Claudio nasce il 17 settembre 1964 a Scurzolengo, in una famiglia di contadini monferrini che da Cioccaro di Penango si erano trasferiti in regione Monterovere, in una cascina con campi e vigne. Dopo poco vanno ad abitare nella grande casa in regione Mezzena sulla strada per Portacomaro, fatta costruire dal padre con la cantina adiacente: il luogo di lavoro di tutta la famiglia.
Frequenta l’Istituto Agrario Penna di Asti. Il pullman dell’Agraria portava i ragazzi dei paesi dalla stazione alla scuola e viceversa. I compagni lo ricordano come un ragazzo ironico, pronto a scherzare con tutti. Diventa amico inseparabile di Gino Scaglia, di Costigliole, un ragazzo dal fisico minuto e seri problemi cardiaci.
La sua morte nel 1981 è il primo grande dolore nella vita di Claudio e ne colpisce la sensibilità. Si diploma nel 1985 come agrotecnico e sa che il suo futuro sarà nelle vigne e tra le botti. L’azienda di famiglia cresce così come il marchio Sant’Agata. Il Grignolino “Miravalle” è tra i più ricercati, lo apprezzano anche in Giappone. E poi ci sono la Barbera d’Asti “Baby”, il Ruché “Na vota” e tanti altri vini. Ogni bottiglia racconta una storia.

Ogni anno a febbraio, la cantina ospita amici e clienti per la fagiolata di Sant’Agata. Se è una giornata tersa sembra di poter toccare le montagne. Claudio la definisce una festa rock. Ama la musica e la poesia, legge e scrive di filosofia, raccoglie negli anni una biblioteca con migliaia di volumi. Uno dei pochi vignaioli ad avere in casa più libri che bottiglie.
Si sposa in Austria e diventa papà di Eleonora. Poi la separazione e la vita che a volte sembra una strada in salita con troppi tornanti. La sua vena artistica non si ferma: usa e colora anche i tondi e le doghe delle botti, dando vita a suggestive sculture enoiche. Dipinge su supporti diversi con uno stile molto personale a forti tinte, con frasi in italiano, inglese e latino.

Claudio non c’è più dal 17 maggio 2020, ma è rimasto nel cuore di tanti. Verrà ricordato il 17 settembre 2021, giorno del suo compleanno alla vineria ristorante “Il Cicchetto” di via Garetti gestita dal fratello Franco e dalla nipote Altea. Nella serata a lui dedicata verranno letti alcuni suoi scritti e si degusteranno i suoi vini. A far da colonna sonora le musiche che gli piacevano di più, in particolare questa canzone di Adriano Celentano: «… sono partito poi così d’improvviso che non ho avuto il tempo di salutare, istantebreve, ancora più breve se c’è una luce che trafigge il tuo cuore. L’arcobaleno è il mio messaggio d’amore, può darsi un giorno ti riesca a toccare, con i colori si può cancellare il più avvilente e desolante squallore. Son diventato, sai, tramonto di sera e parlo come le foglie di aprile, e vivrò dentro ad ogni voce sincera e con gli uccelli vivo il canto sottile e il mio discorso più bello e più denso esprime con il silenzio il suo senso».







































