La corona e lo scudo sono in tutti gli stemmi
Lo stemma come elemento di identità che affonda le sue origini nella storia o viene creato prendendo spunto da collegamenti anche più recenti.
Colori e simboli che diventano quelli della città e del paese in una galleria dove non mancano le curiosità. In una domenica dello scorso ottobre alla trasmissione “Che tempo che fa” Luciana Littizzetto ha scherzato, alla sua maniera, su alcuni degli stemmi più strambi e curiosi adottati dai Comuni
italiani. Non sono mancate repliche stizzite.
Astigiani nelle prossime pagine propone una colorata carrellata araldica
tra gli stemmi dei 118 Comun della provincia. Questi simboli comunali
avrebbero dovuto essere tutti riprodotti in ceramica nel salone del Consiglio
provinciale, ma l’esposizione si è fermata a 57.
Andando a curiosare meglio si scopre che su alcuni è raffigurato un leone
rampante o una stella, in altri una torre, una pianta, un pesce oppure un’aquila. In altri ancora c’è soltanto una croce oppure una lettera e qualcuno non ha simboli, ma soltanto bande colorate, spesso argentate. È questo il riassunto che emerge da un colpo d’occhio generale ai 118 stemmi degli altrettanti Comuni della Provincia di Asti.

Senza addentrarsi troppo nei complessi tecnicismi dell’araldica e delle sue
descrizioni difficilmente comprensibili, diventa curioso analizzare gli stemmi
uno ad uno per comprendere ciò che presentano. Dietro a ciascuno di essi c’è
un significato, a volte nascosto, che può essere stato ricavato da elementi o fatti storici del Comune, senza tralasciare un pizzico di fantasia. Ogni stemma rivela, infatti, una simbologia, non casuale, ma precisamente dettata da scelte compiute in tempi più o meno recenti.
Si può scoprire che un determinato elemento è tratto dallo stemma della
famiglia che in quel paese ha dominato per secoli, oppure che il castello
riprodotto oggi non è più presente perché raso al suolo durante una battaglia. E ci sono anche riferimenti a Santi, prodotti agricoli, animali, monumenti o elementi naturali del territorio.
In molti stemmi, spesso sotto la punta dello scudo, si legge il motto che può raccontare ulteriori frammenti della storia del Comune o collegarsi a ciò che è raffigurato nello stemma stesso. Gli elementi che non possono mancare
in uno stemma sono lo scudo e la corona. Il primo deve comparire con
determinate proporzioni e la corona è differente per Comune, Città o Provincia.
Le regole per la realizzazione di uno stemma sono state ridefinite dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 gennaio 2011 che illustra l’iter che un Comune deve seguire per raggiungere l’approvazione ufficiale, definita
tecnicamente “concessione”, ottenuta con l’emanazione di un decreto del
Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, poi trascritta nel Libro araldico degli Enti territoriali e giuridici, documento ufficiale conservato all’Archivio centrale dello Stato.
Le origini degli stemmi astigiani sono varie: alcuni risalgono al Medioevo,
inalterati o corretti successivamente, altri erano già stati pubblicati in antichi
documenti o raffigurati in palazzi e chiese, ma qualcuno è stato invece creato negli ultimi vent’anni. Una scelta, quest’ultima, che ha consentito ai Comuni che ne erano privi di poter impreziosire la carta intestata, i timbri o la facciata del Municipio, ma soprattutto di essere dotati di un emblema che li distinguesse nei secoli a venire.
Simboli comunali
Napoleone cambiò lo stemma di Asti poi tornò il motto di San Secondo
Di Pippo Sacco
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, sentita la Consulta Araldica, con provvedimento dell’11 dicembre 1889, ha riconosciuto ufficialmente al Comune di Asti il suo stemma civico: lo scudo di
rosso alla croce d’argento, cimato da corona comitale ed accostato da due rami di palma di verde, decussati sotto la punta e legati di
rosso.
Il motto, scritto sopra una lista bifida e svolazzante, recita: Aste nitet mundo Sancto Custode Secundo. (Asti risplende nel mondo per merito del suo santo custode Secondo).
Venne così definita una tradizione ben documentata, da cui si era scostato, con una composizione araldica arbitraria, lo stemma dato da Napoleone il 20 luglio 1811.


Durante la dominazione francese lo stemma tradizionale di Asti era stato ridotto nella metà inferiore del campo, dove attorno alla croce d’argento due dei quattro rettangoli rossi diventarono azzurri. La parte superiore del campo fu divisa a metà: a sinistra, la “N” di Napoleone e una stella su fondo azzurro, a destra, su un fondo nero, tre lance in oro.
La storia dello stemma comunale segue quella dei liberi comuni medioevali che iniziarono ad adottare stemmi in concomitanza con il
loro affermarsi come personalità giuridiche e con il raggiungimento di una autonomia politico-amministrativa.
Si può quindi far risalire la nascita dell’araldica comunale agli anni intorno alla Pace di Costanza (1183). Nelle città medioevali lo stemma civico si caricò di un forte valore ideale: era il simbolo della comunità e un emblema con cui il Comune affermava il proprio status giuridico.
Gli stemmi dei più antichi comuni piemontesi presentano una omogeneità di figure e colori che non è casuale. Asti, come altre località, adotta una croce, evidenziata dalla bicromia rosso e argento.
Alle spiegazioni storiche fornite in passato, che mettevano in relazione la sua origine con le Crociate o con l’autorità vescovile, sono subentrati studi moderni che mettono in relazione la croce dei Comuni italiani con lo stendardo crociato dell’Impero. La città fu strettamente legata all’Impero, dal quale ottenne importanti riconoscimenti commerciali, finanziari e giurisdizionali.
A partire da un sigillo del 1270 rappresentante San Secondo a cavallo con un vessillo crociato fino al Codex Astensis, costante è la presenza di una bandiera, più che di uno stemma. L’insegna astigiana più antica, infatti, per un lungo periodo è stata una bandiera, trasformatasi poi in uno stemma, riprodotto su vari supporti: monete, sigilli e carte, come quella della città del Theatruum Statuum Sabaudiae del 1682.
Va notato che lo stemma fu modificato in alcuni momenti storici. Oltre che da Napoleone nel 1811, nel periodo fascista, a partire dal ’28, lo stemma venne affiancato dai fasci littori, scomparsi con la
Liberazione del 25 Aprile 1945.
A Palazzo Mazzetti l’opera di Baussano per celebrare la costituzione della Provincia del ’35
Agli stemmi dei Comuni della Provincia di Asti è dedicata una galleria di Palazzo Mazzetti.
Nel 1937, poco prima dell’inaugurazione della Mostra d’Arte Astigiana prevista per il mese di novembre, l’artista astigiano Ottavio Baussano aveva infatti dipinto la tavola “Asti alla metà del secolo XIV”, collocata appunto nella galleria del palazzo barocco di corso Alfieri.

Oltre a questa opera, come fregio superiore delle pareti della galleria, si possono notare 66 stemmi riprodotti per celebrare la costituzione della Provincia di Asti, avvenuta due anni prima.
Colline e grappoli per la Provincia dopo un concorso finito in nulla
Di Alessandro Sacco
La Provincia di Asti ha dovuto attendere tre anni dalla sua costituzione prima di poter vantare uno stemma, concesso soltanto nel 1938, e addirittura 19 anni per il gonfalone, approvato nel 1954.
Due anni prima della data ufficiale del 15 aprile 1935 che sanciva l’istituzione del nuovo ente, più precisamente nel 1933, il Comune di Asti aveva incaricato lo storico Niccola Gabiani di verificare se in tempi passati fosse stato adottato uno stemma riconducibile al territorio.

L’esito negativo della ricerca di Gabiani rese necessaria l’indizione da parte della Provincia, nel maggio 1936, di un concorso tra artisti invitati a presentare “bozzetti di stemmi e gonfaloni i cui simboli valgano a sintetizzare e a rappresentare la Provincia di Asti, rispetto alle tradizioni del proprio territorio e all’era in cui è stata ricostituita”. In palio un premio in denaro di 500 lire.
Ciascun partecipante avrebbe dovuto realizzare al massimo due bozzetti accompagnati da una breve relazione illustrativa e da un motto. Tra i partecipanti non venne però individuato alcun vincitore
e il 12 novembre 1936 fu chiesto a tre artisti astigiani di presentare ulteriori bozzetti: Giovanni Rosa, Gesualdo Ragona e Ottavio Baussano.

Continuarono la selezione soltanto Rosa e Ragona, ma i loro ulteriori bozzetti non furono ancora ritenuti adatti dalla giuria composta dal Vicefederale Giovanni Bosco, dal Presidente dell’Unione Professionisti e Artisti Carlo Ballario, dallo storico Niccola Gabiani, dal docente e scrittore Agostino Barolo, dall’incisore e fiduciario del
Sindacato Belle Arti Carlo Caratti con Benito Piattelli, segretario provinciale dell’Artigianato.
Il 28 gennaio 1937 Rosa e Ragona vennero comunque dichiarati
vincitori ex aequo del concorso e premiati con 400 lire ciascuno; un ulteriore premio di 200 lire fu assegnato a Baussano.
La soluzione si trovò incaricando un nuovo artista che, partendo dai bozzetti presentati da Rosa e Ragona, avrebbe dovuto realizzarne uno che fondesse simboli e caratteristiche dei precedenti.
Venne scelto Federico Gandolfi, torinese, cui andò un compenso di 500 lire. Il 28 marzo 1938 fu firmata la concessione dello stemma in cui si legge anche la descrizione araldica. Oltre alla croce d’argento in campo rosso, due pali con tralci di vite (uno con uva bianca e l’altro con uva rossa) e sfondo collinare, era inizialmente raffigurato anche un fascio littorio, poi rimosso con la Liberazione.
Per saperne di più:
Lo stemma e il gonfalone della Provincia di Asti, Aldo Gamba, Il Platano 2015
Provincia. Nascita, vita e requiem di un ente, Aldo Gamba, Astigiani n.2
Sono solo 57 gli stemmi in ceramica nel Salone Consiliare della Provincia
Nel 1985, nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantenario della costituzione della Provincia di Asti, ha preso il via il progetto di raffigurare in ceramica policroma gli stemmi di tutti i Comuni dell’Astigiano, allora 120, sulle pareti del salone consiliare del palazzo di piazza Alfieri.
Si è iniziato con lo stemma della Provincia, quello del capoluogo e quello di Serole, il paese più piccolo.

Pochi anni più tardi sono stati posizionati gli undici stemmi, realizzati in ceramica dipinta dalla Ernan di Albisola, relativi ai Comuni di Canelli, Bubbio, Montabone, Baldichieri, Agliano, Castell’Alfero, Montechiaro, Costigliole, San Damiano, Villanova e Castagnole Lanze.
Nell’estate del 1998 ne sono stati aggiunti altri venti e, probabilmente per ragioni economiche, l’ultima serie si è fermata nel 2002, lasciando l’operazione incompleta con un totale di 57 stemmi.
I comuni soppressi dopo l'unità d'Italia
E nel 1929 Asti ingloba San Marzanotto, Serravalle, Sessant, Vaglierano
Bagnasco d’Asti nel 1928 aggregato a Montafia
Castelvero rinominato nel 1863 in Castelvero d’Asti e accorpato nel
1928 a Piovà
Castiglione rinominato nel 1863 in Castiglione d’Asti e nel 1929
aggregato ad Asti
Cocconito nel 1875 aggregato a Cocconato
Colcavagno nel 1998 e aggregato a Montiglio e Scandeluzza in Montiglio Monferrato. Nel 1928 era stato soppresso per accorpamento con Rinco in Scandeluzza e poi ricostituito nel 1947
Marmorito nel 1929 per aggregazione di una parte con il nuovo Comune di Passerano Marmorito e di una parte con Aramengo
Mondonio nel 1929 per aggregazione con Pino d’Asti in Castelnuovo
d’Asti
Montiglio nel 1998 e aggregato a Colcavagno e Scandeluzza in
Montiglio Monferrato
Passerano nel 1929 e aggregato a Primeglio-Schierano e al capoluogo di Marmorito in Passerano Marmorito
Primeglio-Schierano nel 1929 e aggregato a Passerano e al capoluogo di Marmorito in Passerano Marmorito
Quarto rinominato nel 1863 in Quarto Astese e nel 1876 aggregato ad Asti
San Marzano Moasca nel 1947 e frazionato per ricostituzione di
San Marzano Oliveto e di Moasca
San Marzanotto nel 1929 e aggregato ad Asti
San Michele rinominato nel 1863 in San Michele d’Asti e aggregato nel 1928 a Dusino in Dusino San Michele
San Paolo rinominato nel 1863 in San Paolo della Valle e soppresso nel 1928 per aggregazione con Solbrito in San Paolo Solbrito
Scandeluzza nel 1998 e aggregato a Colcavagno e Montiglio in
Montiglio Monferrato
Serravalle rinominato nel 1863 in Serravalle d’Asti e nel 1929
aggregato ad Asti
Sessant nel 1929 e aggregato ad Asti
Solbrito nel 1928 per aggregazione con San Paolo della Valle in
San Paolo Solbrito
Vaglierano nel 1929 e aggregato ad Asti
Villa Corsione nel 1947 e frazionato per ricostituzione di Corsione e di Villa San Secondo
Dal 2023 uniti Moransengo e Tonengo
Dal 1° gennaio 2023 i comuni di Moransengo e Tonengo si sono uniti nel comune di Moransengo Tonengo.
Ultimo aggiornamento: 2 3 2026












































