All’indomani della disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917), alla disordinata ritirata di soldati del Regio Esercito si aggiunsero anche decine di migliaia di civili italiani delle terre “irredente” che temevano il ritorno degli austriaci.
Il soldato astigiano Giuseppe Bonifacio, del 37° battaglione di milizia territoriale, in quei giorni tragici non era più di scorta nelle immediate retrovie del fronte ai nemici austro-ungarici fatti prigionieri, ma era anch’egli nella fiumana di soldati italiani in ritirata che si intrecciava con la fuga dei civili. Una carovana che si allungava per chilometri: colonne di carri carichi all’inverosimile accoglievano vecchi, donne, bambini e i loro poveri fardelli.
Bonifacio aveva la divisa ancora pulita, a dimostrazione che non arrivava dalla prima linea. Il 37° aveva il compito di scortare quella povera gente oltre la linea del Piave.
Maria Di Giusti, nata 23 anni prima a Povoletto, un paese vicino a Udine, era su uno di quei carri con la mamma Luigia e la sorella Virginia, che aveva appena partorito una bella bimba, Norina, di padre ignoto. Fuggivano senza meta e forse anche senza futuro. Profughi tra i profughi.
In questo viaggio della disperazione non v’è prepotenza di armi, né forza d’armati: c’è però una piccola freccia, scoccata da Cupido, che colpisce al cuore Giuseppe e Maria. Le tre donne e la neonata non hanno mariti e padri a
difenderle. Se fossero rimaste in Friuli per gli austriaci sarebbero state, come è avvenuto per molte, “preda di guerra”.

Mamma Luigia riesce a farsi destinare con le figlie e la nipote in Piemonte. Una scelta condizionata dall’incontro con il soldato del trentasettesimo battaglione di milizia territoriale? È probabile.
In pieno inverno del 1917 arrivano in Asti. La città è carica di freddo, gelo e neve. Nel gennaio del ’18 due avvenimenti segnano la vita della famiglia Di Giusti: Maria è in dolce attesa, la sorella Virginia perde la sua bambina Norina di quattro mesi il 31 gennaio 1918.
Il primo alloggio astigiano è in via San Martino 22, nel cuore del centro storico. Prendono la residenza astigiana e il 5 luglio 1918 nasce Luigina. Si legge dall’atto di matrimonio di Bonifacio Giuseppe e Di Giusti Maria celebrato il 9 settembre 1918, due mesi prima che la guerra finisse: «Gli sposi alla presenza degli stessi testimoni hanno esposto altresì che dalla loro unione naturale nacque il cinque luglio dell’anno corrente una bambina denunciata a questo Ufficiale dello Stato Civile e registrata al progressivo numero 163, parte prima, ufficio primo, col cognome di Di Giusti e il nome di Luigina e mi hanno dichiarato che col presente atto la riconoscono quale propria figlia agli
effetti della sua legittimazione».
Dunque, il soldato Bonifacio Giuseppe, come si diceva allora, “si assume le sue responsabilità”, riconosce la figlia e sposa quella giovane donna che aveva visto per la prima volta tra i profughi di Caporetto.

Facciamo un salto di qualche decennio. Rocco Bonifacio, nato nel maggio del 1945 è il figlio del fratello di Giuseppe. Il soldato della ritirata è suo zio. Rocco è persona conosciutissima in Asti. Chi è un po’ avanti negli anni certamente lo ricorda come attivo volontario della Croce Verde e infermiere all’ospedale e ancor più per la caratteristica “testa rossa” sulla quale spesso scherza.
È un astigiano generoso e pieno di energia. Il 20 maggio 2014 ha ricevuto
la medaglia per i cinquant’anni di servizio nella Croce Verde. Agli amici ricorda quello che può essergli stato raccontato sulle vicende militari dello zio e conferma: «I miei zii senz’altro si erano conosciuti nella disfatta di Caporetto. Le date dicono quello».
Si fa più nitida e sicura la sua memoria visiva: «Zio Giuseppe lo ricordo vagamente perché è morto giovane. Era più vecchio di mio padre e anche più
giovane di qualche anno di zia Maria. Aveva i capelli rossi come me, non molto alto; anche mia zia Rina aveva i capelli rossi e se non vado errato doveva essere gemella».
«Della Di Giusti ho il ricordo perché siamo sempre stati in contatto, diciamo
che ci ha quasi allevati lei … La zia Maria me la ricordo bene, era una bellissima donna. Abitava con zio Giuseppe in piazzetta San Brunone nei pressi di via Varrone, poi è andata ad abitare in via Giobert. Ha lavorato tanti
anni alla Way Assauto».


Non vi è più memoria della mamma e della sorella Virginia che compare come madre sull’atto di morte della figlia Norina. Non si conosce la causa del decesso della piccola e se fu seguita da medici e personale sanitario.
Nulla si sa da quel tragico 31 gennaio 1918. A quei tempi imperversava l’epidemia di Spagnola. Chissà. Rocco ricorda anche il padre: «È stato richiamato come i ragazzi del 99, era nel terzo Alpini. Non aveva ancora diciotto anni. Tornato dalla guerra, oltre al regolare lavoro, faceva il trovarobe e il facchino quando c’erano gli spettacoli al Teatro Alfieri. Contribuiva agli
allestimenti di scena e quando c’era il varietà … Giovanni Pastrone, il grande regista di Cabiria, era amico con mio padre, con mio zio Giuseppe erano amiconi».
Rocco scava ancora nei ricordi: «Dei parenti di zia Maria ho conosciuto le
sue figlie, mie cugine: Clara, Giovanna, Daria. Clara, la prima, era pettinatrice
in via Giobert. Maria è morta anziana a fine Anni Settanta ed è sepolta ad Asti
insieme al marito».
E Di Giusti Luigina, figlia di Maria, concepita in Veneto e nata in Asti, riconosciuta da Giuseppe Bonifacio? «Di questa Luigina non ho mai sentito
parlare…però chissà».
La figlia di Caporetto è come una bellissima fata di cui nulla si sa, fuori della sua bellezza. È stata frutto di un amore nato durante giorni di tragedia e di morte, fata per pochi mesi, i primi della sua vita, poi in Clara Bonifacio ha ritrovato la vita, la nuova vita.
Si deduce che la variazione anagrafica è stata compiuta sui registri con ogni
probabilità all’atto del riconoscimento e per sempre Luigina è diventata Clara, fino alla fine dei suoi giorni.
Nel cimitero di Asti una lapide la ricorda come Clara Bonifacio (1918-2001), e
la fotografia mostra i suoi capelli rossi. Rocco Bonifacio, al quale dobbiamo i
preziosi ricordi di questa storia lontana, è morto nell’ottobre del 2020.








































