Contro la calvizie una pomata al grasso d’orso

L’avventura della pubblicità sulla carta stampa nel mondo astigiano ebbe inizio nel 1861. Il “Cittadino” riservò un piccolo spazio a fine giornale alla farmacia Caratti per propagandare il “Balsamo per piaghe sifilitiche o cancerogene, composto dalla signora Piccinino Elisabetta, infallibile per guarire in 15 gg …”. Era nata la réclame alla francese che ben presto in piemontese divenne reclam con la “e” pronunciata ben aperta.

La trippa in umido del Vecchio Salera

Era inconfondibile l’ingresso del “Vecchio Salera”. Meta del pranzo domenicale delle famiglie-bene astigiane, era anche uno status-symbol per coloro che, dopo anni di privazioni, erano animati da quel desiderio di rivalsa e di abbondanza che iniziava a percorrere gli ultimi scorci degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta: un’aspirazione all’affermazione sociale che passava, tra l’altro, attraverso la frequentazione delle buone tavole.

La vendemmia a Passerano del bambino Carlo Fruttero

Adesso che riposa a Castiglion della Pescaia, noi astigiani che abbiamo amato il torinese Carlo Fruttero, autore con Franco Lucentini di pagine inconfondibili del vivere piemontese, ci teniamo stretta quella piccola terra monferrina che lo scrittore frequentò nella sua versatile esistenza.

Un astigiano tra Mazzini e Garibaldi

Negro Vittorio fu Secondo avvocato di anni 52 statura alta corporatura regolare capelli neri barba nera colorito naturale. Era amico personale di Mazzini e ne segue ora la dottrina. Molto accorto e anche insinuante. Così viene descritto l’avvocato Negro, nato a Valleandona nel 1825, in una comunicazione della sottoprefettura di Asti alla Prefettura di Alessandria sulle persone “pericolose” (1877) e conservata all’Archivio di Stato di Alessandria.

La drogheria delle meraviglie

Sono pochi, pochissimi a sapere a che cosa serve il “gesso morto di Bologna”. E hanno tutti più di 80 anni. Ecco la risposta: veniva usato, un tempo, per strigliare i buoi e rendere il loro manto più bianco prima di portarli in fiera. Occorre invece essere un ballerino di teatro o uno scalatore di alberi della cuccagna per conoscere la pece greca utilizzata per non scivolare. Forse però non basta essere un astigiano per sapere che li vende una piccola bottega nel cuore del Monferrato. È una “Premiata drogheria”.

Sei proprio un “maramau”

Questa parola indica in astigiano una persona poco affidabile, infida. L’origine è antica e deriva da Fabrizio Maramaldo, capitano di ventura originario di Napoli. Nel 1530, dopo la battaglia di Gavinana, uccise a sangue freddo il capitano del Popolo di Firenze Francesco Ferrucci, già ferito, che morendo gli urlò: “Vile, tu uccidi un uomo morto!”. Da allora maramaldeggiare significa prendersela cinicamente con chi non può difendersi.