giovedì 8 Dicembre, 2022

Memorie a tavola

Nella dispensa a fine inverno tra ciapùle e pum smujà

Immaginiamo una piccola proprietà contadina o un podere mezzadrile  –  la mezzadria fu abolita per legge solo nel 1964, mantenendo tuttavia i contratti già...

Selvatiche e appetitose ecco le erbe di campo da raccogliere e...

Chissà se nel negozietto di madama Beligambi, tra ceste di cavoli e patate, sedani e indivie, si vendevano in questa stagione sarsèt e pisacàn,...

Ricette della nonna per il pranzo di Natale

Teresa – classe 1920 – non c’è più, ma la casa di sua figlia Vittoria, oggi in corso Cavallotti, è affollata di ricordi della...

I salti dell’acciuga dai mari alle osterie

Il cibo portato al lavoro, uno dei simboli dimenticati della ripresa nel Dopoguerra

Nei “barachin” la cucina era povera e fantasiosa

Il cibo portato al lavoro, uno dei simboli dimenticati della ripresa nel Dopoguerra

Il gusto della Pasqua ebraica tra la buscadèla e i giochi...

Anche nel ghetto di Asti la popolazione seguiva riti e tradizioni bibliche legate al significato dei cibi

I Crova di Nizza tra noblesse e zuppa mitunà

Quarant'anni di cucina custoditi in trentotto taccuini

LA TRIPPA IN UMIDO DEL VECCHIO SALERA

Era inconfondibile l’ingresso del “Vecchio Salera”. Meta del pranzo domenicale delle famiglie-bene astigiane, era anche uno status-symbol per coloro che, dopo anni di privazioni, erano animati da quel desiderio di rivalsa e di abbondanza che iniziava a percorrere gli ultimi scorci degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta: un’aspirazione all’affermazione sociale che passava, tra l’altro, attraverso la frequentazione delle buone tavole.