per un gioco di passaparola. Altroché Facebook. L’idea è di essere a un bel passo prima dei social. Anche nello stile di vita.

C’è Antonio Canta che si alza alle 2 di notte e aspetta l’alba lavorando al forno. C’è Renata, la sorella. Grembiule bianco e un lieve profumo di vaniglia. C’è Delfina, la mamma. Da sessant’anni, ogni mattina, fa un passo da casa a bottega. C’è Roselda, la commessa. Ascolta e sorride paziente dietro il banco da nove anni. Fu nonno Antonio ad avviare l’attività di famiglia. In quel tormentato inizio di Novecento era solo un forno: «Le donne – ricorda Delfina avendo sentito mille volte i racconti dello suocero – venivano a piedi; chi abitava più lontano con carro e cavallo. Tutte avevano con sé l’alvà, la pasta già lievitata, solo da reimpastare e far cuocere. Alcune si portavano le fascine delle viti potate per alimentare il fuoco e risparmiare quelle poche lire sulla cottura del pane». Il capostipite partì per la guerra. Nonna Giuseppina restò sola. Sei lunghi anni in cui tenne aperto il forno con la tenacia di una donna contadina d’altri tempi. 

Antonio Canta con la mamma Delfina e la sorella Renata

 

Fu il figlio Giuseppe a ereditare mestiere e forno. Negli Anni ’50 rinnovò il forno e volle l’insegna di quella bottega che è ancora lì. Con Antonio e Renata, è arrivata la modernità, un po’ di tecnologia con le impastatrici e un altro forno ancora, ma l’arte del pane è ancora quella del nonno: «Ho iniziato nell’80 dopo il militare – dice il panettiere. Ho frequentato la scuola di arte bianca, ma a fare il pane mi ha insegnato papà. Ancora oggi lo faccio come lo faceva mio nonno un secolo fa». Da tre generazioni, la specialità della panetteria Canta è il gressiot, la grissia monferrina di pasta dura. Tanta crosta, poca mollica e una lievitazione lenta e naturale: «Utilizzo sempre lo stesso lievito madre, la chiamiamo la “biga” – spiega Antonio – ha l’età della bottega: l’impasto viene fatto alla sera prima perché bisogna dare il tempo alla pasta di fare la “levata”. È il segreto di un buon pane artigianale». Antonio è scrupoloso. Quasi pignolo. Lo sa bene Renata, che sorride di questa precisione del fratello. Nel forno tutto brilla, anche il pavimento. Guai a toccare una volta in più i grissini appena sfornati o le paste di meliga o i turcet, tutte specialità della famiglia Canta. “Poche cose, fatte bene” per riassumere la filosofia. 

Pane, grissini, focaccia e biscotti si vendono in bottega. C’è di tutto. Un supermarket concentrato in neanche 30 metri quadrati di profumi e colori. La panetteria, ma anche il banco salumi e formaggi, l’angolo della pasta, il reparto detersivi, la sezione olio, aceti, sale, salse. E quello che nei market difficilmente trovi: le ginevrine colorate nelle burnie di vetro, la pasta al cioccolato bianco-nero Ghana da tagliare a fette, la mitica magnesia Tortoroglio. «Ma soprattutto una cosa non si trova al supermercato: qualcuno che ti ascolti» dice Renata. «Oltre alla qualità del pane, tanti nostri clienti vogliono scambiare due parole. E non solo gli anziani!».

Grissini per gli chef e occasioni di lavoro aperte ai più giovani

Le specialità dei Canta non si fermano nei confini di San Damiano: i grissini volano ogni settimana a Barcellona e sono i preferiti da molti chef stellati tra l’Astigiano e le Langhe. «Ci sarebbe tanto lavoro e un futuro per i giovani ma più nessuno vuole fare il panettiere: è un lavoro faticoso, sa, non si dorme la notte!» aggiunge l’uomo del forno di San Giulio. «Quando abbiamo cominciato noi c’erano 12 forni a San Damiano, tra il centro e le frazioni. Oggi siamo rimasti in due». Renata e il marito Beppe, dipendente Saclà, non hanno figli. Antonio sperava in quel suo ragazzo, ma Mauro ha scelto un’altra strada: si è fatto prete. Ha 28 anni ed è il vice parroco di San Pietro ad Asti città. 

Mamma Delfina, ogni giorno in bottega

 “Ho insegnato ai bambini dell’oratorio come si fa il pane” 

«All’inizio sono stato un po’ spiazzato: è una scelta importante – ammette Antonio – ma l’ho visto deciso. Oggi sono contento e orgoglioso di lui». Don Mauro partecipa alla vita della famiglia e della bottega portando ogni tanto i bambini dell’oratorio a fare il pane. Impastano, ridono, inventano. Una volta è venuto anche il vescovo Francesco Ravinale. «A Natale mi ha anche portato a vedere la Terra Santa» dice papà Antonio. Zia Renata non l’ha convinta: lei, in aereo, non vuol saperne di salire. Antonio, invece, è curioso. Ama il suo forno, ma gli piace anche vedere il mondo. «A Gerusalemme sono entrato in una panetteria e ho comprato un po’ di pane. Volevo vedere come lo facevano anche là». Strizza l’occhio. Sorride. Alza le spalle. Sembra pensare: «È più lavoro o passione?» Chissà.  

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

Fiammetta Mussio

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

3,917Mi PiaceLike
0FollowerFollow
0IscrittiSubscribe

GLI ULTIMI ARTICOLI CARICATI

IN EVIDENZA

La collina di Spoon River – settembre 2021

Bruno Nattino  21 novembre 1931 - 14 giugno 2021 Calciatore e allenatore di calcio   La mia è stata una vita colorata dalle maglie da calciatore che...

La regina gentile della finanziera

Il mondo della ristorazione piemontese ha perso una delle cuoche più rappresentative e carismatiche: Maria Lovisolo del ristorante Violetta di Calamandrana. Era una donna gentile...

La collina incantata di Lele Luzzati

Becchi gialli e occhi roteanti, le variopinte creature alate di Lele Luzzati volteggiano libere su cieli siderali in sbiechi fendenti e curiose quadriglie: fantasia...

Sconosciuto “Gattopardo” astigiano

Il romanzo Gran mondo 1866, stampato a Varese nel 1967 dall’Istituto di Propaganda Libraria di Milano con il sottotitolo “vicenda piemontese dell’Ottocento”, è pressoché...

Freschi di stampa

Annibale Barca. Il Nemico, di Davide Del Popolo Riolo, edizioni Watson, 2021, pp. 136, 12 euro Annibale, condottiero delle guerre puniche, trasportato nel futuro, in...

Ritorno a Nietzsche, il filosofo che non ammette il definitivo

Claudio Cavalla, docente di filosofia allo Scientifico Vercelli di Asti, ha affrontato la figura difficile di Nietzsche. Complessa dal suo modo di scrivere, gli strani...

Il cardinale che passeggia tra alberi e animali a Vinchio

“Celebro in versi ciò che incornicia la nostra umile giornata, la natura, gli animali di casa e la mia amata Vinchio”. Giovanni Lajolo è...

I ricordi di chi è rinato attraverso la liberazione

Io c’ero, il titolo. Adelia Pastene Gerbi è una figura importante, per questo sulla copertina del libro c’è un bel viso, sorridente, con una...

CONTRIBUISCI A QUESTO ARTICOLO

INVIA IL TUO CONTRIBUTO

Hai un contributo originale che potrebbe arricchire questo articolo? Invialo ora, saremo lieti di trovargli lo spazio che merita.

TAG CLOUD GLOBALE

TAG CLOUD GLOBALE
INVIA IL TUO CONTRIBUTO

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE