Tra le tante lapidi dedicate ai caduti della lotta partigiana che, dal 1943 al 1945, contribuì a liberare l’Italia dal nazifascismo, ce n’è una particolare, posta al lato della ex statale 10 nella doppia curva in fondo al rettilineo dopo Quarto, dove la strada scollina per scendere poi a Castello di Annone.
Gli automobilisti di passaggio spesso neanche la notano. Quella lapide ricorda la morte nella primavera del 1945 di sette giovani partigiani. Era il 17 marzo, la guerra sarebbe f inita dopo poco più di un mese. Lungo la strada da Quarto a Castello d’Annone la lapide che ricorda la strage del 17 marzo 1945 e quella con i nomi di altri 37 caduti della Brigata autonoma di Rocca d’Arazzo È morto qualche anno fa. Dato l’allarme i partigiani, che avevano base a Mongardino, decisero di andare a recuperare i corpi dei loro compagni uccisi caricandoli su un carro agricolo.
Li portarono in paese, tra sconforto e rabbia. Arrivarono alla chiesa di San Rocco, dove il medico di Montegrosso, dottor Pia, redasse i certificati di morte e le salme furono composte. La notizia fece il giro della zona e venne comunicata via radio anche agli Alleati. Otto giovani “ribelli” – una pattuglia della Brigata autonoma Rocca d’Arazzo della II Divisione Langhe – in quella mattina di fine inverno stavano rientrando da una perlustrazione verso il Tanaro, spostandosi per i sentieri collinari.
Sul loro cammino incontrarono alcune donne che raccoglievano la prima insalata nei campi e uno di loro rallentò il passo per parlare con una ragazza. Dirà che la aiutò a cercare violette. Sono giovani, si sorridono, hanno voglia di vivere e veder finire la guerra, tornare liberi. Ma la guerra non è ancora finita e poco distante nell’aria echeggiano raffiche di mitra. Alcuni fascisti della “Muti”, camuffati da contadini al lavoro nelle vigne, colgono di sorpresa i partigiani in fila indiana e li falciano senza pietà. Poi si allontanano, temendo l’arrivo di altri partigiani.

Fu proprio il giovane scampato per puro caso al massacro a portare la notizia agli altri compagni di lotta. Si chiamava Renzo Zuccaro, era di Repergo di Isola. Dopo la guerra, trovò lavoro nel Cuneese. Qualche giorno dopo, mentre il parroco don Alfredo Bianco celebrava i funerali, due caccia inglesi sorvolarono il paese a bassa quota. Fecero cadere dall’alto una coroncina di fiori: molti pensarono a un’incursione e la gente si spaventò temendo un mitragliamento.
Solo dopo fu chiarito che quel volo radente voleva essere un omaggio ai caduti. Poco dopo la fine della guerra, in quella gola tra Quarto e Castello di Annone – che la gente aveva cominciato a chiamare il “passo della morte” – accanto alla strada venne creata una rientranza nella collina dove una lapide ricorda i nomi di quei sette giovani partigiani volontari della libertà: Luigi Bottallo, Michele Brignone, Giuseppe Dal Forno, Luciano Massobrio, Dorino Parola, Sergio Prete e Giulio Torta. Sotto i loro nomi è poi stata apposta anche una lapide più grande con i nomi di altri 37 partigiani caduti durante la Resistenza, appartenuti alla stessa Brigata autonoma Rocca d’Arazzo, definiti “fratelli della giusta rivolta”.











































