Settembre, mese di vendemmia e di Douja d’Or. Ma esattamente mezzo secolo prima del 1967, anno di inizio della rassegna promossa dalla Camera di commercio, il Comune di Asti lanciò le sue feste vendemmiali, che possono essere considerate anche antesignane del Festival delle Sagre. Il faldone, custodito nell’Archivio storico comunale, porta la data 1927.
Dopo i fasti della fine dell’Ottocento con le grandi esposizioni enologiche del 1891 e del 1898 (vedi Astigiani 25, settembre 2018), c’erano state la Grande Guerra e la terribile epidemia di fillossera che aveva devastato le vigne. C’era bisogno di un rilancio anche promozionale e, dopo la prima Mostra campionaria dei vini piemontesi promossa ad Asti nel 1924, si arriva appunto al 1927. È in questo contesto che in Asti hanno origine le “Feste Vendemmiali”.
Ne stabilisce l’organizzazione il podestà Guido Mancini. Nominato il 22 marzo 1927 (resterà in carica poco più di un anno), l’8 agosto 1927, anno V dell’era fascista, Mancini emana un provvedimento avente per oggetto “Trasferimento della Fiera Autunnale Feste vendemmiali”, motivando la volontà di anticipare a settembre i festeggiamenti autunnali, di consuetudine in ottobre, e aggiungere a essi una celebrazione della vendemmia, in considerazione de «…l’utilità di far conoscere e apprezzare i principali prodotti delle nostre terre richiamando altresì i laboriosi agricoltori della Regione Astigiana all’apprezzamento di tutte le industrie agricole integrative…».

Il podestà sottolinea che «la fiera autunnale svoltasi in passato nell’ultimo martedì di ottobre non riuscì mai ad affermarsi […] e che sarebbe bene indire detta fiera all’inizio della vendemmia per efficacemente contribuire ad avvicinare produttori e compratori e facilitare la conclusione di contratti a tutto vantaggio del locale mercato delle uve…».
In accordo con il Sindacato fascista Agricoltori e la Federazione fascista dei Commercianti, si stabilisce che detti festeggiamenti abbiano il titolo di “Feste Vendemmiali 1927”. Il programma, consistente in più eventi, ne prevede lo svolgimento dal 18 al 25 settembre, in un periodo prossimoalla festa nazionale fascista del XX settembre.
In apertura, domenica 18, un “corteo vendemmiale” di carri allegorici riproducenti scene di vendemmia e di vita campestre, fatti storici, colture e manifatture tipiche dell’Astigiano: possono parteciparvi tutti i Comuni dell’ex circondario di Asti, le associazioni di categoria, le ditte e le società. L’ispirazione del futuro Festival delle Sagre è evidente.
Durante i festeggiamenti hanno inoltre luogo una mostra delle vetrine e dei negozi, una mostra-esposizione dei prodotti locali, una mostra “granaria e viticola” (attrezzi e macchine agricole), un’esposizione di avicoltura, una grande fiera e mostra bovina, un’esposizione canina, una corsa ciclistica, una mostra didattica circondariale (con premi agli alunni più meritevoli) e uno spettacolo pirotecnico.
A sostenere le spese della manifestazione concorrono la Cassa di Risparmio di Asti, la Federazione Fascista dei Commercianti, la Provincia (di Alessandria, di cui Asti all’epoca faceva parte), la Città di Moncalvo, la succursale di Asti della Banca d’Italia, singole ditte e aziende locali.
Il Comune di Asti, che fin dalla delibera originaria aveva stabilito una partecipazione economica nei limiti delle sue disponibilità di bilancio, provvede al pagamento della mostra didattica per un importo di lire 2.080 a fronte di un bilancio consuntivo di spesa di lire 108.728,60. Nel programma del corteo è previsto che sfilino, oltre ai carri allegorici, «contadinelle e contadini in costume […] cantanti, inni e canzoni in dialetto astigiano». Fra tutti i partecipanti è bandito un concorso volto a premiare coloro che «meglio avranno saputo interpretare lo spirito della festa facendosi maggiormente ammirare per originalità e bellezza».

Riceveranno, pari merito, la medaglia d’oro i comuni di Dusino San Michele, Montegrosso, Canelli, il sindacato degli orticoltori astigiani e la frazione di Pontesuero. L’organizzazione di festeggiamenti vendemmiali tanto grandiosi risponde all’esigenza di promuovere l’attività vitivinicola astigiana ma intende anche inneggiare a quella sana e robusta ruralità che, insieme al mito della famiglia e della patria, costituiva ilnucleo dell’ideologia fascista e dunque, come indicato nel programma cartaceo, «dimostrare il progresso dell’agricoltura, la meravigliosa organizzazione della campagna e lo spirito squisitamente fascista che la anima».
Tant’è che a partire dal 1930 verrà istituita da Roma la “Festa dell’uva”, una festa nazionale più strutturata in varie sedi che, anche ad Asti, si sostituirà all’esperienza delle “Vendemmiali 1927”. In quegli anni arrivò pure la prima legge a tutela dei vini tipici e si favorì la nascita dei Consorzi in chiave corporativa. Quelli dell’Asti spumante e del Moscato d’Asti furono tra i primi nel 1932 (vedi Astigiani 2, dicembre 2012). Ma qui interessa sottolineare che già nel 1927 Asti giocò d’anticipo rispetto ad altri comuni e territori e si mosse sulla valorizzazione della coltura della vite e la cultura del vino, tema che è rimasto a ispirazione del Settembre astigiano.
Per saperne di più
Archivio Storico del Comune di Asti, Serie: AP – lettera D, Deliberazioni Podestarili, Mostre e fiere.











































